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E la moglie del Chapo abbandonò i narcos: «Sono pentita di tutto»

moglie el chapo
Arrestata negli Stati Uniti, Emma Coronel godrà del programma protezione testimoni. È la prima volta per la compagna di un boss
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Durante le udienze in tribunale era sempre lì, in prima fila, a pochi metri dal suo compagno: la giacca Louis Vuitton, la camicetta Carolina Herrera, dei grandi occhiali da sole di Gucci dietro i quali ha osservato con devozione tutte le fasi del “processo del secolo”. «È un marito affettuoso e un padre premuroso», diceva di lui ai giornalisti che la assediavano come fosse una rockstar. Lei è Emma Coronel Aispuro, moglie di Joaquin Guzman detto “El Chapo”, il più importante e temibile boss dei narcos messicani, una fama seconda solo a quella del colombiano Pablo Escobar, per un decennio alla guida dello spietato cartello di Sinaloa, oggi a terminare i suoi giorni in un carcere di massima sicurezza del Colorado.

Quasi trent’anni in meno del marito, ex reginetta di bellezza dello Stato di Durango, un gusto smisurato per i vestiti firmati, “influencer” di successo con una pagina Instagram da 700mila follower ( in gran parte adolescenti latino- americane), creatrice di una linea di abbigliamento alla moda con le iniziali del marito, per il compleanno delle sue figlie gemelle ha trasformato una sfarzosa villa di campagna nella Sierra ; Madre in un pacchianissimo palazzo di Barbie. Una che non puoi non notare: già nel 2006 quando non ancora 18enne fece perdere letteralmente la testa al Chapo che si presentò da lei con tre file di musicisti e una di uomini armati fino al collo per chiederle la mano.

Emma Coronel, nata a Santa Monica in California, metà americana, metà messicana e figlia di un affiliato di medio livello al cartello di Sinaloa, titolare di un diploma di giornalismo, ha sempre amato i soldi e la bella vita. Negli anni ruggenti se ne andava in giro esibendo il tipico stile buchonas, come vengono chiamate nell’ambiente le compagne dei narcotrafficanti mutuando il termine da una marca di whisky: trucco pronunciato, abiti griffati, tacchi vertiginosi. Ma attenzione agli stereotipi, non è la classica decorazione che il capo si porta dietro con prosopopea del playboy. La “pupa” che riempie il guardaroba e trascorre tutto il suo tempo tra estetisti e viaggi di lusso con i proventi delle attività illecite del consorte. Il suo ruolo nell’organizzazione è stato centrale, ha pianificato e coordinato le attività criminali del cartello per anni, ha consigliato e aiutato il marito in centinaia di affari, Come spiega un interessante rapporto del think- tank Usa InSight Crime «le mogli dei narcotrafficanti in America latina esercitano funzioni multiple e sono figure sociologicamente in evoluzione, oscillando dal ruolo di vittime a quello di soggetti attivi delle azioni criminali dei mariti».

Emma Coronel rientra senza dubbio nella seconda categoria, meno nutrita ma comunque ricca di figure importanti come ad esmpio la celebre Enedina Arellano Félix detta narcomamie che nei primi anni 2000 in seguiti al l’uccisione e all’arresto dei suoi fratelli prese le redini del cartello di Tijuana.

Nel 2015 fu Emma a organizzare la clamorosa fuga del Chapo dalla prigione messicana di El Altiplano coordinando tutta l’operazione dall’inizio alla fine; un’evasione rocambolesca che sembra uscita dalla pena di uno sceneggiatore di Hollywood, avvenuta attraverso un tunnel lungo oltre un chilometro che sbucava direttamente nel bagno della sua cella. E negli anni della latitanza del marito letteralemnte braccato dalla polizia messicana e dalla Dea fu lei a tenere ufficialmente i contatti con i diversi luogotenenti del cartello, trasmettendo di volta in volta i messaggi ricevuti durante i loro incontri clandestini. Quando nel 2017 El Chapo venne di nuovo arrestato ed estradato definitivamente negli Stati Uniti provò a organizzare una nuova evasione. Stavolta senza successo: le inespugnabili prigioni statunitensi, temute più dell’inferno in terra dai capi dei narcos, erano una prova troppo difficile anche per una donna determinata e intelligente come lei.

Che alla fine, dopo anni di indagini non è riuscita a sottrarsi alla rete della giustizia. L’hanno arrestata a fine febbraio nel terminal dell’aeroporto di Dulles, in Virginia, con l’accusa di appartenere a una rete di trafficanti che esportava eroina, cocaina, marijuana e metanfetamina sul territorio degli Stati Uniti.

Tra i pezzi da novanta dell’organizzazione ci sarebbero proprio quattro figli del Chapo, attualmente latitanti con i quali non ha mai smesso di avere rapporti di affari.

Da donna dura e fedele al cartello quale è sempre stata i magistrati americani non si immaginavano quel che sarebbe accaduto pochi giorni dopo. Emma Coronel ha infatti deciso di collaborare con la giustizia statunitense ed è da pochi giorni ufficialmente una pentita.

Godrà del programma protezione testimoni e verrà assegnata assieme alle sue figlie gemelle in una residenza segreta per il resto della sua vita.

La sua testimonianza per gli investigatori americani è un tassello cruciale nella lotta ai narcotrafficanti e potrebbe infliggere colpi mortali al potente cartello di Sinaloa.

«È la prima volta che la moglie di un boss rompe pubblicamente con un cartello della doga, credo che abbia pensato principalmente al futuro delle due figlie», ha commentato la giornalista messicana Anabel Hernández che ha intervistato Emma Carbonel e con la quale aveva un rapporto personale.

 

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