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Violenze nel carcere di Sollicciano, altre tre segnalazioni per presunti pestaggi

Carcere di Sollicciano, Firenze
Stesso modus operandi a Sollicciano, denuncia l'associazione "L'Altro diritto", dove 9 agenti sono stati raggiunti a gennaio da una misura cautelare
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È notizia recente che nove agenti penitenziari, tra i quali un’ispettrice, sono stati raggiunti dalle misure cautelari perché avrebbero pestato due detenuti in momenti differenti nel carcere di Sollicciano. Uno nel 2018 e l’altro a maggio del 2020. Ora però emerge, grazie alla segnalazione alla procura di Firenze da parte dell’associazione L’Altro Diritto, che si sarebbero verificati altri tre casi di abusi con lo stesso modus operandi che confermerebbe il clima di terrore perdurato nel tempo a Sollicciano.

Parliamo di casi che ovviamente saranno vagliati dalla magistratura inquirente, ma colpisce il fatto che a compiere i presunti pestaggi e umiliazioni, con tanto di minaccia per ottenere il ritiro della denuncia, sarebbero state le stesse persone raggiunte dalla custodia cautelare.

Il ruolo fondamentale dell’associazione “L’Altro Diritto”

Ma andiamo con ordine. L’Altro Diritto, fondata nel 1996 presso il Dipartimento di Teoria e storia del diritto dell’Università di Firenze, si occupa principalmente dei diritti delle persone in esecuzione penale. Grazie alla Convenzione firmata con il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, da anni ha esteso la sua attività all’intero territorio nazionale. La convenzione con il Dap ha l’obiettivo di consentire che “ogni detenuto possa esercitare i diritti stabiliti dalle vigenti leggi” e autorizza tutti gli operatori del Centro a mettere in atto ogni forma di sostegno utile a tal fine. Non è un caso che è la prima associazione chiamata a ricoprire un incarico di Garante dei detenuti, per il carcere di San Gimignano. Ora, a seguito della notizia dell’inchiesta relativa a fatti qualificati come tortura nel carcere di Sollicciano, l’associazione ha segnalato alla procura competente tre casi di cui è venuta a conoscenza nel corso dei colloqui settimanali con le persone detenute nel carcere di Sollicciano.

Il primo caso l’8 ottobre scorso “invitato” a rimettere la querela

Il primo caso riguarda un detenuto che, l’8 ottobre scorso, a colloquio con Giuseppe Caputo, coordinatore del Centro di Informazione giuridica de L’Altro Diritto, ha raccontato di un episodio avvenuto il 12 agosto. Ha riferito di essere stato vittima di un “pestaggio” da parte di agenti di polizia penitenziaria e ha mostrato copia della denuncia-querela da lui sporta. Cosa gli sarebbe accaduto? Dopo aver ricevuto notizie negative circa la propria istanza di trasferimento al carcere di Massa (per riavvicinamento con la famiglia e in particolare con il figlio minore), è andato in escandescenze ribaltando un tavolo. Subito dopo, però, si è calmato e ha messo a posto il tavolo e terminato tranquillamente il colloquio. Dopodiché, i due agenti che lo stavano riaccompagnando in sezione lo avrebbero portato in bagno e cominciato a colpirlo per punirlo. Nel corso dello stesso colloquio con Caputo, ha mostrato una copia della propria cartella clinica da cui si desume che, il giorno del presunto pestaggio, il detenuto si è recato in infermeria dove ha chiesto di essere sottoposto a visita medica riferendo di essere stato percosso. Il referto, però, ha riportato la dicitura per la quale «allo stato degli atti non è possibile esprimere una valutazione circa la compatibilità della lesione con le circostanze di tempo, modo e luogo riferite». Il medico stesso ha prescritto i raggi x da cui è risultata una frattura delle ossa nasali. A seguito della denuncia, il detenuto però racconta che avrebbe subito pressioni volte a fargliela ritirare. Secondo quanto segnala L’Altro Diritto, sembra che al detenuto venisse prospettato, in mancanza di remissione di detta querela, il rigetto della nuova istanza di trasferimento. Di fronte ad agenti e ufficiali di Polizia giudiziaria all’interno dell’Istituto di Sollicciano, ha rimesso la querela dichiarando testualmente: «nelle condizioni in cui ero, non escludo che possa avere avuto anche io una reazione scomposta verso operatori della polizia penitenziaria».

