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L’Anm non ci sta: «Vaccinare magistrati e avvocati non è favoritismo»

verità
Il sindacato dei magistrati si schiera: "Nella piena consapevolezza della necessità che sia data precedenza, nel piano vaccinale, alle persone vulnerabili o con disabilità grave, chiediamo che venga inserito tra le categorie prioritarie il personale del comparto giustizia, compresa l'avvocatura"
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“La somministrazione del vaccino ai lavoratori del comparto giustizia non costituisce una indebita corsia preferenziale”. Lo ribadisce l’Associazione nazionale magistrati , prendendo atto dell’esclusione dal nuovo piano vaccinale in corso di approvazione, dei lavoratori addetti ai servizi essenziali dalle categorie sottoposte a vaccinazione prioritaria. Si tratta di un intervento, sottolinea l’Anm, “in evidente controtendenza rispetto alla più volte dichiarata necessità di dare continuità ai servizi essenziali”.

“La necessità di svolgere la maggior parte delle udienze in presenza – allo stato della normativa attuale e per l’incompleto percorso di digitalizzazione e di aggiornamento delle dotazioni informatiche – espone quotidianamente gli operatori della giustizia (personale amministrativo, magistrati e avvocati) al rischio di contrarre il virus e di trasmetterlo”, sostiene l’Anm. Negli uffici giudiziari, “molto spesso non dotati di adeguati sistemi di areazione e di locali idonei a garantire il necessario distanziamento – se non a costo di un eccessivo rallentamento del servizio, in danno dell’utenza – vi è, infatti, un inevitabile, frequente contatto diretto tra un notevole numero di persone, con evidente ed elevato rischio di diffusione del contagio e di sviluppo di focolai epidemici”.

Pertanto,” nella piena consapevolezza della necessità che sia data precedenza, nel piano vaccinale, alle persone vulnerabili o con disabilità grave, chiediamo che venga inserito tra le categorie prioritarie – a prescindere dall’età e dalle condizioni patologiche – il personale del comparto giustizia, compresa l’avvocatura”. Solo in questo modo, “peraltro, sarà assicurata uniformità sul territorio nazionale, tenuto conto delle vaccinazioni già eseguite o programmate in numerose Regioni, in base all’originario, condivisibile coinvolgimento dei lavoratori addetti ai servizi essenziali”.

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