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Carcere Tolmezzo, il Covid al 41 bis: tutti contagiati

Tolmezzo
Tolmezzo il Covid al 41 bis ha contagiato tutti i dodici detenuti ospitati. Il timore è che possa arrivare a Parma dove ci sono reclusi anziani e malati
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Tolmezzo il Covid al 41 bis. Dopo i sei reclusi positivi al Covid 19 (tra i quali almeno 4 sono finiti in ospedale) al carcere duro di Opera, ora il contagio è arrivato al carcere friulano di Tolmezzo con una sezione intera al 41 bis contagiata. Sono circa 12 i reclusi risultati positivi, mentre almeno per ora risultano passati indenni gli internati (ricordiamo che a Tolmezzo c’è la casa lavoro) che vivono in una sezione a parte. Anche in questo caso nella scorsa ondata, i detenuti al carcere duro erano stati risparmiati. C’era stato un piccolo focolaio insorto dopo il trasferimento di cinque detenuti dal carcere di Bologna, all’epoca teatro di un enorme contagio e ancora oggi rimane il mistero dell’avventato trasferimento. Ma ora il problema è un altro.

41 bis inviolabile secondo alcuni opinionisti e magistrati

A Tolmezzo il Covid al 41 bis è entrato nel luogo che, per numerosi opinionisti e anche taluni magistrati, era considerato inviolabile. D’altronde, a parte casi eccezionali, diversi magistrati di sorveglianza hanno rigetto le istanze relative alla misura alternativa al carcere duro (parliamo dei soggetti anziani o pieni di gravi patologie), sottolineando il fatto che essere ristretti in regime di 41 bis e quindi in celle singole e con tutte le limitazioni del regime differenziato, c’è protezione dal rischio di contagio.Così non è. Ma non solo. L’avvocata Maria Teresa Pintus ha un assistito al 41 bis di Tolmezzo, ovviamente risultato positivo al Covid, e ha spiegato a Il Dubbio che durante la prima ondata, sia la direzione che il magistrato di sorveglianza, non avevano acconsentito alla richiesta del recluso al carcere duro di essere rifornito dall’area sanitaria competente di mascherine per evitare il contagio. Non solo era arrivato il diniego, ma il magistrato di sorveglianza di Udine ha scritto nero su bianco che «tuttora le mascherine sono necessarie solo per i sanitari» e che comunque potrà comprarle «quando saranno disponibili sul mercato e a spese del detenuto».

«Da qualche settimana gli agenti mettono la mascherina»

Questo accadeva a marzo. «In realtà – spiega l’avvocata Pintus ha il Dubbio – il mio assistito mi ha spiegato che solo fino a qualche settimana fa c’era poca attenzione, e solo da poco ora tutti gli agenti si mettono la mascherina e stanno evitando, per quanto possono, di fare le perquisizioni». Quest’ultima questione non è di poco conto. Di solito le perquisizioni delle celle dei 41 bis avvengono almeno con due agenti e le camere, si sa, non sono così grandi e quindi si crea, di fatto, un assembramento. La situazione diventa allarmante se il virus dovesse entrare in quei penitenziari dove ospitano i 41 bis che hanno una età medi di 80 anni. Tanti malati oncologici. La fortuna è che a Tolmezzo il Covid al 41 bis riguarda detenuti relativamente giovani e non con particolari patologie pregresse.

Preoccupazione per i 41 bis a Parma

A differenza di Opera dove, com’è detto ripetutamente sulle pagine de Il Dubbio, ci sono persone gravemente ammalate tra i quali un malato terminale che sta lottando tra la vita e la morte in terapia intensiva. Ancora più grave sarebbe la situazione se il Covid dovesse varcare i 41 bis del carcere di Parma, ad alta complessità sanitaria. C’è Sandra Berardi di Yairaiha onlus, associazione che ha da poco lanciato un appello per far scarcerare subito i detenuti malati e anziani, che denuncia il governo di aver fatto orecchie da mercante alle indicazioni fornite dagli esperti della realtà penitenziaria sin dalla fine di febbraio, ovvero ridurre sensibilmente il sovraffollamento e sostituire la misura detentiva con la detenzione domiciliare o ospedaliera per tutti i soggetti portatori di determinate patologie. «Questo governo e questo Parlamento – denuncia Sandra Berardi – hanno preferito seguire le sirene del populismo penale agitato da alcuni media a scapito dello Stato di diritto e della salute della comunità penitenziaria che oggi, purtroppo, conta oltre 1300 persone contagiate tra detenuti e operatori, con un trend in crescita costante che sta colpendo indistintamente la popolazione detenuta finanche nelle sezioni di 41bis che qualcuno, pretestuosamente, aveva dichiarato immuni da possibili contagi». Auspica quindi che il governo «lasci da parte le sirene del populismo per seguire la strada del diritto alla salute che è primario rispetto alla potestà punitiva dello Stato».

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