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Delitto di Chiavari, la donna accusata dopo 25 anni: «Con la morte di Nada Cella non c’entro»

Nuova svolta nel cold case rimasto irrisolto per 25 anni: per la procura di Genova Annalucia Cecere avrebbe ucciso la giovane segreteria per gelosia. Lei: «Fatemi pure il dna, non ho nulla da nascondere»
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«Io con quella storia non c’entro nulla. Fatemi pure il Dna, fate gli accertamenti che volete, non ho nulla a che vedere con quella ragazza. Non ho niente da nascondere». A gridare la sua innocenza è Annalucia Cecere, 53 anni, accusata dell’omicidio di Nada Cella a distanza di 25 anni dei fatti.

Il “cold case” di Chiavari, rimasto irrisolto per un quarto di secolo e archiviato nel 1998, è stato riaperto il maggio scorso: gli inquirenti fanno sapere di avere nuovi elementi, in particolare dna femminili e maschili trovati sulla camicetta della ragazza e sulla sedia dell’ufficio, insieme a una impronta papillare. Quindi la svolta: nel fascicolo degli indagati finiscono Annalucia Cecere, il commercialista Marco Soracco, e l’anziana madre Teresa Bucchioni, questi ultimi due per false dichiarazioni al pubblico ministero. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la donna avrebbe ribadito la sua estraneità ai pm di Genova che a luglio l’hanno sentita in procura come persona informata dei fatti, per poi notificarle un avviso di garanzia per omicidio volontario: la procura ipotizza che Cecere abbia ucciso la ragazza per gelosia, perché si sarebbe invaghita del commercialista. Nei giorni seguenti l’omicidio la donna aveva anche subito una perquisizione, per questo era stata indagata ma la sua posizione era stata subito dopo archiviata, non essendo emersi dai controlli elementi rilevanti.

«In tanti anni una spiegazione non sono mai riuscito a trovarla a quello che è successo. Ora spero che questo rappresenti una svolta decisiva nelle indagini», dichiara oggi Soracco, scagionato già nel ’98 insieme alla madre. «Io ho la coscienza a posto, ho cercato di vivere la mia vita, anche se si resta sempre al centro dell’attenzione – spiega. Certo ci sono state cose che mi ha fatto male leggere, come il fatto che io sarei stato invaghito di Nada o che avrei visto uscire l’altra donna dall’ufficio dopo i fatti». E a proposito dei suoi rapporti con Cecere, l’uomo fa sapere che si trattava di «una conoscenza solo superficiale. Ricordo che mi venne presentata da un conoscente come persona che frequentava. La incrociavo solo ogni tanto per strada». E Nada? «Era una ragazza riservata e professionale – racconta Soracco. Non avevamo confidenza. La speranza ora è che questa sia una svolta per le indagini. È giusto soprattutto per la sua famiglia dare una spiegazione a quello che è accaduto».

I fatti

Il 6 maggio 1996 la segretaria di un commercialista viene trovata senza vita nello studio di via Marsala 14, a Chiavari. La giovane è Nada Cella e ha 25 anni. L’aggressione si stima sia avvenuta tra le 08:50 e le 09:10 di mattina. Sulla scena del crimine non vi sono segni di effrazione o tracce di colluttazione. L’aggressione apparve da subito fulminea, ma efferata: un colpo dopo l’altro, senza tregua. Nada, agonizzante, ma ancora viva, venne trovata dal suo datore di lavoro, Marco Soracco, che quel giorno giunse in ufficio con una decina di minuti di ritardo, intorno alle 09:12.

Quando si accorse della giovane, riversa a terra in una pozza di sangue, si avvicinò per capire cosa fosse successo, le toccò il viso sporcandosi del suo sangue, e poi chiamò i soccorsi alle 09:15. Subito dopo telefonò a sua madre, che abitava con lui al piano superiore allo studio. I soccorsi arrivarono alle 09:20 e trovarono Nada distesa a terra, scossa da brividi in tutto il corpo, con gli occhi spalancati e sangue copioso che fuoriusciva dalla bocca, dalle orecchie e dalle varie ferite presenti su volto e corpo. Alle 09:30 l’ambulanza arrivò al pronto soccorso di Lavagna. Dopo alcuni disperati tentativi di salvarle la vita, Nada viene trasferita all’ospedale San Martino a Genova, dove muore alle 14:10. Fin da subito è stato difficile indagare in maniera precisa e coerente sul caso, poiché la scena del crimine fu alterata prima dai soccorritori (per posizionare Nada sulla barella spinale) e poi da Marisa Bacchioni, madre del Soracco la quale lavò, dopo essere passata da casa sua a recuperare l’occorrente, il vano ingresso dello studio, e le scale del palazzo, che si erano imbrattate del sangue di Nada trasportata dai soccorritori fino all’ambulanza.

Le piste

La prima persona a essere iscritta nel registro degli indagati fu proprio Soracco, ipotizzando fosse un corteggiatore respinto. Poi fu indagata una condomina dello stabile, paziente psichiatrica, affetta da schizofrenia con aspetti paranoici, ma venne in breve tempo scagionata. Alla fine, dopo aver seguito diverse piste, nel 1998 il caso viene archiviato con Soracco e sua madre scagionati. Ma nel 2005 si riapre il fascicolo, partendo dai diari della ragazza. Nel 2006 la Procura di Genova indaga per il delitto due muratori, coinvolti in un’inchiesta su un racket della prostituzione. Nel 2011 un ennesimo tentativo viene fatto con tre capelli che, però, non appartengono alla vittima. Ora, 10 anni dopo quel tentativo, la svolta con 3 avvisi di garanzia.

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