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Grillini pronti alle barricate : «Cara Cartabia, la prescrizione non si tocca!»

Esame da avvocato, oggi in cdm il decreto Cartabia
M5S critico con la commissione di Lattanzi per l’ipotesi di superare la norma Bonafede sulla prescrizione. La guardasigilli: «Dialogo, ma vinca la Costituzione»
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«Siamo pienamente consapevoli dell’importanza di lavorare, giorno e notte, sulle tre riforme presenti in Parlamento: processo civile, processo penale e Csm. Riforme fondamentali, non solo per la giustizia italiana, ma anche per la ripresa economica del Paese». La cortese formalità con cui la delegazione 5Stelle si congeda dalla guardasigilli Marta Cartabia non racconta molto del confronto appena terminato sulle riforme. Ma è proprio dietro l’affabilità del protocollo istituzionale che si celano le distanze. E tra i pentastellati e la ministra, almeno su un punto, le distanze sembrano incolmabili: la prescrizione. La linea che Alfonso Bonafede, Davide Crippa, Eugenio Saitta, Andrea Cioffi, Felicia Guadiano e Arnaldo Lomuti portano sul tavolo di Cartabia è una e semplice: la riforma Bonafede non si tocca, a costo di ingoiare bocconi amari su altri fronti. Qualsiasi discorso sulla giustizia non può prescindere da questa garanzia per i 5S, che respingono senza giri di parole le proposte di riforma avanzate dalla commissione Lattanzi, il gruppo di lavoro istituito per fornire degli spunti sulla giustizia penale alla ministra. E sulla prescrizione, la relazione presentata dagli esperti prevede due possibili scenari: o una sostanziale riproposizione della riforma Orlando, o una rivisitazione legata a tempi limite per ciascuna fase del processo ( 4 anni in primo grado, 3 in appello e 2 in Cassazione) che, se sforati, determinano l’improcedibilità.

Scenari irricevibili per la “dottrina Bonafede”, che prevede barricate a ogni sentor di ritocco, soprattutto se si ripristina una soglia massima oltre la quale le pretese dell’accusa svaniscono. Nessuna mediazione è concepibile, in casa M5S, nemmeno sulla proposta di riforma dell’appello, che, nelle elaborazioni della Commissione, prevede la cancellazione della possibilità di ricorso da parte del pm e delle parti civili, e “l’impugnazione a critica vincolata” per l’imputato condannato, che potrà fare appello solo in alcuni casi ancora da definire. Una rivisitazione radicale delle impugnazioni che ridimensionerebbe parecchio la possibilità di accedere al secondo grado di giudizio e che, seppur diversa dalla legge Pecorella ( poi bocciata dalla Corte costituzionale), scontenta garantisti e “rigoristi”. Anche su questo fronte, dunque, i grillini alzano un muro invalicabile, ricevendo però la disponibilità di Marta Cartabia ad ascoltare suggerimenti e rintracciare soluzioni alternative.

Ieri la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha fissato la data per la discussione generale della riforma del processo penale per il 28 giugno. Ma l’impressione è che i tempi per l’approvazione del “pacchetto giustizia” siano destinati a dilatarsi.

Quantomeno sulla prescrizione, lasciando che civile e rifoma del Csm viaggino su binari più spediti. «Abbiamo rappresentato il nostro punto di vista sulle tre riforme, soffermandoci su alcune riflessioni alla luce della relazione della commissione Lattanzi», spiegano i 5S, uscendo da via Arenula. «In generale riteniamo che, in adempimento del dettato costituzionale, sia fondamentale garantire a ogni cittadino un processo celere che si esaurisca in termini ragionevoli. Ma questo non deve mai tradursi in denegata giustizia», aggiungono, rivelando timidamente il loro disappunto. Quanto basta per convincere via Arenula a far trapelare qualche dettaglio dell’incontro con la delegazione pentastellata, definito ovviamente «molto cordiale». Buone maniere a parte, dalla ministra è arrivato l’invito a «proporre concretamente eventuali alternative e correzioni, nel bilanciamento dei principi costituzionali e degli obiettivi del Pnrr», si fa sapere. Tradotto: in assenza di interventi radicali sulla giustizia, Bruxelles chiuderebbe i “rubinetti” destinati all’Italia, tenendo sempre a mente il principio della ragionevole durata del processo. Cartabia infatti si sarebbe anche detta d’accordo sul fatto che non possa esserci una «giustizia denegata», ma neanche una giustizia che si scordi dei diritti dell’imputato.

Bisogna individuare il giusto compromesso per tenere insieme tutto. La guardasigilli si dice disponibile al dialogo, ma per discutere bisogna essere almeno in due.

 

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