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Sicilia: Noi Rete Donne, rammarico per sentenza Tar su giunta maschile

"Nuove nomine non assolvono Sicilia"
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Roma, 8 ott. (Labitalia) – “Massimo rammarico nel ricevere all’esito di questa fase giudiziaria la sentenza n. 2744/2021 del Tar Sicilia – Palermo, sez. I, Presidente il Dott. Calogero Ferlisi ed estensore il dott. Sebastiano Zafarana, che non solo ha rigettato il ricorso delle Associazioni ma ha anche tralasciato di prendere posizione sulla incostituzionalità delle norme regionali arrivando anzi a non riaffermare la immediata cogenza degli articoli della Costituzione (i citati 3 e 51)”. Lo esprime in una nota Noi Rete Donne, network nazionale femminile impegnato da oltre 10 anni sul fronte della democrazia paritaria, che con le associazioni Ande – Associazione Nazionale Donne Elettrici, Ande Palermo, Ande Marsala, Arcidonna Onlus, Confcommercio Palermo, Confcommercio Provinciale Terziario Donna Palermo, Emily Palermo, Le Rose Bianche, insieme a singole elettrici, avevano adito il Tar Sicilia – Palermo per chiedere l’annullamento dei decreti di nomina degli assessori Scilla e Zambuto, in conseguenza dei quali la Giunta Regionale Siciliana era divenuta un organo istituzionale monogenere maschile.
La nota prosegue: “Il Tribunale – che tuttavia ha compensato le spese vista la novità della questione sottopostagli – ha liquidato la questione affermando che le nuove nomine in surroga nella Giunta regionale (su tre, una di una donna, l’assessora Baglieri) e la prossima entrata in vigore della L.R. 26/2020, siano sufficienti ad assolvere la Sicilia dal mancato rispetto della parità di genere nella vita democratica. Non la pensano così le ricorrenti”, sottolinea Noi Rete Donne.
Al centro del ricorso depositato nel febbraio di quest’anno e predisposto da un team di legali di chiara fama (Antonio Saitta del Foro di Messina, Antonella Ida Roselli del Foro di Bari, Massimo Clara del Foro di Milano, Eva Desana del Foro di Torino, con il contributo scientifico della professoressa Marilisa D’Amico della Statale di Milano), stava la richiesta di annullamento dei decreti suddetti “anche perché -spiega Noi Rete Donne- contrari al fondamentale principio di democrazia paritaria, come compimento del sistema politico rappresentativo e dell’equilibrio di genere nonché l’affermazione della immediata cogenza di questo come principio fondante di democrazia, in virtù del dettato costituzionale di cui agli articoli 3 e 51 e delle norme europee portate dagli articoli 21 e 23 dellla Carta di Nizza. Ciò in armonia altresì con i recenti documenti internazionali tra cui l’Obiettivo 5 traguardo 5 dell’Agenda ONU 2030 e con la Comunicazione della Commissione UE a guida von der Leyen “Verso un’Unione dell’uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025””.

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