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La morte di un recluso a Larino riapre il caso delle misure deflattive

L'umo, detenuto nel carcere molisano di Larino, era stato dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato per covid. Giovedì scorso il decesso
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È morto tre ore dopo essere stato dimesso dall’ospedale dove era ricoverato per infezione da Covid 19. Una prima diagnosi parla di arresto cardiocircolatorio. Oggi dovrebbero effettuare l’autopsia sulla salma del 57enne detenuto albanese del carcere di Larino, deceduto giovedì scorso, poco dopo essere stato dimesso dal reparto di Malattie infettive dell’ospedale Cardarelli. L’esame autoptico è stato disposto dalla Procura di Larino che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, dopo il decesso avvenuto giovedì alle 15.30 in carcere. Attualmente, il cadavere del 57enne è custodito nella cella frigorifera dell’obitorio dell’ospedale San Timoteo di Termoli, a disposizione della Magistratura frentana, mentre non è stato ancora deciso dove far effettuare l’autopsia, potrebbe essere anche trasferita fuori regione.Si cercherà quindi di chiarire le effettive condizioni di salute dell’uomo, albanese residente in Italia da tempo, al momento delle dimissioni dall’ospedale dove era stato assistito per infezione da Covid-19. Il caso riporta alla luce le condizioni dei detenuti del carcere di Larino dove già in autunno era scoppiato un grosso focolaio con decine di contagi.

Nelle ultime settimane 15 persone positive nel carcere di Larino

Purtroppo nelle ultime settimane ci sono stati nuovi casi all’interno della Casa circondariale frentana con circa 15 persone risultate positive al Sars-Cov2. Sulla vicenda è intervenuto Aldo di Giacomo. L’esponente del Sindacato Polizia Penitenziaria ha puntato i riflettori sul caso del detenuto deceduto e ha chiesto nuovamente che ai detenuti e agli agenti penitenziari venga somministrato uno dei due vaccini precedentemente autorizzati dall’Aifa, vale a dire Pfizer o Moderna e non quello di AstraZeneca. Di Giacomo contesta infatti la decisione del governo di far somministrare ai detenuti, ma anche alle forze dell’ordine e agli insegnanti, il vaccino AstraZeneca che al momento sembra essere meno efficace per persone che hanno superato i 55 anni d’età e con patologie accertate. Dubbi che sono legati anche all’efficacia contro le varianti del virus che stanno emergendo negli ultimi mesi anche se al momento anche il terzo vaccino approvato in Italia è considerato affidabile e sicuro contro la variante inglese del virus.Ma se da una parte c’è il discorso vaccini, dall’altra rimane la questione delle misure per alleggerire la popolazione penitenziaria. Com’è detto, l’effetto delle misure deflattive si è esaurito e c’è il rischio che il numero dei detenuti ritorni a crescere. Forse è il momento adatto, visto il cambio di governo, magari più orientato a osservare i precetti costituzionali, a mettere sul tavolo quelle misure che sono state accantonate dall’ex ministro Bonafede. Ad esempio c’è la misura, frutto di un emendamento presentata dal deputato Roberto Giachetti su proposta del Partito Radicale e da Nessuno tocchi Caino, ma anche dal deputato Franco Mirabelli del Pd, che è quella già in vigore in Italia quando ci fu la sentenza Torreggiani: ovvero la liberazione anticipata speciale che porta i giorni di liberazione anticipata da 45 a 75 ogni semestre. In sintesi, c’è da valutare tutte quelle misure volte a liberare gli spazi che non ci sono per isolare i detenuti positivi o creare il distanziamento fisico come il protocollo sanitario impone. Ma questo dovrebbe valere a prescindere della pandemia, anche perché in futuro potrebbe accadere qualsiasi altra emergenza.

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