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«Più spazio a noi avvocati, così la giustizia cambierà»

Incontro tra il Consiglio Nazionale Forense e i presidenti dei Consigli dell'Ordine sulle proposte della ministra Cartabia per smaltire l'arretrato civile
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L’avvocatura italiana guarda con attenzione alle prossime mosse della ministra della Giustizia Marta Cartabia e intende ritagliarsi un ruolo da protagonista, com’è giusto che sia. In un incontro promosso dal Consiglio nazionale forense con i presidenti dei Coa sono emerse diverse indicazioni sulle tematiche da continuare a sottoporre a via Arenula. Un centinaio (quasi tutti) i rappresentanti degli Ordini territoriali intervenuti.

Un segnale confortante che denota l’attenzione e la preoccupazione da parte di chi ogni giorno si confronta con i problemi della giurisdizione, soprattutto di questi tempi con le aule dei tribunali vuote, le udienze che nel civile si tengono a trattazione scritta e i depositi telematici degli atti penali sempre più difficoltosi e non sempre a buon fine. Il Cnf ha mostrato attenzione alle linee programmatiche presentate pochi giorni fa dalla guardasigilli e intende dare un contributo fattivo, senza però dimenticare che i problemi della giustizia si possono risolvere attribuendo ai suoi protagonisti pari dignità. Nota dolente delle analisi continua a essere la giustizia civile.

Cartabia si è soffermata dando risalto agli strumenti di mediazione dei conflitti, snodo fondamentale per alleggerire il carico dell’arretrato dei procedimenti sia nei Tribunali che nelle Corti d’appello. «Uno degli ambiti interessati dai ddl incardinati in Parlamento – ricorda la ministra nel suo programma – riguarda la mediazione, la negoziazione, la conciliazione e in generale i cosiddetti strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, le Adr». Cartabia ritiene che questi strumenti siano «dotati di un grande potenziale, in particolare nel nostro ordinamento nelle specifiche condizioni date». L’Italia è attenta, in un’ottica comunitaria, alle esperienze di altri Paesi. «È ormai dato di esperienza consolidato in una prospettiva comparata con altri sistemi giuridici che le forme alternative di risoluzione dei conflitti producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia. Tuttavia il loro significato», nota ancora la guardasigilli, «supera questa intuitiva potenzialità: tutt’altro che alternative, queste forme di risoluzione delle controversie rivestono un ruolo che è piuttosto di complementarità rispetto alla giurisdizione». Il Cnf, a riprova dell’importanza della giustizia civile per la ripresa, ha redatto un piano denominato “Per un sistema giustizia a servizio della persona”.

Si tratta, come fa notare il tesoriere del Cnf Giuseppe Gaetano Iacona, di un progetto attento alle gravi disfunzioni e ai ritardi della giustizia, che inevitabilmente finiscono per incidere sull’assetto economico del Paese, minando la fiducia degli investitori. «Il piano – dice Iacona al Dubbio – non trascura il fatto che i primi a fruire della giustizia sono proprio i cittadini. Sono loro ad avere per primi diritto ad accedere al giudice senza remore e costi eccessivi, con la garanzia di una rapida definizione della controversia e di poter ricorrere nel caso di ingiustizia della decisione». Di qui la proposta, a partire dalla razionalizzazione dell’ordinamento con al centro la rivisitazione dei sistemi di Adr. Il Cnf opta per la loro non obbligatorietà e l’attribuzione di benefici reali, quali quelli fiscali, e l’estensione del gratuito patrocinio. «Altro punto su cui fare leva – aggiunge Iacona – è il ricorso alla giustizia complementare, vale a dire l’arbitrato, vero equipollente giurisdizionale, trasferendo in arbitrato le cause pendenti onde smaltire le pendenze arretrate, affidandole ai Coa». In quest’ottica l’avvocatura intende dunque ritagliarsi un ruolo da protagonista. La migliore organizzazione del servizio giustizia passa per un rafforzamento degli organici. «I nostri magistrati – sottolinea il tesoriere del Cnf – sono in numero inferiore rispetto a quelli degli altri Paesi europei, e le piante organiche del personale presentano vistose e inammissibili carenze, in talune sedi del cento per cento. Soluzioni utili sarebbero l’istituzione dell’Ufficio del processo e l’introduzione del court manager».

All’incontro promosso dal Cnf è intervenuta la presidente del Coa di Torino Simona Grabbi, che ha rivolto un pensiero a chi vuole indossare la toga e si accinge ad affrontare un rivoluzionato esame di abilitazione. «Si tratta – afferma – della sfida maggiore per i Consigli dell’Ordine di tutta Italia. Viviamo un momento delicato e con responsabilità dobbiamo pensare ai futuri colleghi. Non si può impedire ai giovani aspiranti avvocati di veder realizzare il loro sogno». Il presidente del Coa di Roma Antonino Galletti valuta positivamente i confronti periodici del Cnf: «Una buona iniziativa che va implementata e perseguita». Secondo Galletti, «mai come adesso v’è necessità di costante interlocuzione tra le istituzioni forensi per il bene comune nell’interesse dell’intera famiglia dell’avvocatura. Il Coa di Roma partecipa volentieri a queste iniziative per attingere da altre esperienze e offrire il proprio bagaglio di competenze».

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