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Congresso forense, ok le mozioni critiche sulle riforme del processo. Inammissibili le proposte sull’ordinamento

Congresso forense, seconda giornata dedicata al voto sulle mozioni
La seconda giornata delle assise appena concluse a Roma aperta dall’intervento della presidente Cnf Masi, che ha ricordato l’impossibilità di discutere in una sessione ulteriore sulle norme interne all’avvocatura
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Dal processo civile ai manager nei tribunali: le mozioni approvate oggi dal congresso nazionale forense sono un ventaglio aperto su quasi tutte le riforme della giustizia. Rafforzano il pressing che l’avvocatura conduce da mesi. Non c’era invece spazio per discutere di modifiche normative interne, come ha ricordato la presidente del Cnf Maria Masi: l’ufficio di presidenza ha dichiarato inammissibili le proposte in materia ordinamentale. Ecco l’esito di assise difficili per il contesto in cui si sono svolte, ma segnate da una sottile aspirazione all’unità che sembra farsi strada.

La seconda giornata, quella dei voti (i dispositivi elettronici hanno funzionato senza particolari intoppi) si è aperta appunto con il tentativo di Giovanni Malinconico, coordinatore Ocf, di rimettere in gioco le mozioni ordinamentali: «In ufficio di presidenza ci siamo astenuti sul via libera alla nostra, la numero 4, a prima firma Raffaele Fatano, ma riteniamo che l’avvocatura venuta qui debba riconciliarsi con se stessa, nell’unico luogo in cui è possibile, il congresso, e perciò pensiamo si debba sottoporre la scelta all’assemblea».

La presidente del Cnf Masi ha replicato con fermezza: ha spiegato di condividere l’idea «di coinvolgere tutte le componenti dell’avvocatura nella discussione sull’ordinamento forense» ma che «proprio l’esigenza di coinvolgimento impone di svolgere la discussione nella sessione deputata, e non può che trattarsi di quella ordinaria».

D’altronde il vertice della massima istituzione forense aveva ricordato già prima della richiesta di Ocf cosa dispone la norma: nella sessione ulteriore ciascuna mozione deve essere formulata «per principio» e può essere ammessa a condizione che «non stabilisca né ipotizzi modifiche normative o regolamentari specifiche e relative a singole previsioni».

Ecco perché sono state dichiarate inammissibili le mozioni ordina mentali di Movimento forense (a firma del presidente Antonino La Lumia e Rosaria Elefante), dell’Aiga (la mozioine 47 sottoscritta innanzitutto da Anna Coppola, Carlo Foglieni e Alessio Cerniglia) ma appunto anche quella di Ocf, la mozione 4 di Raffaele Fatano, sulla quale come detto l’Organismo ha chiesto ai propri rappresentanti in ufficio di presidenza di astenersi.

Aiga, per voce del presidente Antonio De Angelis, si dice delusa dalla decisione: «Le mozioni ordinamentali potevano essere sicuramente ammesse, non condividiamo quanto stabilito dall’ufficio di presidenza. Nello stesso tempo possiamo uscire molto soddisfatti da questa sessione congressuale: abbiamo ottenuto il via libera a un’altra nostra proposta, di quelle pesanti, che impegna il congresso a lavorare per una modifica dell’esame di abilitazione, basata sulla riduzione delle prove scritte». Mozione che divide l’avvocatura: è quella che è stata approvata con il margine più ristretto.

Riguardo invece all’ampio panorama di proposte sulle riforme (in tutto le mozioni approvate sono state 24, al netto di alcuni accorpamenti), è l’ufficio stampa del congresso a riassumere così l’orientamento emerso dalle votazioni: «No alle preclusioni e ai filtri nel processo civile, inutili e limitanti del diritto di difesa dei cittadini e delle imprese, e no all’aumento di competenze dei giudici di pace. Servono invece: più innovazione tecnologica, cogestione dei dati e dei nuovi sistemi di intelligenza artificiale, più telematico, il portale unico nazionale, investimenti sull’edilizia, più giudici (sono solo 3.000) e più personale amministrativo, quindi più stragiudiziale ma di qualità con maggiore centralità del ruolo degli avvocati».

Nella nota diffusa a conclusione della due giorni, si ricorda che, secondo il mandato congressuale, «sull’ordinamento giudiziario la proposta di riforma ministeriale interviene sullo strapotere delle correnti nel Csm in modo non risolutorio» e che dunque «la strada è ancora lunga». Altra criticità, ricorda il comunicato, è «il nodo dei magistrati fuori ruolo» e l’elusione rispetto al tema della separazione delle carriere. Definito invece «apprezzabile il cambio di rotta sugli avvocati nei Consigli giudiziari, ma «il congresso al legislatore chiede si vada alla piena paritarietà con i magistrati».

È quindi «urgente prevedere manager nella governance dei tribunali e maggiore partecipazione degli avvocati».

La nota ricorda le indicazioni congressuali su minori e famiglia: «Si vada al giudice unico specializzato e di prossimità, si estenda alla negoziazione assistita (anche quando non è condizione di procedibilità), il patrocinio a spese dello stato, la trascrizione immediata degli accordi, i benefici fiscali (anche alla mediazione)».

Rimangono forti, prosegue il comunicato, «le critiche sul tributario, per la compressione costante dei principi del giusto processo e dei diritti dei contribuenti» e si chiede che «le Commissioni tributarie non siano più competenza del ministero di Economia ma della presidenza del Consiglio».  Ferma la richiesta di «un ulteriore rinvio dell’entrata in vigore del nuovo Codice di Crisi di Impresa e la previsione di un’area di specializzazione forense e un albo, tenuto dai Consigli degli Ordini degli avvocati, per l’esperto negoziatore, la futura figura professionale prevista dalla commissione ministeriale Pagni».

Si ricorda l’urgenza di dare il via libera a un nuovo ed efficace testo sull’equo compenso e di «definire un pacchetto di interventi sulla leva fiscale (mantenimento flat tax etc.) per gli avvocati».

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