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Caro Iacona, le prove si formano in Aula e non in uno studio Rai

Presa diretta di Riccardo Iacona celebra il processo Rinascita-Scott sulla Rai. Gratteri ringrazia lo Stato di diritto un po' meno
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L’ex senatore e avvocato di grido di Catanzaro che si presta in mille modi ad aiutare il clan e poi il ruolo della “massoneria deviata” che aggiusta i processi insieme ai soliti “burattinai”.

Saranno le motivazione di una sentenza di condanna di qualche mafioso, penserete voi. Neanche per sogno, sono le motivazioni con cui Riccardo Iacona spiega sul “Domani” di oggi – e scusate il calembour – la decisione di dedicare un’intera puntata di “Presadiretta” al processo anti-ndrangheta Rinascita Scott.

Nulla di male, replicherà ancora qualcun altro. Certo: non c’è proprio nulla di male per chi pensa che un processo possa essere celebrato in Tv di fronte al “pubblico pagante”. E si perché c’è un piccolo dettaglio che molti non conoscono o danno per scontato: il processo in questione, chiesto dalla procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, è ancora in corso. Anzi, è appena all’inizio. E dunque la trasmissione di Iacona piomba su quel processo rischiando seriamente di condizionarne gli esiti. Ma non parliamo certo di un caso isolato: la lotta alla criminalità organizzata giustifica da tempo qualsiasi forzatura delle regole dello stato di diritto.

E nonostante giornali e tv italiani nelle scorse settimane abbiano celebrato in pompa magna i cento anni di Leonardo Sciascia, nessuno pare aver assimilato la sua lezione. Soprattutto quella in cui lui, siciliano fino al midollo e nemico giurato di Cosa nostra, spiegava ai professionisti dell’antimafia che la criminalità organizzata non può essere sconfitta con la “terribilità della giustizia” ma solo con la forza del diritto.

Ma visto che il centenario di Sciascia è passato e le belle intenzioni le porta via il vento, oggi accade che l’ordinanza di un magistrato diventa una sentenza: sentenza di condanna, naturalmente. E non è un caso che Iacona nel suo articolo peschi a piene mani in quell’ordinanza presentandola come verità provata. Ma evidentemente deve essersi perso un piccolo passaggio: la prova si forma in dibattimento e non in uno studio della tv pubblica.

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