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«Io, donna multitasking, resto avvocato in ogni cosa che faccio»

Tra vita privata e impegni professionali. Carla Secchieri, consigliera del Cnf e vice presidente della Fondazione italiana per l’innovazione forense, sceglie l’8 marzo per raccontarci la sua storia
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«Perché ho deciso di fare l’avvocato? Per conquistare mio padre. Anche lui avrebbe voluto indossare la toga ma non poté permetterselo: andò a lavorare presto per mantenere la famiglia». Carla Secchieri, avvocato, vice presidente della Fondazione italiana per l’innovazione forense e tanto altro ancora, sceglie l’8 marzo per raccontarci la sua storia. Una vicenda simile a quella di tante altre donne che hanno scelto di fare l’avvocato cercando con molti sforzi e tanta passione di conciliare vita professionale e vita privata. «Perché – ricorda ancora Carla Secchieri – questa professione permea la vita: io sono avvocato sempre, è un atteggiamento mentale».

Quando eri bambina che cosa avresti voluto diventare?

Una viaggiatrice

Ci sei riuscita?

In parte. Ho fatto molti viaggi ma non quanto ne avrei voluti fare, però viaggio con la fantasia.

Sei stata anche “ambasciatrice” del Cnf in Cina.

A dire il vero non pensavo a questo tipo di viaggio ma è vero, sono stata in Cina in due occasioni. La prima al seguito di una missione dell’allora ministro della Giustizia Orlando, con i rappresentanti dei Commercialisti e dei notai e andammo in Cina a conoscere i nostri omologhi. Un viaggio davvero scomodo, eravamo seduti in fondo ad un piccolo aereo militare che non aveva abbastanza autonomia per compiere l’intero tragitto ed il sedile nemmeno si poteva reclinare. Il Cnf pagò anche la sua quota delle spese di volo!

E la seconda?

Fu in occasione della formalizzazione dell’atto costitutivo di Brila, The Belt and Road International Lawyer Association, tra Acla, l’associazione nazionale degli avvocati cinesi, e sessanta avvocature di tutto il mondo, tra le quali il ConsiglioNazionale Forense. Lo scopo di Brila era quello di promuovere gli scambi e la cooperazione tra avvocati e organizzazioni di avvocati implementando l’espansione dei servizi legali e supportando lo sviluppo di relazioni e occasioni di lavoro per i nostri Colleghi. La costituzione venne firmata l’8 dicembre 2019 ed il 31 gennaio 2020 è stato dichiarato lo stato di emergenza a causa del Covid, così ogni iniziativa ulteriore è stata congelata, speriamo tanto di poterla riprendere quanto prima possibile.

Questo viaggio è stato più confortevole?

Sì il volo era di linea, ma la trasferta è stata di quattro giorni, di cui due di viaggio.

E com’è che sei diventata avvocato?

L’ho fatto per conquistare mio padre. Ero la terza figlia femmina e mi sono sempre sentita “in più” perché i miei cercavano un figlio maschio, che è arrivato dopo di me. Mio padre avrebbe voluto diventare avvocato ma non aveva potuto permetterselo perché doveva lavorare per mantenere la sua famiglia e si impiegò in banca, così quando si trattò di scegliere dopo le scuole superiori tra la scuola d’interprete, chimica in cui ero molto brava, e giurisprudenza, scelsi giurisprudenza, sapendo che mio padre ne sarebbe stato felice.

E l’hai conquistato?

Certo, quando mi sono laureata ha pianto di gioia.

Il tuo impegno è andato ben oltre quello strettamente professionale. È lungo l’elenco delle tue qualifiche e degli incarichi che hai svolto: presidente della Camera Civile di Padova, Consigliera tesoriere dell’Ordine e dell’Unione Triveneta, Consigliera Nazionale, componente la delegazione italiana al CCBE, vice presidente della Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense. Come nasce tutto questo?

Per caso. Avevo due bimbi piccoli e mio marito si era trasferito per lavoro a Rieti. I bambini andavano a letto prestissimo e io avevo bisogno di sentirmi occupata e non sapevo ricamare! Scherzi a parte, pensavo – e ne sono convinta tutt’ora – che l’attività dell’avvocato non si fermi tra le mura dello studio o nell’attività in Tribunale, ma vi sia un preciso ruolo da svolgere nella società. A quel tempo decisi di doverlo scoprire. L’occasione fu la proposta di concorrere alla costituzione della Camera Civile di Padova ed accettai. Erano gli inizio degli anni ’90, in cui non c’era molto associazionismo. L’esperienza è stata bellissima, molto formativa, grazie ad un gruppo di colleghi anche più grandi di me, da cui ho imparato e con cui ho avuto uno scambio professionale ma anche culturale ad ampio raggio e senz’altro di grande spessore umano.

