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Io, avvocato, chiedo: perché il green pass al bar e non in tribunale?

Green pass, il ministro Bianchi: «Lo controlleranno i presidi»
La lettera di un avvocato preoccupato per la gestione "disinvolta" degli accessi in tribunale in tempo di Covid
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Oggi, nella imminenza dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà del green pass, per accedere nei vari locali, in particolare, Bar e ristoranti, mi chiedo e Vi chiedo, (sperando che riusciate a sciogliere il dubbio): che differenza c’è tra un locale adibito a bar o a ristorante al chiuso e le anguste, in alcuni casi, aule di Giustizia. Perché per poter gustare anche un solo caffè seduto all’interno del bar debbo esibire il green pass mentre per accedere in Tribunale rischio di trovarmi a contatto con persone che non solo non sono vaccinate ma che non hanno nemmeno fatto il tampone e che hanno libero accesso. È noto che per gli accessi in Tribunale, a parte le diverse misure di prevenzione per ogni Foro adottate dai vari Presidenti in piena autonomia, è sufficiente la misurazione della temperatura che, come è altrettanto noto, per la variante delta non è più un sintomo. Ciò significa che portatori del virus (avvocati, parti, testimoni, ecc.) hanno libero accesso in locali chiusi con piena facoltà di diffondere il virus attesa la inevitabile co-presenza degli stessi in aule e corridoi affollati e non aerati e non disinfettati. Lascio a Voi la facoltà di sciogliere questo mio dubbio che si sostanzia nel seguente quesito: il Bene Giustizia, lato sensu, è superiore anche alla salute dei cittadini che vengono invece privati della più elementare e diffusa abitudine di prendere un caffè o sedersi al ristorante? Chissà cosa ne pensano il Presidente del Consiglio, il Ministro della Giustizia e soprattutto quello della Salute Con cordialità,

avvocato Vittorio Supino

 

Caro avvocato Supino, i suoi dubbi sono i nostri dubbi. E a dirla tutta non siamo in grado di rispondere alla sua legittima domanda e possiamo soltanto provare, insieme a lei e ai nostri lettori, ad arrabattare una spiegazione a comportamenti e decisioni evidentemente contraddittorie. Nel mare di dubbi che ci circonda, una cosa è infatti certa: stiamo vivendo la più grave crisi sanitaria dal dopoguerra a oggi. Con ciò non vogliamo fornire alibi a chi governa il nostro paese e l’Europa, ma è chiaro che da più di un anno le istituzioni navigano a vista a causa di un virus che fatichiamo ad “addomesticare”. Per venire alla sua domanda, e per quel che serve, vogliamo solo ricordare che quando gli avvocati e i magistrati furono accusati di pretendere un trattamento di favore – solo perché chiedevano di poter essere vaccinati per assicurare la ripresa di una giustizia al collasso – noi del Dubbio provammo a spiegare che quella richiesta non era frutto di una pretesa di casta, ma l’unica soluzione possibile per far ripartire le udienze. Ci affannammo inutilmente a dire, caro avvocato, che la giustizia non è un “bene” come gli altri, ma un diritto fondamentale, vitale. E invece oggi ci troviamo con una giustizia che funziona a macchia di leopardo e, scherzo del destino, con un governo impegnato a “stanare” gli scettici del vaccino. Insomma, non per fare la parte di quelli che “noi lo avevamo detto”, ma sarebbe bastato vaccinare gli operatori della giustizia come si è fatto per gli ospedali e la scuola. Questa iniziativa avrebbe dato risposta anche al suo legittimo interrogativo.

Davide Varì

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