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Recovery, Dominici (Fpa): “Nuove assunzioni nella Pa? Era ora ma non abbiamo bisogno dei soliti amministrativisti”

Roma, 4 giu. (Labitalia) - “E' evidente che nella Pa c’è bisogno di nuove assunzioni, anche perché c’è un complessivo medio deficit di personale. Era ora dunque e l’importante è che non ci si fermi”. Così, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Gianni Dominici, direttore [...]
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Roma, 4 giu. (Labitalia) – “E’ evidente che nella Pa c’è bisogno di nuove assunzioni, anche perché c’è un complessivo medio deficit di personale. Era ora dunque e l’importante è che non ci si fermi”. Così, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Gianni Dominici, direttore generale Fpa. “La cosa fondamentale – spiega – è capire che figure andiamo ad assumere e per quale Pa e per quale ruolo. Tutto il tema legato all’analisi dei fabbisogni interni. Non è che si assume perché ci sono le persone che vanno in pensione e che devono essere sostituite. Noi abbiamo bisogno di una Pa che gestisca questa fase storica del nostro Paese. Abbiamo bisogno di ingegneri gestionali, di data scientist di project manager o come al solito di amministrativisti che pensano solo agli adempimenti?”.
“Abbiamo bisogno – avverte – di una Pa che gestisca i processi complessi, di psicologi di sociologi fondamentali in questo particolare periodo che stiamo attraversando”.
“Nella Pa – precisa – assumiamo i bravi, assumiamoli bene ma cerchiamo di non demotivarli dopo 4 mesi. Il futuro della Pa è strategico e fondamentale perché questo Paese ha bisogno di una Pa che funzioni, che sia efficace, trasparente e veloce. Non facciamo entrare questi ragazzi in un’amministrazione vecchia”. “Promuovere le donne nella Pa? Il discorso non è garantire la quota femminile, ma incentivare a livello educativo la formazione delle ragazze nelle discipline Stem. Non è che una donna deve fare scienze umanistiche e un ragazzo deve diventare ingegnere. Questo un processo culturale che non si può imporre”.
“Nelle assunzioni nella Pa – sottolinea Dominici – non si deve usare la quota massima di valutazione dei titoli perché i titoli rischiano anche di essere un po’ classisti. Non tutti hanno la possibilità di far studiare i ragazzi nelle migliori università e poi mandarli a frequentare i master all’estero e conseguire titoli”.

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