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Assange, gli Usa vincono il primo round davanti all’Alta Corte

I giudici hanno riconosciuto i motivi di appello del governo americano contro la decisione della magistratura britannica che lo scorso gennaio ha negato l’estradizione del fondatore di Wikileaks
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Gli Stati Uniti vincono il primo round nel processo d’appello contro la decisione della magistratura britannica di non concedere l’estradizione di Julian Assange, accusato di spionaggio. I giudici dell’Alta Corte hanno infatti oggi riconosciuto al governo americano di allargare gli argomenti con cui appellarsi alla decisione della giudice distrettuale Vanessa Baraitserdi non concedere l’estradizione, citando il rischio concreto di suicidio per il fondatore di Wikileaks.

Ora gli avvocati del governo americano potranno, quando ci saranno le udienze dell’appello vero e proprio il prossimo ottobre, contestare l’uso di una perizia psichiatrica che avrebbe «fuorviato» la corte che lo scorso gennaio ha negato l’estradizione. Lord Justice Holryode ha sentenziato in favore della richiesta degli Usa, affermando che i nuovi argomenti di appello presentati – in aggiunta ai tre già ammessi- sono «almeno degni di essere discussi». Di fronte alla Royal Courts of Justice oggi hanno manifestato decine di persone, tra le quali Stella Morris, la compagna di Assange, e anche l’ex leader laburista Jeremy Corbyn.  La giustizia britannica ha bloccato l’estradizione lo scorso gennaio, rilevando che per Assange esiste il rischio di suicidio, sebbene egli sia ancora detenuto in un carcere di massima sicurezza. Il fondatore di Wikileaks vive segregato da quasi un decennio, se si tiene conto anche del tempo trascorso da rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.

Intanto Amnesty International ha chiesto al presidente degli Stati Uniti di «fare la cosa giusta» e far cadere le accuse contro Assange, mentre la compagna del fondatore di Wikileaks, Stella Moris, ha sostenuto che il governo americano sta cercando di approfittare di un accordo di estradizione «ingiusto». Secondo Moris, «è detenuto un uomo innocente accusato di praticare il giornalismo», riferisce l’agenzia dpa. Al riguardo, Moris si è rammaricata che Assange sia da sette mesi dietro le sbarre, dopo la sospensione dell’estradizione: «Ogni giorno che questa colossale ingiustizia continua, la situazione di Julian peggiora disperatamente», ha detto al suo arrivo in tribunale. Anche i sostenitori di Assange ieri hanno espresso argomenti simili. Tra questi, c’è l’ex leader laburista Jeremy Corbyn, che si aspetta dalla giustizia britannica «un segnale molto chiaro» e che Assange possa tornare libero.

 

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