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La persona al centro L’avvocatura si prepara alla sfida del Recovery

Due i pilastri: il coinvolgimento dei Coa e dialogo (alla pari) con gli altri protagonisti della giurisdizione
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La persona al centro della proposta dell’avvocatura italiana, con la giustizia al servizio dei cittadini. L’impegno del Cnf è totale in questo periodo storico delicato e al tempo stesso di svolta. Gli avvocati sono consci della sfida proveniente dal rilancio economico per il contrasto alla pandemia e vogliono farsi trovare pronti in vista della definitiva stesura ed attuazione del Recovery plan. Due i pilastri: il coinvolgimento di tutti i Consigli degli Ordini ed un dialogo con gli altri protagonisti della giurisdizione, pretendendo pari dignità. Per questo motivo si stanno facendo sempre più frequenti, seppur in modalità da remoto, i confronti tra il Consiglio nazionale forense e gli Ordini territoriali. Nell’incontro di pochi giorni fa si è dato spazio ai presidenti dei Coa in una riflessione ampia che ha tenuto conto delle linee programmatiche del ministero della Giustizia a guida Marta Cartabia. «Durante la pandemia – dice Cecilia Turco, presidente del Coa di Pistoia – ed ancora oggi gli Ordini sono stati un punto di riferimento molto forte per tutto il comparto giustizia. A tal proposito è opportuno che il Cnf rappresenti con forza le nostre idee ai tavoli di confronto istituzionale.

L’emergenza sanitaria ha posto l’accento sull’esigenza di accelerare i processi di digitalizzazione. Tema molto dibattuto nelle ultime settimane». La chiave di volta della ripartenza economica è rappresentata dalla giustizia civile. Seconda l’avvocata Turco, «le soluzioni che puntano all’abbattimento dell’arretrato, quali la mediazione demandata, non possono prescindere da una ordinata organizzazione della giurisdizione e dalla collaborazione con l’avvocatura. Nessuna preclusione ideologica verso l’ufficio del processo, ma è opportuno definirne i limiti ed inquadrare le attività». Il presidente degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo, ritiene il piano del Cnf, intitolato “Per un sistema giustizia a servizio della persona”, ricco di idee innovative e la base su cui costruire ogni interlocuzione con Via Arenula. Le riflessioni offerte dal numero uno del Coa meneghino hanno riguardato il futuro della professione e le prospettive per gli aspiranti avvocati. «L’esame di abilitazione – evidenzia Nardo – e le specializzazioni sono lo snodo su cui l’avvocatura italiana si gioca le carte più importanti. Servono interventi rapidi e decisi. Il Cnf dovrebbe farsi promotore di iniziative concrete ed organizzare delle simulazioni per fornire idonei strumenti ai candidati e ai commissari per affrontare l’esame. A Milano ci organizzeremo in tal senso».

Sul tema del deposito telematico degli atti penali Nardo si esprime in controtendenza rispetto ai suoi colleghi. «Nel recente incontro con il Cnf – afferma – non è stato possibile fare un approfondimento. Avrei ribadito il mio no al cosiddetto “doppio binario”, su cui si dibatte molto, e che provocherebbe una sorta di imbastardimento di una procedura altamente tecnologica. Se facciamo le battaglie per digitalizzare i documenti, propendere per il “doppio binario” sembra una contraddizione. In tutto questo contesto va però rilevato il comportamento costruttivo dei magistrati». Un altro autorevole esponente dell’avvocatura, Giovanni Immordino, presidente del Coa di Palermo, manifesta «apprezzamento per il notevole sforzo ed impegno profuso dalla nuova guardasigilli». Immordino ripone fiducia in un uso saggio delle risorse rinvenienti dal Recovery plan. «La ministra Cartabia – commenta – ha mostrato immediata attenzione, stanziando un budget di poco più di tre miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi da impegnare per assumere con contratti triennali 22mila nuovi dipendenti nel sistema giudiziario dal gennaio prossimo. Quasi 17mila addetti, laureati in legge o economia, devono dare forma al nuovo istituto dell’Ufficio del processo. Di fatto assistenti e collaboratori di giudici e magistrati, sul modello dei clerk anglosassoni, con compiti di ricerca e stesura delle bozze dei provvedimenti. Sono poi previsti 1.660 nuovi posti con funzioni tecniche e amministrative per laureati sulla base di contratti triennali, 750 per diplomati specializzati e tremila per non specializzati».

Fabrizio Spagnoli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Livorno, fa una disamina di largo respiro e riflette sull’esperienza di altri Paesi europei. «L’Italia – sottolinea – per diventare appetibile deve investire nel sistema giustizia e cercare di allinearsi al resto d’Europa. In Germania, dove non si deve combattere quotidianamente con il problema della criminalità organizzata, i giudici togati sono 25 ogni centomila abitanti. Da noi sono solo 11. La spesa per il settore giustizia lì è di circa 150 euro a cittadino, da noi 96 euro, compresi i costi dell’amministrazione penitenziaria». Il dibattito aperto nell’avvocatura ha assunto, dunque, un carattere stimolante. Nel piano del Cnf di un mese fa non passa inosservato un passaggio: «Ricordiamocelo tutti, basta un tratto di penna per cancellare un diritto» .

 

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