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Processo civile, Cartabia stringe i tempi sul ddl. La priorità: giudizi veloci

La ministra Cartabia incontra i rappresentanti della maggioranza: «Il lavoro è a buon punto». Ma le Camere civili criticano la riforma: «Contraria alla Costituzione»
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Il governo accelera sulla riforma della Giustizia civile, con l’ambizioso obiettivo di ridurre del 40% i tempi dei processi. Un vero e proprio mantra per la ministra Marta Cartabia, che vuole chiudere la pratica nel più breve tempo possibile. Un’urgenza manifestata all’unanimità questa mattina, nel corso di un incontro durato circa tre ora tra la Guardasigilli e i rappresentanti della maggioranza. Il summit è servito ad illustrare le conclusioni della commissione presieduta da Francesco Paolo Luiso, professore ordinario di Diritto processuale civile a cui Cartabia ha affidato il compito di individuare gli interventi finalizzati alla riduzione dei tempi dei processi. La ministra non è ancora arrivata ad un’operazione di sintesi, ma il percorso è a buon punto e si mira a velocizzare ulteriormente la tabella di marcia, anche perché senza le riforme di civile e penale sono a rischio i fondi dell’intero Recovery. Sebbene la riforma della Giustizia pesi solo l’1% dei finanziamenti del Piano – 2,3 miliardi -, la stessa vale infatti tutto il piatto, stando ai diktat dell’Ue. La riforma mira, anzitutto, a ridurre i tempi morti e snellire gli arretrati. Punti che trovano tutti d’accordo, contrariamente a quanto sta accadendo con la riforma del processo penale, che ha registrato un ulteriore rinvio dei termini per la presentazione degli emendamenti su richiesta di Italia Viva.

L’ufficio del processo
Tra i punti fondamentali trattati c’è l’Ufficio del processo, supporto amministrativo per il giudice, anche con l’aiuto di professionalità diversificate a seconda del diverso grado di giudizio e delle diverse materie trattate. Il concetto fondamentale è dare al giudice tutti gli strumenti necessari per non perdere tempo e concentrarsi esclusivamente sulle decisioni, grazie ad un team di personale qualificato di supporto, per agevolarlo nelle attività preparatorie del giudizio, come ricerca, studio, monitoraggio, gestione del ruolo e preparazione di bozze di provvedimenti. Le risorse verranno reclutate a tempo determinato, ma nei casi in cui sarà possibile l’obiettivo è stabilizzare la struttura organizzativa, per non disperdere le competenze acquisite. Lo sforzo è anche quello di avere una concentrazione delle attività processuali e una razionalizzazione delle udienze nelle quali si articola il processo civile. Un elemento importante, che già emerge con chiarezza, è il rinvio pregiudiziale in Cassazione, che avrà un effetto deflattivo molto forte, secondo le proposte, in quanto consente ai giudici della Suprema Corte di esprimere un principio di diritto contestualmente al sorgere del contenzioso e non a distanza di anni.

Potenziamento delle Adr
Tra gli strumenti principali per ottenere una velocizzazione dei tempi e una deflazione del carico di lavoro per gli uffici ci sono le Adr, da potenziare il più possibile per consentire «l’esercizio di una giustizia preventiva e consensuale, necessaria per il contenimento di una possibile esplosione del contenzioso». Stando a quanto recita il Pnrr, infatti, «si intende rafforzare le garanzie di imparzialità, per quello che concerne l’arbitrato, estendere l’ambito di applicazione della negoziazione assistita, garantire una migliore e più estesa applicabilità dell’istituto della mediazione». Tra i piani c’è l’eliminazione di tutto il superfluo, che potrebbe comprendere anche il filtro dell’appello, che avrebbe avuto l’effetto di appesantire la macchina giudiziaria. Ma non solo: si ragiona anche sulla distribuzione delle competenze, con riferimento al giudice di pace, e sulla possibilità di sgravare le Corti d’Appello da tutto quello che riguarda il diritto di famiglia. Una delle opzioni è eliminare le cause seriali, individuando dei meccanismi che consentano di definirle ancor prima che comincino. Ma si tenterà anche di mantenere tutti quegli strumenti che, durante la pandemia, hanno consentito alla giustizia civile di andare avanti, come la trattazione scritta.

«Il lavoro è a buon punto»
«Sulla riforma della giustizia civile il lavoro è a buon punto. Depositati gli emendamenti parlamentari e conclusi i lavori della commissione tecnica del ministero, ci sono ancora alcuni elementi da definire, ma sono tutte questioni superabili se lo spirito è quello registrato questa mattina all’incontro che si è tenuto al ministero con i rappresentanti di maggioranza: costruttivo e collaborativo», ha affermato la sottosegretaria alla Giustizia, la grillina Anna Macina. «La riforma della giustizia civile, spesso “snobbata” nel racconto mediatico, è in realtà decisiva. È un formidabile volano per l’economia e dunque rappresenta in sé un grande segnale di ripartenza per il Paese. Ed è – ma questo lo sappiamo bene – una precondizione per l’accesso alle risorse del Pnrr. Siamo dunque tutti consapevoli del fatto che questo lavoro vada concluso al meglio e in tempi celeri».

Le critiche delle Camere civili
Le proposte sono state però fortemente criticate dall’Unione nazionale delle Camere civili, che ha espresso la propria «assoluta contrarietà» all’intero impianto della manovra, in quanto il piano di riduzione dei tempi non porterebbe nulla in termini di efficienza. «Le riforme proposte – nella parte in cui affidano alla magistratura onoraria gran parte del contenzioso che coinvolge i cittadini, riservando ai Tribunali ordinari soltanto le cause più “ricche” – violano l’eguaglianza davanti alla legge, rinnegando in tal modo il concetto stesso di giustizia», afferma Antonio de Notaristefani, presidente dell’Uncc. E i tempi, comunque, non si ridurrebbero: i ritardi, afferma il capo dei civilisti, si trasferirebbero solo ai giudici di pace, «che hanno già un arretrato di un milione di cause e non sono neppure supportati da sistemi telematici». Ma il timore è anche quello di una possibile violazione del diritto alla difesa, laddove la riforma affida al giudice potere discrezionale per stabilire, volta per volta, «la misura degli spazi da concedere alla difesa». Secondo l’Uncc, dunque, «le ragioni e i diritti dei cittadini non devono essere condizionati né dalla loro ricchezza, né dalla discrezionalità dei giudici o dai suoi possibili abusi, e invita tutti coloro che saranno chiamati a trasformare in legge i progetti, e in primo luogo la ministra, a non sacrificare il diritto di tutti ad avere una giustizia giusta».

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