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«Non stia in carcere, è malato». Muore in cella a 46 anni

Pasquale Francavilla è morto questa mattina nel carcere di Cosenza. Gli mancavano soltanto 10 mesi da scontare, secondo i medici le sue condizioni erano incompatibili con la detenzione
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Due settimane fa si è sentito malissimo e lo hanno ricoverato d’urgenza presso il reparto di rianimazione dell’ospedale. Gli hanno salvato la vita in extremis. Nonostante le condizioni, quattro giorni fa lo hanno riportato nel carcere di Cosenza. I sanitari dell’istituto hanno subito constatato che era incompatibile con detenzione in un penitenziario. Ma non ha fatto in tempo ad essere ricoverato: questa mattina è morto.

Una vicenda drammatica sotto ogni punto di vista. Parliamo di Pasquale Francavilla, 46 anni, detenuto definitivo per una condanna per associazione, ridotta in appello a meno di 7 anni di carcere. Gli mancavano 10 mesi da scontare e poteva finalmente essere libero di abbracciare la moglie e due figli. Eppure arriva il malessere che man mano si è aggravato, tanto da finire in rianimazione. C’è l’avvocato Mario Scarpelli, difensore del detenuto deceduto, che spiega a Il Dubbio: «Francavilla necessitava di un intervento chirurgico, ma nel frattempo al penitenziario di Cosenza gli è sopraggiunto un trombo alla gamba. Stava perdendo la vita. Trasportato d’urgenza in ospedale, gli hanno salvato la vita in extremis. Finito l’intervento, viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva». E proprio cinque giorni fa, l’avvocato Scarpelli lo ha sentito in videochiamata: «L’ho visto sofferente, mi ha detto che lo avrebbero dimesso dall’intensiva e ricoverato in un reparto».

Francavilla, teoricamente, doveva quindi essere dimesso dalla terapia intensiva e ricoverato presso un reparto apposito. Ma così non è stato. «Inspiegabilmente – denuncia l’avvocato Scarpelli –, contro ogni previsione, lo dimettono e il giudice di sorveglianza di Cosenza lo rimanda in carcere». Come mai? «La mia collaboratrice va subito dal magistrato per capire il motivo di quella disposizione, e in tutta risposta la giudice ha detto che non aveva ancora la cartella clinica». Un fatto, secondo l’avvocato, singolare. «Mi chiedo come sia possibile disporre la carcerazione quando ancora non si ha contezza della situazione clinica! Anche se c’era stata una lettera di dimissioni firmata dal medico dell’ospedale, bisogna prima valutare in base alla cartella», chiosa l’avvocato.

Resta il fatto che Francavilla, pochi giorni fa, rientra in carcere. Questa mattina si è alzato, fatto colazione e dopodiché ha iniziato nuovamente a non sentirsi bene. Ha cominciato a sudare eccessivamente, lo hanno quindi mandato nell’infermeria del carcere e il medio ha chiamato prontamente il 118. Ma troppo tardi. Francavilla muore. Domani sarà eseguita l’autopsia disposta dal pubblico ministero. Un atto dovuto l’apertura di un fascicolo. Accade ogni qual volta muore un detenuto. Ma la questione sarà portata avanti dai familiari, perché c’è stata una chiara incompatibilità con il carcere. A chiedere giustizia a gran voce sono anche i detenuti del carcere di Cosenza che hanno inscenato una battitura. A tal proposito, l’avvocato Emilio Quintieri ha segnalato la questione al Garante Nazionale delle persone private della libertà.

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