Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, spiega che «se Salvini vuole dimostrarsi all’altezza di risolvere i problemi degli italiani» dovrebbe cominciare «a risolvere i problemi della politica quotidiana», a partire dalla partita sul Copasir.

Onorevole Lollobrigida, riuscirete alla fine a ottenere la presidenza del Copasir?

La vicenda del Copasir non riguarda Fratelli d’Italia ma la tenuta del sistema democratico. Nel momento in cui ha definito in capo all’opposizione la presidenza del Copasir, il legislatore ha voluto bilanciare il rischio che una maggioranza politica potesse utilizzare i servizi segreti per scopi impropri, come avvenuto in passato. Fratelli d’Italia oggi è l’unica opposizione ma ha dimostrato fin dalla sua nascita che l’ultima cosa a cui tiene sono le poltrone. Tuttavia in questo momento la battaglia è quella di garantire un sistema sia restando all’opposizione ed evitando che l’Italia si trasformi in un regime simile alla Corea del Nord, sia chiedendo il rispetto delle leggi costituzionali.

La presidenza è ora della Lega, che non vuole lasciarla. Come se ne esce?

Alla Lega come a tutte le altre forze politiche presenti in Parlamento chiediamo chiarezza. Si può cambiare la legge e decidere che alcuni ruoli non siano di pertinenza delle opposizioni, ma finché la legge dice altro non rispettarla è un atto di irresponsabilità verso i cittadini e verso il sistema democratico. Ma paradossalmente l’attrito può essere con chi si dichiara democratico e non fa nulla per rispettare la democrazia più che con chi è parte in causa.

Si riferisce al Partito democratico?

Non solo a loro, ma a tutte le forze che imputano alla destra di non rispettare le regole democratiche. Questa è l’occasione per dimostrare che la destra è l’unica forza che vuole far rispettare le regole della democrazia.

L’obiettivo è scongiurare la creazione di un precedente, perché se le maggioranze determinano cambi delle regole in corso, allora non avremmo più regole.

Come giudica la lettera congiunta dei presidenti di Camera e Senato?

L’opinione di Fico e Casellati è stata molto esplicita. Dicono che sulla composizione del Copasir, che in teoria dovrebbe essere paritetica tra maggioranza e opposizione, il fatto che Fratelli d’Italia oggi ha una presenza in parlamento ridotta non può avere il 50 per cento, perché sarebbe sproporzionato. Ma sulla presidenza anche loro hanno condiviso la nostra idea, spiegando tuttavia di non avere strumenti giuridici per farla rispettare.

Lo crede anche lei?

Beh, noi crediamo che i presidenti di Camera e Senato possano anche favorire certe dinamiche che garantiscano la tenuta del sistema democratico. Dire «non possiamo fare nulla» limita l’autorevolezza di coloro che lo affermano. Riteniamo che almeno in termini di moral suasion potrebbero muoversi di più.

Altrimenti?

Altrimenti auspichiamo che intervenga l’arbitro per eccellenza, cioè il Presidente della Repubblica. Non è un segreto che durante il governo gialloverde si parlava di presidenza del Copasir a noi e già allora sostenemmo che era necessario darla all’opposizione senza ingerenze della maggioranza, tant’è che poi andò al Pd.

Ma in questo caso potrebbe andare anche ad altri esponenti che sono all’opposizione, penso a Bonino, Fratoianni o gli ex grillini, per dirne alcuni. Sbaglio?

Gli altri esponenti dell’opposizione non hanno in termini regolamentari la stessa dignità di gruppo di Fratelli d’Italia, ma hanno comunque rilevanza. La loro presenza potrebbe essere garantita all’interno del Copasir tra i cinque membri di minoranza, tra i quali poi viene eletto il presidente.

Cosa farete per cercare di raggiungere un accordo con la maggioranza?

Una forza politica responsabile allinea la legge a quella che noi consideriamo una prepotenza.

È la violazione della legge l’errore, ma se la legge dicesse un’altra cosa ne prenderemmo atto. Le regole si fanno perché non si è sempre da una parte o dall’altra. Se fai una scelta di prepotenza quando sei in maggioranza, poi te la ritrovi quando sei all’opposizione.

Teme che la Lega possa anche proporre di cambiare la legge?

Con gli amici della Lega noi non abbiamo problemi. La Lega oggi è in condizione di risolvere un ruolo democratico. Il fatto che Fico e Casellati non abbiano voluto e potuto risolvere il problema dà un’occasione alla politica. Se Salvini vuole dimostrarsi all’altezza di risolvere i problemi degli italiani, cominci a risolvere i problemi della politica quotidiana.

Intanto il governo è alle prese con le proteste di commercianti e ristoratori. Servono date certe per la riapertura?

Questo governo è una cosa informe, nel senso che negli atti compiuti assomiglia in maniera impressionante al governo Conte. Se non peggio. In termini di rimborsi i commercianti in questa fase hanno ricevuto meno. I meccanismo sono completamenti sbagliati.

Siamo l’unica nazione d’Europa guarda al fatturato e non ai costi, ma anche un bambino delle elementari sa che il guadagno è il ricavo meno le spese. C’è gente che vede bruciare quello che ha costruito e senza date certe per la riapertura il turismo si sposta altrove, ad esempio in Grecia.

Il piano vaccinale stenta a decollare. C’è un problema di comunicazione tra Stato e Regioni?

Il piano vaccinale è stato fatto a livello nazionale e la concertazione con le Regioni è stata scarna. C’è stata poca condivisione. A nostro avviso il problema è a monte, cioè in chi ha rifiutato le richieste delle Regioni, ad esempio su quali fossero le categorie da vaccinare. Se avessero approvato il nostro emendamento per vaccinare, oltre agli anziani, i fragili e gli immunodepressi, sarebbe stato tutto molto più chiaro e non ci sarebbero stati i furbetti alla Scanzi.