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Ermini: «Non esiste una questione meridionale della Giustizia, ma…»

Il vicepresidente del Csm al convegno "A Sud della Giustizia", organizzato dal Consiglio Nazionale Forense a Reggio Calabria: «C'è la necessità di individuare e risolvere le specifiche criticità che incidono sull’efficienza della risposta giudiziaria al Sud nella direzione di un’armonizzazione della produttività e dei risultati»
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«Spero che il Parlamento approvi in tempi assolutamente celeri la riforma del Csm perché la scadenza del prossimo Consiglio di sta avvicinando a grandi falcate». Lo ha affermato il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, intervenuto in collegamento da remoto al convegno «A Sud della Giustizia», organizzato dal Consiglio Nazionale Forense nell’aula Quistelli dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

«Ci aspettano tempi e anni straordinari – ha detto Ermini – siamo in attesa della riforma del Consiglio superiore e dell’ordinamento, che non è solo la legge elettorale, c’è bisogno di una riforma perché si segni la cesura tra un passato e un futuro e noi lo stiamo chiedendo da tanti anni, ma non sono i magistrati che non vogliono la riforma, i magistrati possono solo chiederla, è il Parlamento che la deve proporre, scrivere, emendare e approvare. Questi anni straordinari che stanno per arrivare – ha aggiunto Ermini – saranno decisivi per il nostro Paese, la magistratura deve riscoprire i suoi valori e giorno per giorno responsabilmente dimostri la sua integrità, la sua autorevolezza e la sua credibilità. Come ricordava Stefano Rodotà, istituzioni e uomini non vengono più rispettati quando non appaiono rispettabili, la magistratura quindi riconquisti il rispetto dei cittadini perché non c’è democrazia senza una magistratura rispettabile e legittimata. I nostri magistrati – ha aggiunto – saranno certamente in grado di farlo perché la tutela della magistratura è la tutela dell’intera giurisdizione ed è quella che noi stiamo difendendo anche in Europa».

«L’efficienza del sistema giudiziario ha un’incidenza diretta sul buon andamento del sistema economico nazionale. Dalla durata dei processi civili e penali dipendono in buona misura l’attrattività degli investimenti, la vitalità delle imprese, il corretto funzionamento del mercato, in una parola la capacità del Paese di competere in una economia globalizzata. In questa ottica non esiste quindi una questione meridionale della Giustizia, esiste, però, la necessità di individuare e risolvere le specifiche criticità che incidono sull’efficienza della risposta giudiziaria al Sud nella direzione di un’armonizzazione della produttività e dei risultati», ha spiegato Ermini.

«Esiste la necessità – ha aggiunto  – di mettere a sistema le possibili cause e interferire sull’adeguatezza degli organici e sul tasso di scopertura, sulla riduzione del turn over sopra soglia, sulle carenze relative all’edilizia giudiziaria, sulle condizioni di lavoro degli operatori della giustizia, sull’incremento delle infrastrutture digitali, sulla migliore circolazione e conoscenza delle buone prassi e dei modelli organizzativi virtuosi sperimentati negli uffici giudiziari di tutti i distretti. I modelli organizzativi assumeranno tra l’altro particolare valenza – ha proseguito – per l’imminente messa a regime del nuovo ufficio per il processo, uno strumento strategico per il raggiungimento del grado di efficienza richiesto dagli obiettivi del Pnrr che richiede però innanzitutto un profondo cambio di mentalità nel magistrato». «È indubbiamente un dato di fatto che i problemi della giustizia scavallano criteri meramente geografici, accomunando in una poco virtuosa coesione territoriale un po’ tutte le regioni, e tuttavia al Sud vi sono delle specifiche, forse maggiori, criticità. Penso ad esempio all’edilizia giudiziaria, agli organici, al tasso di litigiosità, alla densità della criminalità organizzata. Questi portano a ritardi e gap di efficienza che sono superiori alla media nazionale».

Eppure «sono convinto – ha proseguito il vicepresidente del Csm – che i magistrati hanno ben compreso l’enorme potenzialità di questo progetto e sono pronti a mettersi in gioco, abbandonando un approccio alla giurisdizione solitario e individuale, per metabolizzare un nuovo metodo di esercizio della propria professione, di tipo collaborativo e di staff, che muova dalla presa d’atto che il sistema giustizia, al pari degli altri modelli e sistemi di erogazione di prestazioni pubbliche, è sempre più un meccanismo complesso ed integrato».

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