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Federica Pellegrini, la forza fragile del talento straordinario

Dopo avere conquistato la quinta finale olimpica nei 200 stile libero – prima donna al mondo -Pellegrini ha detto che l’ufficio medaglie è chiuso. Cinque olimpiadi: seconda a Atene 2004, oro a Pechino 2008, quinta a Londra 2012, quarta a Rio 2016. E ora Tokyo
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Di lei io ricordo questa cosa qua. Berlino 2014, Europei. Ai 600 metri – la staffetta è la 4 x 200 stile libero, e Federica Pellegrini è la quarta a tuffarsi, dopo il cambio con Chiara Masini Lucetti – abbiamo quasi cinque secondi di distacco. Cinque secondi sono chilometri, in vasca, una distanza siderale. La svedese Sarah Sjoestrom, la più brillante delle loro nuotatrici, ha fatto una terza frazione strepitosa: voleva mettere quanta più acqua possibile fra loro e noi.Noi, siamo le quattro ragazze della staffetta, nell’ordine Alice Mizzau, Stefania Pirozzi, Chiara Masini Lucetti, e Fede, tutte del 1993, meno Fede, la più “anziana”, del 1988.

Tutti hanno paura di Fede. Viene dall’anno sabbatico, viene da tira e molla con fidanzati e allenatori, ma tutti ricordano quando strappò a Franziska von Almisick, una delle più belle e brave nuotatrici di sempre, il record del mondo ai mondiali di Melbourne, 2007. Sì, erano sette anni fa, ma fa ancora paura Fede. All’ultimo cambio, il distacco perciò è quattro secondi e cinquantuno decimi. Potremmo salutarle con un fazzoletto, come si faceva una volta quando i piroscafi si staccavano dal molo e si restava a terra. Siamo tutte a terra, le svedesi si sono staccate dal molo con il loro piroscafo. Le francesi sono terze, a un secondo da noi, per dire. Le altre, non pervenute. Poi arriva Fede e fa il miracolo. Fede scende in acqua. Le svedesi hanno lanciato Stina Gardell, una che è pure specialista dei misti. Cioè, le svedesi hanno messo in campo una strategia. Tenere la gara per le prime due frazioni, staccarsi alla grande con la Sjoestrom, e poi mantenere il vantaggio con la Gardell. Perfetto.Solo che Fede se ne impipa della strategia svedese.

Quando Fede si tuffa, i telecronisti commentano che la Svezia è chilometri avanti, che il compito della Pellegrini è difficilissimo. La Fede non sente i commenti. Lei nuota. Ai primi cinquanta la Gardell passa con quattro secondi e dodici decimi di vantaggio, ha perso qualcosa ma la manica è bella larga. I telecronisti commentano che è difficile anche solo pensare di rientrare sulle svedesi. La Fede non pensa. Lei nuota. Ai secondi cinquanta il distacco è ancora diminuito, a tre secondi e 84 decimi. Pensate e contate. Una si tuffa, poi contate quasi quattro secondi, e poi tocca a te. E quando la prendi? Le francesi sono terze a più di cinque secondi dalle svedesi. Dietro stanno a litigare per il terzo posto. Capirai. Alla fine della terza vasca da cinquanta siamo scesi a due secondi e cinquantatre decimi di svantaggio. Fede ha limato ancora. Un poco, ma ha limato ancora. Ultima vasca. Fede arriva quasi alle caviglie della Gardell. I telecronisti commentano che il vantaggio è sempre enorme, che siamo argento virtuale. Ci stanno dando lo sciroppo per la tosse. Fede non prende lo sciroppo. Lei nuota. Mancano trenta metri, forse venti.Io non so cosa sia successo, se la Gardell ha buttato l’ancora al momento sbagliato o d’improvviso le braccia le sono diventate di piombo. So che stavano lì, lei davanti, la Fede dietro. Poi stavano lì, fianco a fianco, lei e la Fede. E poi, gli ultimi dieci metri, la Fede ha messo il turbo e la Gardell ha sentito l’onda che la spostava. Grande Fede. Scrivete nell’albo, signori, prego. Berlino 2014, Europei. Era tanto tempo fa, certo.

Oggi, dopo avere conquistato la quinta finale olimpica nei 200 stile libero – prima donna al mondo e l’unica insieme a quel motoscafo fuoribordo di Michael Phelps, nei 200 farfalla («Sì, ma lui l’ha vinta», ha precisato Fede) – la Pellegrini ha detto che l’ufficio medaglie è chiuso. Cinque olimpiadi: seconda a Atene 2004, oro a Pechino 2008, quinta a Londra 2012, quarta a Rio 2016. E ora Tokyo. E non parlatele di Parigi 2024. Non lo dice per scaramanzia, o per risparmiarci, a noi suoi adoratori, una delusione. Ne è convinta.

In vasca nella finale, ci sarà l’australiana Ariarne Titmus, che Fede dà vincente (si è qualificata per la finale con il miglior tempo: 1’54”82, Fede ha il settimo: 1’56”44), che quando lei sedicenne saliva sul podio ad Atene, argento, 27 agosto 2004, aveva tre anni.Ci sarà la cinese Junxuan Yang (quarto tempo: 1’55”98), che di anni ne aveva solo due. Per dire. E non è che queste cose non pesano. Pesa anche che le Olimpiadi siano state spostate di un anno per via della pandemia. Non è solo una questione del fisico – è la testa, gli allenamenti, i regimi di vita, la tensione, il carico e le aspettative dei tifosi, della Federazione, lo staff (che ha ringraziato a lungo). «Il mio corpo mi chiede i minuti di ritorno con gli interessi. Non era l’obiettivo minimo, questo era il mio vero obiettivo per questa olimpiade. Era – ha aggiunto Fede – un obiettivo difficile perché il livello si è alzato molto».

La verità è che lei, la sera prima, ci aveva fatto penare in batteria: si era qualificata alla semifinale col brivido, quindicesimo e penultimo tempo. «Non mi sono risparmiata, l’ho proprio sbagliata, sono stata sotto ritmo e non sono più riuscita a uscire, ma sono strafelice di quello che ho fatto oggi. Ho imparato a pormi mete raggiungibili» – dice Fede. Prima di tuffarsi nella vasca della semifinale aveva pianto – essere arrivati fin qua e la possibilità di vederla sfumare, questa quinta finale che la consacra alla storia. E invece no. «Ci proverò fino all’ultimo metro». E l’ha fatto. Poi, ha pianto di nuovo. Lei, la Divina, così umana.Finale stasera mercoledì 28 luglio alle 3.41 in Italia (le 10.41 ora locale). «Io tifo per la linea rossa però», ha detto Fede. È quella del record che è ancora suo: 1’52”98. Lo ha fatto al Mondiale del 2009, a Roma e vorrebbe proprio che restasse suo. Noi ci saremo. Come sempre, con Fede.

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