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Il Garante: «Bene l’Emilia-Romagna ma i morti di Modena non vanno dimenticati»

Visita regionale del Garante nazionale che si è svolta in due tappe (dal 30 novembre al 4 dicembre 2020 e dal 24 al 29 gennaio 2021)
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Sette Istituti penitenziari, quattro questure, quattro Comandi dei Carabinieri, quattro residenze sanitarie assistenziali per persone anziane, due Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche (Rems), due servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc), un Istituto penale minorile (Ipm), un Centro di prima accoglienza (Cpa) e una comunità per minori. Sono questi i luoghi visitati in Emilia Romagna dal Collegio del Garante nazionale insieme a dodici persone dello staff, suddivisi in tre sotto-delegazioni, nel corso della visita regionale che si è svolta in due tappe (dal 30 novembre al 4 dicembre 2020 e dal 24 al 29 gennaio 2021).Un quadro complessivo che sarà elaborato in uno specifico Rapporto, articolato nelle diverse aree d’intervento del Garante nazionale e inviato ai corrispondenti interlocutori istituzionali, molti dei quali incontrati nel corso delle giornate emiliane-romagnole.

Visitati sette istituti penitenziari

Il Garante sottolinea come emerga la forte potenzialità di un territorio ricco di sensibilità sociale, di esperienze avviate nel periodo precedente all’emergenza sanitaria e di solida capacità amministrativa: parametri, questi, a cui non sempre corrisponde la realtà concreta di quelle strutture emblematiche della complessità che il Garante è chiamato a visitare per esercitare il proprio compito di vigilanza preventiva. Sono sette gli Istituti penitenziari visitati (Bologna, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Ravenna e Reggio Emilia) e il Garante ha potuto riscontrare che sono risultati strutturalmente e funzionalmente inadeguati al presente, al di là dell’impegno e della professionalità innegabili di chi vi opera.

Mancano le strutture dei bambini minori di 3 anni con madri detenute

Alla delegazione del Garante nazionale ha colpito il fatto che l’attuale mancanza di strutture adeguate alle esigenze dei bambini inferiori ai tre anni con madri detenute, «costringa a ragionare ancora – a dieci anni dalla legge di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori – di sezioni “nido” all’interno del carcere, attualmente in fase di allestimento nel carcere della Dozza di Bologna. Nessuna Casa-famiglia protetta e nessun Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) è infatti presente o in via di realizzazione in tutta la regione». La visita all’Istituto di Modena, anche se breve, ha voluto testimoniare l’attenzione del Garante a quanto avvenuto nel marzo scorso, con il carico di vite perse, affinché un esito così drammatico – come osserva il garante stesso – «non sia troppo frettolosamente archiviato nella coscienza collettiva». Risulta, invece, molto positivo l’investimento sullo studio e sulla formazione dell’Istituto penale minorile di Bologna: l’iscrizione all’università di due giovani diplomatisi nel 2020, la partecipazione attiva alle scuole ai vari livelli, ai corsi e ai tirocini formativi ne sono un segnale evidente. «Appare – osserva il Garante nazionale-, invece urgente un investimento per gli ambienti del Centro di prima accoglienza, luogo spesso del primo impatto per i minori privati della libertà».Il Garante affronta anche il tema della salute. Negli Spdc, i reparti del servizio psichiatrico diagnosi e cura, da tempo è in corso nella regione una campagna volta a ridurre l’uso della contenzione, anche di tipo farmacologico. Si tratta di un percorso importante che sta dando i suoi frutti e che rappresenta una via per altre strutture analoghe. «Rimane – sottolinea Il Garante – la criticità relativa a taluni ambienti e alle condizioni strutturali, certamente migliorabili».

Alcune criiticità nel prossimo rapporto

Osserva anche che il dialogo tra le istituzioni della sanità e quelle della giustizia non sempre è facile. Il Garante nazionale è disponibile a dare quindi il proprio sostegno per favorire tale confronto al fine di superare alcune evidenti criticità che finiscono col riflettersi sull’accesso ai servizi della salute delle persone ristrette. Il Garante nazionale ha visitato le due residente per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) attualmente operanti nel territorio regionale (la Casa degli Svizzeri a Bologna e il Casale di Mezzani vicino a Parma) apprezzando la qualità della presa in carico delle persone ospitate e gli sforzi tesi a favorire il loro percorso di reinserimento, in dialogo continuo con il territorio. Ma alcune specifiche criticità saranno evidenziate nel Rapporto che sarà redatto sulla visita.Nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), il Garante osserva che è ancora molto da rielaborare l’esperienza vissuta, soprattutto nella prima fase dell’emergenza sanitaria, talvolta con focolai importanti e un significativo numero di decessi tra gli ospiti. Positiva la riapertura delle strutture agli incontri con i familiari, seppure in maniera protetta, mentre «desta, invece, qualche preoccupazione la mancata adesione al programma di vaccinazione di una parte del personale di talune strutture monitorate». Riguardo alla vaccinazione, il Garante nazionale dopo la risposta positiva alla richiesta di vaccinare le persone detenute insieme al personale che opera negli Istituti penitenziari, continua a monitorare la situazione affinché sia garantita la tutela della salute di tutti, in qualsiasi condizioni si trovino.

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