“Denudato e obbligato a fare delle flessioni”

Il secondo caso riguarda un detenuto italiano il quale, sempre in un colloquio con lo Sportello Documenti e Tutele di L’Altro Diritto, ha raccontato di un pestaggio avvenuto il 12 dicembre del 2019: sarebbe stato sottoposto a colpi, calci, schiaffi e sputi durante il trasferimento verso la sezione Transito in seguito a un colloquio con “l’ispettrice del reparto Penale” in cui il detenuto affermava di non voler essere collocato in cella con detenuti non italiani (“di etnia nordafricana”), stante anche le condizioni di sporcizia e abbandono della cella.In particolare, il detenuto sarebbe stato convocato nell’ufficio dell’Ispettrice dove ha riferito di non voler essere trasferito al reparto Penale e ha chiesto di essere accompagnato in reparto Accoglienza o Isolamento, minacciando atti anticonservativi nell’ipotesi di trasferimento in reparto Penale e nella cella a lui assegnata. A quel punto, il detenuto sarebbe stato allontanato dall’ufficio e fatto attendere nell’atrio, dove successivamente lo avrebbero perquisito, fatto denudare e obbligato a fare flessioni sulle gambe alla presenza dell’ispettrice e di 4 agenti di polizia penitenziaria. A quel punto due agenti lo avrebbero preso sotto braccio e trasferito al Transito: durante il tragitto lo avrebbero preso a calci, schiaffi e sputi. Arrivato alla sezione Transito, lo hanno accompagnato in infermeria dove ha riferito al medico di guardia di essere stato sottoposto a percosse e lesioni durante il tragitto. Il medico ha riscontrato le lesioni e le ha ritenute compatibili con quanto riferito. Dopodiché, il detenuto sarebbe stato richiamato nell’ufficio dell’Ispettrice che ha provveduto ad informarlo del rinvenimento, durante la perquisizione degli effetti personali, di un telefono cellulare. Il detenuto ha riferito all’operatore de L’Altro Diritto di aver provveduto, il 27 gennaio scorso, a sporgere denuncia presso un ispettore che gli avrebbe però consigliato di astenersi dal farlo per evitare di “avere ulteriori problemi all’interno dell’istituto”.

Ammanettato “mani e piedi” e messo in posizione prona

Il terzo caso riguarda un altro detenuto straniero che ha riferito all’operatrice dello Sportello Documenti e Tutele di L’Altro Diritto di essere stato oggetto di maltrattamenti il 28 dicembre scorso. Nello specifico, il detenuto ha riferito che durante una perquisizione della propria cella (perquisizione motivata dalla presenza di alcool in un detersivo) sarebbe stato fatto uscire per recarsi al piano inferiore davanti alla Sezione, ossia in un luogo di passaggio per agenti, detenuti e operatori. Il detenuto racconta che si è rifiutato di entrare nella stanza dell’ispettrice In ragione della mancanza di telecamere. In seguito a tale rifiuto, gli agenti avrebbero proceduto alla perquisizione personale in luogo aperto al passaggio di persone, quindi inadatto all’operazione di perquisizione stessa. Il detenuto è stato spogliato dei propri abiti. A quel punto, dietro pretesto del rinvenimento di una lametta nei vestiti del detenuto (lametta che il detenuto non ha riconosciuto come propria), lo stesso sarebbe stato ammanettato “mani e piedi” e messo in posizione prona. Un agente di polizia penitenziaria si sarebbe seduto sulla sua schiena. A quel punto, due agenti lo avrebbero sollevato e trasportato in reparto isolamento. Durante questo trasferimento, al detenuto gli sarebbero stati inferti calci nelle parti intime. Sarebbe rimasto in isolamento per otto giorni. Come se non bastasse, il detenuto è stato messo a conoscenza, dal proprio educatore, del fatto che era stata sporta denuncia-querela nei suoi confronti per gli eventi del 28 dicembre da parte degli agenti coinvolti. Non è stato convocato per il consiglio di disciplina ed è quindi ignaro del contenuto della denuncia. Il detenuto, vittima del presunto pestaggio, ha riferito all’associazione L’Altro Diritto di avere parlato dei fatti con il Comandante, e di averli comunicati al proprio legale tramite lettera. Tre casi da vagliare, ma molto simili a ciò che emerso dalle indagini della Procura per quanto riguarda due detenuti dello stesso carcere di Sollicciano.

Nel frattempo, per quanto riguarda i morti del carcere di Modena durante la rivolte di marzo, giunge notizia che la Procura ha chiesto l’archiviazione. Secondo la magistratura, i decessi sono da attribuire a overdose da metadone e altri farmaci dopo il saccheggio dell’infermeria del Sant’Anna. Resta aperto, invece, il fascicolo sulla morte di Salvatore Piscitelli, il 40enne deceduto in carcere ad Ascoli Piceno dopo essere stato trasferito già in condizioni critiche da Modena, in merito al quale cinque detenuti hanno presentato, lo scorso novembre, un esposto in cui si denuncia un’omissione di soccorso nei suoi confronti.

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