Come te la sei cavata nel conciliare impegni familiari, di studio e istituzionali?

Sono stata molto supportata da mio marito, anche se a volte a distanza, da una suocera d’oro e da mio padre: avevano grande rispetto per la mia attività di avvocato e compreso che anche gli impegni in associazione prima e in Consiglio poi ne costituivano parte imprescindibile.

Arriviamo all’impegno istituzionale in Consiglio.

Anche qui avvenne per caso. Ero diventata vice pretore onorario e in quel periodo si stava varando una importante novella del codice di procedura civile, molto osteggiata dalla classe forense. Una parte dell’avvocatura spingeva perché i v.p.o. si dimettessero in massa come segno di protesta ma io ero contraria perché ritenevo che avremmo deprivato di un servizio il Tribunale e chiesi supporto al Consiglio dell’Ordine e così ebbi modo di avvicinarmi all’istituzione. In seguito mi candidai e venni eletta.

Non credo avessi tanto tempo per dormire…

E no! Mi alzavo prestissimo per preparare me e i bambini e mi giostravo tra casa e studio e dopo cena mi mettevo a lavorare per il giornale PQM che era la voce degli Avvocati padovani.

C’era “contaminazione” tra i settori della tua vita? Come coordinavi l’ambito familiare con quello professionale/istituzionale?

Ho cercato di tenere separato l’ambito familiare da quello lavorativo e mi sono scelta un marito non avvocato, cosa che ha senz’altro facilitato la distinzione. Mio marito è un chimico e così mi sono ricongiunta tramite lui con l’altra mia passione. Devo aggiungere che è impossibile evitare che ci siano dei vasi comunicanti tra la vita personale, quella familiare e quella lavorativa: ad esempio la capacità di mediare che si impara nella professione diventa parte di noi e si applica nella vita quotidiana. La mia professione permea la mia vita, io sono avvocato sempre, è un atteggiamento mentale.

E che mi dici delle competenze che hai acquisito in campi così specifici come IT, data protection e privacy e antiriciclaggio?

Le linee guida diffuse dal CNF provengono dai gruppi che coordini tu?Ancora una volta per caso. Mi sono stati proposti degli incarichi e li ho accettati per curiosità. Ad esempio per IT ero stata incaricata dal mio COA di occuparmi dell’informatica nella professione forense: nessuno voleva farlo ed io ero la più giovane in Consiglio, così toccò a me. Allora decisi di studiare la materia per fare un buon lavoro e mi sono appassionata: l’informatica richiede rigore ed anche questa è una forma di disciplina. Lo stesso è avvenuto per le altre materie: mi hanno proposto di seguirle ed io lo ho studiate, anche per capire come funzionavano. Sono stata anche fortunata a trovare dei compagni di lavoro di grande competenza con cui è stato bello confrontarsi.

Insomma, hai continuato e continui a seguire ciò che ti incuriosisce?

Sì. Ora che mi ci fai pensare, ho continuato a viaggiare rincorrendo la mia curiosità di conoscere cose nuove. Mi rendo conto che sono diventata ciò che volevo da bambina: una viaggiatrice anche nella conoscenza.

Ti faccio una domanda obbligatoria perché oggi è l’8 marzo, festa della donna. Quanto ha inciso nella tua vita e nelle tue scelte essere donna?

La mia femminilità è parte di me. Non mi sono mai sentita di dover essere altro da quella che sono. Certo, appartengo ad un territorio dove non c’è tanto pregiudizio. Ricordo un unico atto discriminatorio da parte di un cliente per cui seguivo vicende societarie: mi lasciò dopo la nascita di mio figlio pensando che non avrei più potuto seguirlo come prima.

Concludiamo con una domanda divertente: dimmi tre oggetti che ti individuano.

Il mio Mac; il Bimby; i miei libri. Dalla citazione del Bimby mi rendo conto di aver omesso una passione importante: la cucina…La cucina mi rilassa, mi diverte molto. Quando cucino sono io e basta anche se capita che mi rilassi al punto da aprire la mente e trovare soluzioni per problemi di lavoro.

Allora l’avvocatura c’entra solo per caso con la cucina?

L’avvocatura c’entra sempre: al gruppo Facebook di Toghe e teglie siamo iscritti in tantissimi Avvocati!

 

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