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«Davigo mi parlò dei verbali di Amara che riguardavano Ardita»

«Davigo mi parlò dei verbali di Amara che riguardavano Ardita»
L'ex assistente di Piercamillo Davigo parla dei verbali di Piero Amara. «Davigo mi disse che aveva deciso di rompere i rapporti con il consigliere Ardita».
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Corriere della Sera e Repubblica pubblicano i verbali dell’ex assistente di Piercamillo Davigo, Giulia Befera, le cui dichiarazioni sono contenute nell’avviso di conclusioni delle indagini preliminari notificato nei giorni scorsi dalla procura di Roma, mentre era in corso l’ultima seduta plenaria del Csm, all’ex segretaria del pm di “Mani Pulite”, Marcella Contrafatto, oggi a rischio licenziamento da parte del “Parlamento delle toghe”.

Parla l’ex assistente di Davigo

«Il consigliere Davigo nel maggio 2020 mi disse che aveva deciso di rompere i rapporti con il consigliere Ardita perché gli era stato consegnato un verbale di dichiarazioni rese alla procura di Milano in cui il nome di Ardita era associato a una loggia; non ricordo se mi disse chi gli avesse consegnato i verbali. Parlò anche di un certo immobilismo della procura di Milano. Non ricorso se mi fece il nome di Amara come soggetto che aveva fatto quelle dichiarazioni».

Secondo la ricostruzione fatta dai pm romani, Davigo con le spedizioni nomine dei verbali di Piero Amara, ex legale dell’Eni, non c’entra nulla. Quelle dichiarazioni, lo ricordiamo, arrivarono nelle redazioni dei giornali. «Davigo – aggiunge l’ex assistente – mi disse che ne aveva parlato con il vicepresidente del Csm», ovvero David Ermini, «e so che anche la Contrafatto era a conoscenza dei verbali. Mi disse che sapeva dove erano collocati, cioè nella stanza di Davigo, in uno scaffale posto in basso». E ancora: «La Contrafatto mi rappresentò che sarebbe stato bello ed eclatante se avesse avuto clamore mediatico la vicenda relativa ai verbali, alla loggia e al fatto che Davigo sapesse e avesse informato la presidenza del Csm e il presidente della Repubblica, venendo ripagato con la mancata riconferma». Secondo Befera, «Davigo non voleva certo che tali notizie uscissero, dava sempre l’impressione di confidare nell’andamento della giustizia».

«La vuole far scoppiare o no sta bomba?»

Sulla Contrafatto, invece, aggiunge che «manifestò la sua idea di scatenare un titolone sui giornali prima del Plenum; in pratica mi disse che sarebbe stato “stupendo” se la notizia fosse uscita sui giornali. La mia percezione all’epoca era che Marcella Contrafatto stesse esagerando, perché è un soggetto sopra le righe. Io le dissi “andiamo carcerate”». Inoltre, il giorno prima di Natale 2020, Giulia Befera scrisse un messaggio all’ex segretaria di Davigo per chiederle «la vuole far scoppiare o no sta bomba?» riferendosi «all’atteggiamento di Davigo» e «mi domandavo perché continuasse a non far emergere pubblicamente ciò che sapeva su Ardita».

Da Di Matteo a Greco

Qualche mese dopo, il 18 febbraio 2021, un plico anonimo arriva sulla scrivania del consigliere togato, Nino Di Matteo. Il mittente è il «corvo» del Csm. «Ho mandato solo le carte… diciamo più interessante. Sicuramente ci sono dei nomi che lei conosce. E’ bene sapere chi abbiamo intorno e soprattutto scoprire la verità sulla moralità delle persone. Sarà una sorpresa sicuramente. Ben tenuto nascosto dal procuratore Greco. Chissà perché». Questo testo ha provocato l’apertura di un procedimento penale per calunnia a carico della Contrafatto. Sull’ex segretaria di Davigo, la Befera conclude così: «Mi disse che non era stata lei a inviare i vernali e che avevano voluta incastrarla all’interno del Csm».

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