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Pa, Unadis: “Dopo emergenza no smartworking per tutti ma trovare equilibrio”

Per la segretaria generale Casagrande il ministro Brunetta ha ragione, 'il 'lavoro a domicilio all'italiana' è elogio al genio italico'
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Roma, 9 set. (Labitalia) – “Ha ragione il ministro Brunetta: non si può continuare a lavorare tutti da casa anche perché la pandemia per fortuna sta rientrando. Sediamoci al tavolo e vediamo con equilibrio la modalità ordinaria anche di smart working”. Lo dice ad Adnkronos/Labitalia Barbara Casagrande, segretario generale di Unadis (Unione Nazionale Dirigenti dello Stato), commentando le ultime dichiarazioni del Ministro della Pubblica Amministrazione.
“Come dirigenti pubblici -prosegue Casagrande- abbiamo da sempre commentato con favore lo smart working, e la Pa ha continuato anche nell’emergenza covid a erogare servizi grazie a persone veramente eccellenti che da casa hanno, addirittura con strumentazioni personali nel momento clou della pandemia, continuato a rendere prestazioni lavorative. Hanno utilizzato pc personali, cellulari personali, linee telefoniche e internet personali, abbiamo fatto call, siamo riusciti a collegarci in rete con gli archivi: solo dopo è arrivata qualche strumentazione di servizio”.
Secondo noi, “lo smart working nella Pa durante la pandemia ha funzionato bene”. Ma è stato “un lavoro a domicilio all’italiana”, come ha detto il ministro della Pa, Renato Brunetta? “Si -risponde Casagrande- all’italiana ma in senso positivo. E’ stato un elogio al genio italico e vuol dire che il Paese non si è fermato, è cresciuto, la Pa non solo ha continuato a salvare vite umane, a vaccinare, a fare lezione, a fare la didattica a distanza ma anche la Pa centrale ha continuato a erogare fondi alle Regioni e ai Comuni e a far funzionare le opere pubbliche”.
“Quindi, sì all’italiana -ribadisce Casagrande- ma in senso positivo. Del genio italico che organizza e risolve i problemi, andando anche oltre quelle che sono i vincoli burocratici e amministrativi”.
“Certo, lo smart working in emergenza è una cosa, il lavoro agile a regime -precisa la leader Unadis- è un’altra. Ma cogliendo quello che di positivo ci ha insegnato la pandemia, possiamo anche pensare di portare in smart working il 30% dei lavoratori della Pa. Perchè lo smart working ha funzionato e laddove non ha funzionato, lo ha fatto magari con persone più in là con gli anni. Ma se noi rinnoviamo la Pa, avremo ‘teste’ più fresche e con più competenze digitali. La fisiologia del sistema comunque è positiva”.
Dopo l’emergenza, comunque, dice Casagrande, “non si può pensare che tutti lavorino da casa, perché non c’è più la pandemia. Ma si può fare un lavoro agile a regime individuando bene gli uffici e i servizi che lo possono fare. E magari si decongestionano le città dal traffico si risparmiano degli spazi negli uffici. Abbiamo risparmiato tanto grazie al lavoro agile, è bene ricordarlo”, conclude.

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