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Toscana: ‘Valore Val d’Orcia’, in 30 anni +950% strutture ricettive

Il volume spiega un vero e proprio fenomeno che è anche economico e sociale
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Roma, 28 set. (Adnkronos/Labitalia) – La Val d’Orcia contava 47 strutture ricettive nel 1992, salite a 352 nel 2007 e a 489 nel 2019 per una crescita complessiva del +950%. Inoltre, nel 1992 le presenze turistiche nelle strutture ricettive della Val d’Orcia erano state 79.459; nel 2007 354.835, nel 2019 623.429 per un saldo positivo del +690%. Una crescita economica tangibile, destinata ad aumentare ancora negli anni post-Covid, grazie al valore di un paesaggio iconico nel mondo, accompagnata da investimenti e da una reputazione in costante aumento anche sui social network; un fenomeno da oltre 200mila citazioni al giorno. Così, il successo della Val d’Orcia, in terra di Siena, ormai è un caso che merita di essere spiegato e approfondito. A raccontarlo il saggio giornalistico ‘Valore Val d’Orcia – Il fenomeno del paesaggio italiano più iconico al mondo’ (primamedia editore) scritto da Lorenzo Benocci e Cristiano Pellegrini, presentato nei giorni scorsi a San Quirico d’Orcia (Siena).
Il paesaggio della Val d’Orcia – spiega il saggio – ha un valore economico tangibile, tanto più se è in grado di produrre eccellenze agroalimentari. Viceversa, all’aumentare della superficie occupata (da insediamenti) il valore del paesaggio diminuisce. Nel caso del turismo rurale, ad esempio, per un turista, trovarsi in un paesaggio tradizionale ben conservato vale il 38% per cento di quanto è disposto a spendere in un agriturismo; molto di più, quindi, che per servizi ritenuti comunque importanti come la piscina (che vale 25% della spesa) o la vicinanza ad un borgo di interesse storico (21%).
Secondo quanto analizzato dai due giornalisti, sui prodotti agroalimentari il valore del paesaggio assume ancora più significato: la grande maggioranza dei prodotti sono essenzialmente ‘beni di esperienza’ e perciò evocativi. E i consumatori di solito considerano alcune caratteristiche estrinseche come la confezione, il colore, il luogo di produzione, marchio.
Per il vino, attraverso degustazioni alla cieca, è emerso che il gradimento di uno stesso vino cambia a seconda del paesaggio in cui è stata prodotta l’uva, mentre se un vino mediocre viene associato a un bel paesaggio ha un gradimento maggiore di quello di un vino di buona qualità associato ad un paesaggio di qualità minore. Il 62% dei degustatori preferisce un vino associato a un bel paesaggio, mentre il 28% preferisce un vino associato al paesaggio peggiore.
Quello della Val d’Orcia – spiega il saggio uscito nelle librerie il 20 settembre – è un vero e proprio fenomeno che, complice anche il riconoscimento Unesco del 2004, non è più solo paesaggistico, ma è anche economico e soprattutto sociale. Proprio in Val d’Orcia sono presenti i simboli più conosciuti e riconoscibili della Toscana: i cipressi di San Quirico, la cappella di Vitaleta, il podere Belvedere, la strada della Foce, fino alle location di film pluripremiati con gli Oscar, da ‘Il gladiatore’ a ‘Il paziente inglese’.
‘Valore Val d’Orcia’ non è una guida turistica e non è neanche un libro fotografico: si tratta invece di un focus su un paesaggio-icona, su un fenomeno sempre più in ascesa a livello globale, come anche i social network più utilizzati stanno dimostrando. Gli autori, dopo aver ricostruito queste trasformazioni, iniziano un dialogo con illustri professionisti attraverso i quali rispondono, con voce autorevole, alla domanda iniziale: come e perché il paesaggio della Val d’Orcia abbia acquisito negli ultimi trent’anni un valore così universale nel segno del suo paesaggio.

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