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In carcere con una grave patologia psichiatrica: è incompatibile ma resta dentro

Nonostante due perizie abbiano accertato la sua incompatibilità con il carcere per la sua patologia psichiatrica i giudici rigettano l’istanza.
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Condannato in primo grado a sette anni per aver aggredito due persone, è affetto da un grave delirio paranoide, non è curato, la visita da parte di uno psichiatra si è limitata a solo tre volte nell’arco della sua custodia cautelare nel carcere di Foggia che dura da un anno e mezzo.

«Da 18 mesi, nel carcere di Foggia è detenuto un ragazzo affetto da una grave patologia psichiatrica a cui vengono negate le cure dallo Stato. Penso che questa sia una barbarie!», denuncia a Il Dubbio l’avvocata Ameriga Petrucci che assiste il 30enne.

È in carcere da 18 mesi per una condanna a 7 anni

Si chiama Giuseppe Giorgio, è in carcere nonostante sia incompatibile per la sua patologia psichiatrica come evidenziano ben due perizie disposte dai tribunali. È affetto da una gravissima psicosi paranoide, ma essendo stato dichiarato capace di intendere e di volere, è stato condannato a sette anni di carcere per aver aggredito due clienti di un supermercato.

Dalle carte che Il Dubbio ha potuto visionare, risulta che due perizie psichiatriche, una disposta dal gip del tribunale di Potenza, in sede di convalida dell’arresto, e un’altra, disposta dal Tribunale del Riesame di Potenza, hanno dichiarato l’assoluta incompatibilità dello stato di salute di Giuseppe Giorgio con la detenzione in carcere e la necessità del suo ricovero nello spazio psichiatrico o in una Rems.

In passato ha subito un trattamento sanitario obbligatorio

Già, in passato, prima di commettere il reato, ha subito un trattamento sanitario obbligatorio a causa della sua psicosi, ma il servizio sanitario locale non lo ha seguito. La riforma della legge Basaglia che ha abolito i manicomi si regge esattamente sul fatto che nel territorio esista una rete di servizi e presa in carico delle persone affette di patologie psichiatriche. Se alcune realtà non le mettono in pratica, si creano situazioni come questo ragazzo.

Un giorno, spinto dal suo delirio paranoide, Giuseppe ha aggredito con un martello dei clienti di un supermercato. Fortunatamente non hanno subito lesioni gravi. Leggendo le perizie, si apprende che il ragazzo riferisce di un “sistema di complotti” contro di lui che si verifica da svariati anni e gli impedirebbe di sostenere una vita normale e di ottenere un’indipendenza lavorativa ed abitativa. Riferisce inoltre che il supermercato dove ha commesso il reato aggredendo due persone con il martello, venderebbero prodotti “artefatti” che gli avrebbero determinato uno stato di astenia e dimagrimento.

Non solo. Riporta inoltre che avrebbe aggredito il cliente poiché convinto che questi facesse parte di un “sistema di complotti” a suo danno. Questo “sistema” descritto sarebbe presente anche in carcere dove cibo e acqua sarebbero ugualmente “artefatti”. Riporta inoltre che le persone attorno a lui, da sempre, cambierebbero aspetto e sesso e lo perseguiterebbero.

L’avvocata Petrucci ha presentato un’istanza per la modifica della misura cautelare

L’avvocata Ameriga Petrucci, con l’istanza presentata il 4 maggio scorso 2021, ha richiesto la modifica, e non già la revoca, della misura cautelare in carcere con quella di collocamento in Rems al fine di garantire a Giorgio Giuseppe, affetto da una grave patologia psichiatrica, le cure adeguate. La richiesta è stata avanzata a seguito del ricovero d’urgenza – periodo limitato – presso lo Spazio psichiatrico degli Ospedali Riuniti di Foggia, resosi necessario a causa dell’aggravamento delle sue condizioni e sul presupposto, documentato dagli atti di causa (diario clinico della Casa circondariale di Foggia e relazione a firma della dottoressa dello Spazio psichiatrico, allegata all’istanza di modifica), della totale assenza di cure da parte del carcere di Foggia e della loro assoluta inadeguatezza.

Nello spazio psichiatrico ha ricevuto la terapia necessaria, interrotta nel momento in cui è stato riportato in carcere. Motivo in più, secondo la difesa del ragazzo, di richiede che le cure impostate dall’Spdc vadano necessariamente proseguite in una struttura medica specifica in ragione della pericolosità dell’imputato. Struttura che ha tutti gli strumenti per poter fornire assistenza, cure e terapie in regime di sicurezza. Ma nulla. L’ultimo rigetto da parte del tribunale di riesame c’è stato il 27 Agosto scorso, nonostante il perito disposto dal giudice stesso abbia ribadito l’incompatibilità con il carcere. Ancora non si conoscono le motivazioni, ma l’avvocata Petrucci è lapidaria: «È barbarie di Stato».

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