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Orlando: il Recovery dei professionisti è l’equo compenso

Il ministro del Lavoro ricorda che la ripresa, per i professionisti, non può realizzarsi come per magia, o per il semplice effetto trascinamento dell’economia
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La frase non è scontata: «Credo che questa grande mole d’investimenti e spinta verso il futuro necessiti di una valorizzazione del mondo delle professioni, e credo vada ripresa la battaglia per l’equo compenso». A dirlo è il titolare del dossier sulla tutela dei compensi professionali, Andrea Orlando.

Parole, pronunciate dal ministro al “Festival” dei Consulenti del lavoro, che non sono del tutto prevedibili in particolare per il nesso che Orlando indica fra il grande sforzo di rilancio da attuare nel Paese grazie ai fondi Ue e l’universo delle libere professioni. Il titolare del Lavoro e delle Politiche sociali di fatto ricorda che la ripresa, per i professionisti, non può realizzarsi come per magia, per una sorta di incantesimo autogenerato, o per il semplice effetto trascinamento dell’economia. Stavolta no, stavolta il lavoro intellettuale va tutelato al pari di altri settori. Orlando espone il concetto al “Festival del lavoro”, organizzato da un ordine professionale, quello dei consulenti del lavoro, molto attivo nella battaglia per la dignità dei compensi — e costretto anche per il 2021 a tenere in videoconferenza la tradizionale manifestazione della categoria. Il ministro del Lavoro aggiunge che «l’ equo compenso non deve essere solo una risposta giurisdizionale al rischio di una sottovalutazione del contributo professionale» ma anche «una fortissima leva per qualificare, valorizzare e riconoscere il contributo dei professionisti. Che in questa fase credo sia molto importante».

Un modo per rafforzare il principio della necessità di integrare le categorie del lavoro intellettuale nel quadro di rilancio approntato per il dopo pandemia. Il ministro ne ha già iniziato a discutere al tavolo tecnico sul lavoro autonomo. Al momento la priorità è l’estensione degli ammortizzatori. Ma nelle ultime ore la tutela dei compensi professionali è diventata altrettanto centrale. E Orlando non esclude di poter presentare per giugno un ddl che integri le norme esistenti. Almeno ieri le affermazioni di principio non sono state accompagnate da dettagli. Tanto che anche la “padrona di casa” della manifestazione a cui Orlando è intervenuto, la presidente dei Consulenti del lavoro Marina Calderone, si è limitata a commentare: «Mi fa piacere sentire il ministro dire che bisogna nuovamente aprire i cantieri dell’equo compenso: dare la dignità di un compenso a un professionista serve a consentirgli di strutturare meglio l’attività», ha ricordato Calderone, che presiede anche il Comitato unitario delle professioni.

In ogni caso i punti essenziali dell’intervento che Orlando ha in mente sono piuttosto vicini alla piattaforma indicata dal Cnf, l’istituzione dell’avvocatura, con cui il ministro del Lavoro aveva condiviso la stesura della prima legge nel 2017. Da una parte si tratta di estendere la platea dei committenti a cui i vincoli sono applicabili: dovrebbero essere incluse, tra le controparti tenute a rispettare l’equo compenso, anche le imprese medie. Dovrebbe essere superata inoltre la cornice che vincola le norme attuali alle sole “convenzioni”, per evitare aggiramenti. Ma l’aspetto più delicato, in tempi di Recovery e di grandi liquidità pubbliche, riguarda la più concreta applicazione delle norme sui compensi ai rapporti fra i professionisti e la pubblica amministrazione. Che in base alla legge del 2017 è tenuta solo a “garantire il principio” dell’equo compenso. Una indeterminatezza di cui molte amministrazioni hanno in realtà approfittato. A cominciare da dicasteri come il Mef, capaci ancora fino a pochi mesi fa di bandi a zero euro. Di sicuro, anche su questo si misurerà la effettiva attenzione al sociale del governo Draghi.

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