Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

È al 41 bis gli vietarono il libro di Cartabia, ora rischia la cecità

41 bis
Angelo Chiriaco, avvocato di Tommaso Costa detenuto a Viterbo, ha segnalato alla direzione del carcere la condizione di salute del suo assistito che da oltre un anno è in attesa di un intervento chirurgico
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

È recluso al 41 bis del carcere di Viterbo. Da oltre un anno è in attesa di un intervento urgente agli occhi, ma nonostante l’operazione fosse stata programmata e richiesta da tempo, è ancora in attesa. Parliamo di Tommaso Costa che, durante l’ultimo colloquio avvenuto con il suo avvocato Angelo Chiriaco, ha manifestato estrema sofferenza fisica.

Ha gravi patologie agli occhi e deve essere operato

Come ha segnalato l’avvocato stesso alla direzione del carcere Mammagialla di Viterbo, il recluso al carcere duro ha lamentato notevoli problemi agli occhi tanto è vero che, lo stesso, ha riferito all’avvocato di vederlo come un’ombra, non riuscendo più a distinguere in maniera nitida la sua persona. Il detenuto gli ha inoltre riferito di avere notevoli difficoltà nella deambulazione, non riuscendo più a mantenere un’andatura lineare e avendo necessariamente bisogno di appoggio per muoversi e camminare. Come si evince dai referti medici, questa situazione deriva sia dalla problematica alle sacche lacrimali sia da quella alla cataratta, che ormai da un po’ di tempo lo affliggono costantemente.

Tali circostanze, secondo quanto segnala l’avvocato al direttore del carcere di Viterbo, sulla scorta delle rimostranze manifestate durante il colloquio, «impone di dover valutare l’opportunità di sottoporre a intervento chirurgico il signor Costa, non sembrando più la terapia che lo stesso sta seguendo idonea a dare sollievo nonché miglioramenti del proprio stato di salute».

L’avvocato, quindi, chiede di voler attivare tutti i controlli propedeutici alla predisposizione di un intervento chirurgico agli occhi da eseguirsi presso la struttura sanitaria e – sottolinea l’avvocato – «a cui sembra ormai chiaro ed evidente che il detenuto Tommaso Costa debba sottoporsi con estrema urgenza, visto il lamentato ed evidente cattivo stato di salute». In alternativa, su espressa indicazione da parte del suo assistito, si rende anche disponibile alla segnalazione di idonee strutture presso le quali si possa effettuare l’intervento a totale ed esclusive spese del detenuto stesso.

Gli fu negato il diritto a leggere il libro della Cartabia e quello di Manconi

Parliamo del diritto alla salute, che evidentemente è costantemente violato nei confronti dei detenuti in generale, ma ancor di più per chi è al 41 bis. A questo si aggiunge il diritto all’informazione e alla cultura. Si tratta, infatti, dello stesso detenuto – come già riportato da Il Dubbio  – al quale l’autorità giudiziaria aveva negato – quando ancora non aveva problemi di vista – la lettura dei libri, tra i quali proprio quello a firma dell’attuale ministra della Giustizia Marta Cartabia. Il motivo? «Il possesso del libro metterebbe il detenuto in posizione di privilegio agli occhi degli altri detenuti, aumenterebbe il carisma criminale», si legge nel rigetto. Il pericolosissimo libro che avrebbe aumentato lo spessore criminale, è “Un’altra storia inizia qui” a firma della guardasigilli Marta Cartabia e Adolfo Ceretti, docente di Criminologia, nel quale si confrontano con il magistero del compianto arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini.

Non solo. Al detenuto al 41 bis gli hanno vietato anche l’acquisto del libro di Luigi Manconi e Federica Graziani “Per il tuo bene ti mozzerò la testa”. Anche in questo caso la richiesta di acquisto è stata respinta in quanto giudicata “non opportuna” dalla direzione del carcere. Puntualmente, la decisione è stata confermata dalla Procura. Due libri, insomma, considerati pericolosissimi in mano a un detenuto al 41 bis.

Roberto Giachetti aveva presentato una interrogazione parlamentare

Una storia raccontata dallo stesso Tommaso Costa che aveva inviato tutta la documentazione al parlamentare di Italia Viva Roberto Giachetti. Una vicenda riferita anche a Rita Bernardini del Partito Radicale. Ricordiamo che Roberto Giachetti aveva presentato una interrogazione parlamentare a risposta scritta per chiedere al ministro della Giustizia di adottare interventi di chiarimento normativo, «al fine di evitare interpretazioni palesemente arbitrarie, che si traducano nella negazione del diritto all’informazione dei detenuti».

Diritto alla salute e quello all’informazione, completamente compressi per chi vive recluso in 41 bis. Eppure, sulla carta, non dovrebbe essere un carcere duro. Lo ha spiegato molto bene Luigi Manconi nell’aprile del 2016 quando, da presidente della commissione dei diritti umani del Senato, ha condotto un’indagine su questo regime differenziato. Non dovrebbe essere definito un “regime duro”, perché la finalità non dovrebbe essere il massimo dell’afflizione, la pena più dura, la limitazione più acuta delle libertà e delle garanzie. Manconi è stato chiaro.

Il 41 bis ha solo lo scopo di impedire rapporti tra detenuti e criminalità esterna

Tutto questo non c’entra nulla con il 41 bis, che ha un solo scopo: quello di impedire i rapporti tra i detenuti e la criminalità esterna. La chiarezza proviene anche dal rapporto tematico sul 41 bis a cura del garante nazionale delle persone private della libertà. Partendo dai dati, oltre che dai resoconti delle visite alle singole sezioni a regime detentivo speciale, il Garante ha formulato diciotto raccomandazioni volte al miglioramento delle condizioni di attuazione della privazione della libertà in regime del 41 bis. Regime che lo stesso Garante invita a non definire mai quale “carcere duro”, concetto che «implica in sé la possibilità che alla privazione della libertà – che è di per sé il contenuto della pena detentiva – possa essere aggiunto qualcos’altro a fini maggiormente punitivi o di deterrenza o di implicito incoraggiamento alla collaborazione. Fini che porrebbero l’istituto certamente al di fuori del perimetro costituzionale».

Il caso Costa ricorda “La cecità” di Saramago

Ritornando al caso del detenuto Costa, il 41 bis non ha la finalità di indurlo alla “cecità”. Il pensiero va al libro di Saramago. Il romanzo, dal titolo “La cecità”, parla di una pandemia che ha fatto perdere la vista, rendendo tutti gli esseri umani improvvisamente spietati e vulnerabili. Una cecità che da noi viene indotta dalla retorica sul 41 bis, un regime che rischia di non conservare più alcun briciolo di umanità. Ma la finalità, sulla carta, non è quella.

Ultime News

Articoli Correlati