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«Giustizia, occasione unica. Ultima parola alla ministra, pure sulla norma Bonafede»

Intervista a Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera: «Nessun processo potrà durare all'infinito»
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«È una finestra di opportunità che non si può lasciar andare. Tutti i partiti sembrano aver capito che, tra le condizioni indicate da Cartabia e l’urgenza del Recovery, persino la prescrizione è un nodo superabile». Alfredo Bazoli è capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera. È appena reduce primo vertice di maggioranza tenuto da Marta Cartabia a via Arenula. Ed è convinto che una giornata come quella di ieri abbia cambiato tutto: «Il metodo, che prevede condivisione ma anche la necessità della sintesi. L’approccio dei partiti, che sembra costruttivo. E la possibilità di riformare la giustizia senza farne più un vessillo da sventolare».

Potenza della Costituzione e di una ministra che ne afferma il primato, onorevole?

C’è un combinato disposto irripetibile. Innanzitutto l’autorevolezza della ministra, che le deriva dal ruolo ricoperto in passato. Le condizioni poste sul Recovery dalla Ue, che nel caso della giustizia pretende riforme capaci di accelerare i processi. Infine, per il Csm, la scadenza della primavera 2022: per quell’epoca il ddl dovrà essere approvato, altrimenti il nuovo Consiglio superiore sarà eletto con le vecchie norme. E a chiedere di scongiurare una simile eventualità è stato il presidente della Repubblica.

La necessità di far presto scoraggerà anche le resistenze del 5 stelle sulla prescrizione?

Sinceramente tra i segnali incoraggianti offerti dalla riunione ci sono le parole del ministro ai Rapporti col Parlamento Federico d’Incà, del Movimento 5 Stelle, che ha testualmente invitato tutti a “lavorare nell’interesse comune”, a “superare le divisioni” e “trovare un terreno condiviso anche sulla giustizia”. Se le premesse sono queste, si può ben sperare.

Intanto il metodo: la ministra ha proposto gruppi di lavoro sulle riforme del processo. Saranno formate da parlamentari?

No. Probabilmente ne faranno parte figure esterne al Parlamento ma anche al ministero: dovrebbero provenire dall’accademia, dalla magistratura e dall’avvocatura. Non si tratterà di commissioni ministeriali ma di gruppi agili, composti da poche persone. Insieme con il collega del Senato Franco Mirabelli ho chiesto che vi sia un costante rapporto fra questi gruppi, i relatori dei ddl ( Bazoli lo è per la riforma del Csm, nda) e in generale le commissioni Giustizia del Parlamento. Altrimenti le soluzioni trovate a tavolino rischierebbero di infrangersi sul dissenso politico. È un’accortezza tanto più necessaria se, di fronte a margini di disaccordo, l’ultima parola dovrà spettare alla ministra.

Ottimo, ma allora vuol dire che secondo lei sarà difficile trovare un accordo su tutto, prescrizione inclusa?

Potrebbero restare dissensi formali, dalle conseguenze non nefaste, su alcune specifiche soluzioni tecniche. Non credo ci saranno divergenze sulla sostanza dell’approccio. La riforma penale già all’esame della commissione Giustizia sarà emendata, non riscritta da capo. Se restassero margini di divergenza su come emendarla, è giusto che la ministra metta il punto.

A fine aprile gli emendamenti dovranno essere pronti. I 5 stelle potrebbero uscire dalla maggioranza, secondo lei, se la ministra indicasse una soluzione a loro sgradita sulla prescrizione?

Ma no, direi proprio di no. La norma Bonafede, che elimina la possibilità di veder estinto il reato dopo il primo grado, potrebbe anche essere mantenuta. Ma andranno previsti dei tempi limite per tutte le fasi del procedimento.

La “prescrizione per fasi” ipotizzata proprio da Walter Verini, giusto?

Sì, ma in un caso simile il dissenso potrebbe esserci sulle conseguenze del mancato rispetto di quei tempi limite. Non credo che potrà trattarsi di un dissenso dagli effetti irreparabili, da rottura della coalizione da parte dei 5 Stelle. Anche perché si potrebbe comunque prevedere, solo per fare un esempio, una sanzione endoprocessuale diversa per i processi conclusi in primo grado con una condanna rispetto quelli in cui c’è stata assoluzione. La conseguenza sul processo potrebbe cambiare anche in base alla gravità del reato.

D’accordo: ma lei ritiene si debba arrivare o no a evitare, per qualsiasi processo, una durata potenzialmente infinita, fatti salvi i reati che già prima della norma Bonafede erano imprescrivibili?

Assolutamente, per qualsiasi processo, andrà evitata una durata potenzialmente infinita. Sono convinto che da tale obiettivo non si possa prescindere. Dico di più: nei processi per reati come l’omicidio, che non si prescrivono mai, l’assenza della prescrizione va intesa nel senso che anche se il delitto viene scoperto dopo trent’anni, la persona va processata lo stesso. Questo però non significa che quel processo, una volta iniziato, possa prolungarsi vita natural durante. Anche in quel caso si dovrà arrivare a sentenza definitiva entro un termine ragionevole.

E la ministra Cartabia la pensa come lei?

Non ne ho il benché minimo dubbio. Innanzitutto perché una prospettiva del genere corrisponde perfettamente ai principi incardinati nella nostra Costituzione, dei quali la ministra è stata interprete come giudice e presidente della Consulta.

L’avvocatura, il Cnf in particolare, chiede di smaltire l’arretrato con la giustizia alternativa e complementare, più che con i giudici ausiliari a tempo: ne avete parlato?

Non siamo entrati nel dettagli degli aspetti organizzativi, che sono determinanti innanzitutto per la giustizia civile. Ma posso dire di aver registrato piena sintonia fra l’ottica del Pd e le idee di Cartabia anche sull’idea di privilegiare, nel civile, l’organizzazione rispetto alla procedura.

Quindi anche il ddl civile sarà rivisto?

Andranno cambiate poche norme mirate: siamo d’accordo sulla priorità da riservare all’organizzazione della giustizia. Cartabia si è specificamente soffermata sulle best practices, sul fatto che in alcuni tribunali, magari con un organico meno completo di altri, si raggiunge un’efficienza superiore grazie a un metodo di lavoro efficace. Aveva provato a introdurre un’impostazione simile già Andrea Orlando, quando propose di estendere a tutti gli uffici la logica seguita dall’ex presidente del Tribunale di Torino Mario Barbuto. Credo che quel discorso sarà ripreso.

Davvero l’efficienza avrà la meglio sulla propaganda?

Ripeto, è una finestra di opportunità irripetibile. Va colta. E forse anche in Italia smetteremo di considerare la giustizia come una perenne ordalia.

 

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