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“La Costituzione non odia”, piuttosto insegna come curare la febbre degli haters

La Costituzione non odia
"La Costituzione non odia" illustra anche le nuove risposte giuridiche alla violenza della rete. Il volume è promosso dalla Statale di Milano e dall'associazione "Vox".
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La Costituzione è contro gli odiatori singoli e in gruppo. Continua ad essere un faro in questa epoca di urlatori e violenti (a parole e con i fatti). È questo il filo conduttore del libro “La Costituzione non odia. Conoscere, prevenire e contrastare l’hate speech on line” (Giappichelli, pp. 256, € 32), pubblicazione del Dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale dell’Università degli Studi di Milano curata da Marilisa D’Amico e Cecilia Siccardi.

Il volume nasce dalla collaborazione con l’associazione Vox-Osservatorio Italiano sui Diritti, che ha fatto un lavoro sul campo attraverso il progetto della “Mappa dell’intolleranza” finalizzato a conoscere i fenomeni più diffusi di discriminazione, i mezzi attraverso i quali si consumano e la loro localizzazione. Punto focale l’odio on line, attraverso i social network ed altri strumenti tecnologici. Le curatrici ed il team di ricercatrici che hanno firmato i quindici capitoli del libro si soffermano sugli aspetti giuridici del contrasto al linguaggio dell’odio diffuso attraverso i social network, sull’evoluzione normativa e sul raffronto con le esperienze di altri Paesi, come la Francia, dove il tema della discriminazione è una ferita che si apre in continuazione.

Da dove nasce il titolo del libro? A spiegarlo sono proprio Marilisa D’Amico, ordinario di Diritto costituzionale e prorettore con delega alla Legalità nell’Università degli Studi di Milano, e Cecilia Siccardi, assegnista di ricerca in Diritto costituzionale nello stesso ateneo e ricercatrice di Vox-Osservatorio Italiano sui Diritti. «La Costituzione – evidenziano nella premessa del volume –, nata proprio con l’intento di reagire ad un drammatico passato di violenza e discriminazione, come dimostra l’attenzione prestata dai costituenti all’elaborazione degli articoli 2 e 3, non può in alcun modo legittimare l’odio. È, quindi, nel principio di uguaglianza e nella tutela dei diritti inviolabili dell’uomo che va rintracciata la ratio delle misure volte a contrastare l’odio e le discriminazioni, nonché il limite alla libertà costituzionale di manifestazione del pensiero, di cui all’articolo 21 della Costituzione».

Gli approfondimenti contenuti nel testo non sono destinati soltanto a un pubblico di accademici. L’ambizione è quella di far conoscere gli studi condotti con Vox-Osservatorio Italiano sui Diritti ad una platea più ampia possibile, a partire dai giovani, dagli studenti e dagli insegnanti. Senza tralasciare le associazioni e gli amministratori, che per primi dovrebbero dare sempre un buon esempio con comportamenti improntati all’equilibrio e alla moderazione. L’odio on line si combatte e neutralizza prima di tutto con un cambiamento culturale. Gli haters sono solo apparentemente dei “forti”. Sono in realtà soggetti senza coraggio, che il più delle volte dietro l’anonimato si sentono protetti, convinti di non essere scoperti e perseguiti. Nel volume si spiega pure come le autorità nazionali si sono attrezzate per monitorare una serie di fenomeni nati nei social network e dai quali si diffondono gli hate speech. Tutto viene affrontato e analizzato con accuratezza, dettaglio normativo e chiarezza espositiva.

Secondo Marilisa D’Amico, la Costituzione repubblicana è una valida barriera contro chi diffonde l’odio. E lo sarà ancora di più in futuro. I costituzionalisti partono da essa e la adattano alla quotidianità, caratterizzata dai crescenti fenomeni di odio sui social network. «Nonostante – afferma la professoressa D’Amico – la libertà di manifestazione del pensiero rappresenti certamente “la pietra angolare del nostro ordine democratico”, occorre chiedersi se la Costituzione possa rimanere indifferente di fronte alla crescita esponenziale di espressioni verbali a contenuto discriminatorio. La Costituzione, infatti, pur garantendo la libertà di manifestazione del pensiero non può in alcun modo legittimare l’odio».

Prima, dunque, di legislazioni di emergenza dettate da esigenze precise, la nostra Costituzione è il primo, grande argine contro le degenerazioni dell’intolleranza. È la Costituzione che «impone misure a carattere preventivo e, solo in casi di extrema ratio, cioè quando si dimostri che la parola può trasformarsi in azione di tipo violento, misure di tipo repressivo». Da qui un concetto molto chiaro che rafforza la coerenza del messaggio e del dettato costituzionale. L’odio e la discriminazione possono essere combattuti non solo a colpi di divieti e sanzioni, ma con virtuose politiche di inclusione e integrazione. Nel rispetto della legge per tutti. In una società in cui si realizza la piena affermazione dei diritti umani, il virus dell’intolleranza può essere congelato, e una società democratica può effettivamente basarsi su stabili fondamenta. Il libro è dedicato a Nedo Fiano, testimone dell’Olocausto, e nonno di Nannarel Fiano, autrice del capitolo dedicato al linguaggio dell’odio in Germania con il quale si apre la sezione sui modelli stranieri e le proposte di legge.

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