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“Caso Piemonte”, a breve solo 5 direttori per 14 penitenziari

ingiusta detenzione
Il garante regionale Bruno Mellano denununcia la situazione precaria delle carceri in Piemonte e le difficoltà che hanno i dirittori a gestirle
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C’è una situazione insostenibile nei penitenziari del Piemonte. Oltre alla carenza strutturale dei ruoli intermedi della Polizia penitenziaria e la cronica mancanza di educatori, si aggiunge il “problema dei problemi”: ci sono solo 7 direttori del carcere su 14 istituti penitenziari piemontesi e diversi di loro sono responsabili di due o più carceri. Anzi, attualmente scendono a quota 6, considerando che il direttore del carcere di Ivrea (istituto conosciuto per i presunti pestaggi e dove la procura – dopo la richiesta di archiviazione- è stata costretta a rifare da capo l’inchiesta), oltre che essere vice direttore di Alessandria, da settembre risulta assente per motivi di salute. Come se non bastasse c’è il direttore del carcere di Cuneo che si appresta ad assumere il nuovo, prestigioso incarico di direttore della Casa di reclusione di Milano Bollate. Cosa significa? Con la sua nuova collocazione, la cui sostituzione si può ragionevolmente pensare non sia immediata, si arriva a 5 direttori su 14 istituti penitenziari piemontesi.

La preoccupazione del garante regionale Bruno Mellano

A essere molto preoccupato è il garante regionale delle persone private della libertà Bruno Mellano. Per questo si è attivato segnalando la problematica al Dap e a tutte le autorità possibili. «In queste condizioni – spiega il Garante a Il Dubbio – si apre l’anno nuovo con un vero e proprio “Caso Piemonte”. Il problema è cronico e credo che l’Amministrazione penitenziaria centrale debba prevedere concorsi o chiamate di personale su base territoriale, se non regionale almeno distrettuale». Questo per vincolare l’assunzione dei nuovi futuri dirigenti e in generale del personale «a un periodo di servizio significativo ed effettivo nella sede per cui si è presentata la candidatura – sottolinea sempre Mellano – per evitare inconvenienti come la cronica difficoltà a reperire le professionalità necessarie per alcuni territori e sedi considerate “disagiate”, come pare essere considerato anche il Piemonte, in particolare alcune sue sedi».

Due carceri per ogni direttore

Per capire bene i numeri, è il caso di entrare nel dettaglio reso pubblico dal Garante regionale. C’è il direttore Giorgio Leggieri, pronto ad assumere la direzione di Bollate, che ha la responsabilità degli istituti di Cuneo e Aosta, così come Giuseppina Piscioneri deve gestire contemporaneamente le Case di Reclusione di Alba e Saluzzo, mentre la Assuntina Di Rienzo somma le competenze della Direzione della Casa di Reclusione a custodia attenuata di Fossano e la vice Direzione della Casa Circondariale di Torino. Elena Lombardi Vallauri ha la responsabilità dei due istituti di Alessandria, Casa di Reclusione San Michele e Casa Circondariale don Soria. Antonella Giordano dirige la Casa Circondariale di Vercelli e quella di Verbania, mentre la dottoressa Tullia Ardito la Casa Circondariale di Biella e quella di Novara. Infine c’è Alberto Valentini che dirige la Casa di Reclusione di Ivrea e in contemporanea svolge il compito di vice direttore di Alessandria. Purtroppo però, com’è detto, si aggiunge il fatto che da settembre sta male.

L’ultimo concorso per dirigenti è stato fatto 23 anni fa

L’ultimo concorso per dirigenti risale addirittura al 1997, mentre quello finalmente indetto lo scorso anno per 45 posti da direttore ha le prove d’esame che sono già state rinviate al prossimo gennaio per l’elevato numero di candidati (12.000) e si prevede che i tempi per reclutare i nuovi direttori si allunghino di almeno due anni, rispetto al calendario inizialmente previsto. «Manca persino un contratto di lavoro nazionale per i direttori di carcere!», osserva Bruno Mellano. «Una situazione obiettivamente insostenibile, in generale per il Paese ma in particolar modo per il Piemonte e che ho sottoposto al capo del Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, e che si va cronicizzando sempre più», conclude il garante della regione Piemonte.

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