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La crisi simulata che accontenta Draghi e Travaglio

penale
La verità è che a Palazzo Chigi stava andando in scena una sorta di “crisi simulata” che ha permesso al governo di portare a casa la riforma e ai grillini di piantare la bandierina dell’intransigenza antimafiosa
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Sulla giustizia la maggioranza dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – aver trovato l’accordo. Per un momento anche il più consumato animale da Transatlantico ha pensato che stavolta la crisi fosse inevitabile. Insomma, se davvero i 5Stelle avessero detto no a Draghi e Cartabia il governo avrebbe subito la prima vera crepa. Ma nel giro di poche ore la situazione si è risolta. E non poteva essere altrimenti. Inutile che Travaglio e gli orfani di Conte sperino. Per molto, molto tempo, il governo reggerà qualsiasi urto, ammortizzerà ogni scossone, perché questa maggioranza raccogliticcia è nata con un solo obiettivo: permettere a Draghi di governare il Paese.

La verità è che a Palazzo Chigi stava andando in scena una sorta di “crisi simulata” che ha permesso al governo di portare a casa la riforma e ai grillini di piantare la bandierina dell’intransigenza antimafiosa. Ma al di là del “Grande gioco” politico, possiamo dire che lo scontro surreale che si è consumato in maggioranza ha fatto emergere in modo inquietante il profilo di due Italie. Da un lato c’è chi era convinto che quella riforma avrebbe dovuto seguire le linee tracciate dalla nostra Costituzione; dall’altro c’è invece chi era pronto a farne carne da macello.

Diciamo che la ministra della giustizia Cartabia, cresciuta con l’idea della sacralità del Diritto e dei diritti, incarna perfettamente la prima categoria di italiani; per quel che riguarda la seconda categoria abbiamo l’imbarazzo della scelta: ci sono grillini, leghisti, una pezzo di dem. Insomma, tutti coloro che in questi giorni hanno cercato di apporre sulla riforma il proprio timbro propagandistico fatto di deroghe, eccezioni, veti. Eppure non è difficile capire che le leggi e il diritto dovrebbero servire a mettere i cittadini al riparo dall’arbitrio evitando zone di ambiguità e sacche di “abuso”. Invocare una “prescrizione dura” ( sic) per alcuni reati significa lasciare nelle mani dei magistrati un potere discrezionale molto pericoloso.

Facciamo un esempio: sul Fatto di ieri il giudice Gallo fa sapere che con la nuova “improcedibilità” aumenteranno gli impuniti di mafia. Ecco, noi siamo convinti che la “prescrizione dura” ottenuta per alcuni reati moltiplicherà non gli impuniti ma gli imputati. C’è un pezzo di Paese dove i diritti sono già sospesi, ci sono aree in cui i reati, anche quelli più comuni, vengono contestati col timbro dell’aggravante mafiosa in modo che il pm ne possa disporre in eterno. C’è solo un modo per fermare questa deriva, deporre le armi della propaganda e accettare l’idea che sul Diritto e sui diritti non si media.

 

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