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C’è l’accordo per vincolare il Recovery al rispetto dei diritti. Ma Gentiloni avverte: «Economia europea a rischio»

L'annuncio: «Siamo riusciti a garantire un collegamento tra l’utilizzo dei fondi dell’Ue e il rispetto dello Stato di diritto negli Stati membri»
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Parlamento europeo e Consiglio Ue hanno raggiunto l’accordo sul meccanismo di condizionalità per la tutela dello Stato di diritto all’interno del bilancio Ue. È quanto afferma in una nota la commissione Bilanci dell’Eurocamera. «Siamo riusciti a garantire un collegamento tra l’utilizzo dei fondi dell’Ue e il rispetto dello Stato di diritto negli Stati membri», commenta l’eurodeputato Petri Sarvamaa, rappresentante dell’Eurocamera al tavolo delle trattative. «Il nostro obiettivo era un meccanismo efficace ed è stato raggiunto», aggiunge il negoziatore per il Parlamento europeo. L’ok delle due istituzioni a un sistema di tutela del bilancio rappresenta un nuovo passo avanti nell’iter legislativo che dovrebbe portare, entro la fine dell’anno, all’approvazione del quadro finanziario pluriennale e del piano Next Generation EU che comprende i sussidi e prestiti agli Stati membri con lo strumento del Recovery Fund. Una conferenza stampa on line è stata convocata per le 12. Il meccanismo è uno dei nodi principali nel negoziato sull’Mff in corso tra Parlamento e Consiglio: un accordo è necessario perché il Consiglio possa sbloccare la decisione sulle risorse proprie, che deve essere ratificata dai Paesi membri per entrare in vigore.

«Nell’attuale contesto di altissima incertezza, le politiche economiche e fiscali nazionali devono rimanere favorevoli, mentre Next Generation Eu deve essere finalizzato quest’anno e realizzato effettivamente nella prima metà del 2021», dice il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, presentando le previsioni economiche d’autunno della Commission. Ci vorrà molto tempo prima che le economie europee possano tornare a crescere, avverte Gentiloni: «Dopo la più profonda recessione nella storia dell’UE nella prima metà di quest’anno e una ripresa molto forte in estate, la ripresa in Europa si è interrotta a causa della recrudescenza nei casi COVID-19. La crescita tornerà nel 2021 ma ci vorranno due anni prima che l’economia europea si avvicini al livello pre-pandemico». Solo Germania e Polonia saranno in grado di tornare ai livelli pre crisi entro il 2022. La pandemia di Covid-19 «potrebbe aggravarsi e durare più a lungo. In questo caso, nel 2021 occorreranno misure di contenimento più stringenti e prolungate, cosa che porterebbe a una crescita più bassa e ad una disoccupazione più elevata, lasciando cicatrici più profonde nelle imprese». Ma oltre a disegnare il quadro «rischi al ribasso», il commissario all’Economia ha voluto lanciare qualche piccolo segnale di ottimismo, «perché ci sono anche una serie di rischi al rialzo». Come il fatto che «i progressi medici più rapidi potrebbero accelerare il rilassamento delle misure di distanziamento, migliorare la fiducia e portare a un più rapido ritorno alla normalità. Ciò include ovviamente la possibilità di una diffusione rapida e diffusa di un vaccino».
Poi un messaggio di speranza: «Da commissario e da italiano sarei molto felice se nella descrizione dei rischi» per l’economia italiana si verificassero «condizioni più favorevoli» come quelle descritte dal Governo di Roma nelle sue previsioni economiche, meno pessimistiche di quelle della Commissione europea.

Intanto, infatti, la Commissione Europea riaggiusta le stime sull’andamento dell’economia italiana, alla luce dell’evoluzione della pandemia di Covid-19. Il Pil dell’Italia nelle previsioni economiche d’autunno, caratterizzate quest’anno da un livello elevatissimo di incertezza, è visto in calo del 9,9% nel 2020, meno dell’11,2% previsto nel luglio scorso, mentre per il 2021 si stima un rimbalzo del 4,1%, meno del 6,1% atteso in luglio. Per il 2022 la crescita è vista al 2,8%. Il debito pubblico, visto il crollo dell’economia, schizza verso l’alto in rapporto al Prodotto Interno Lordo, salendo al 159,6% nel 2020, dal 134,7% del 2019 (in crescita dal 134,4% del 2018 e dal 134,1% del 2017), per poi attestarsi al 159,5% nel 2021 e al 159,1% nel 2022, sempre secondo le stime della Commissione. Il deficit, necessario per far fronte alla pandemia di Covid-19 che ha bloccato il sistema economico, sale dall’1,6% del 2019 al 10,8% del 2020, per poi calare al 7,8% nel 2021 e al 6% nel 2022.

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