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L’appello del Cnf a Bonafede: «Si metta in sicurezza l’esame da avvocato»

Congelare gli esami che abilitano alla professione forense sine die rappresenterebbe «un significativo pregiudizio per gli aspiranti avvocati». Il Cnf chiede a Bonafede di valutare due delicatissimi dossier: il completamento degli orali per l’abilitazione forense “bandita” nell’anno 2019 e le modalità per gli scritti della sessione 2020
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Anche in tempo di covid andrebbe compiuto ogni sforzo possibile per svolgere gli esami che abilitano alla professione forense. Congelarli sine die rappresenterebbe «un significativo pregiudizio per gli aspiranti avvocati», anche in considerazione delle «conseguenze economiche dell’emergenza pandemica». A ricordarlo è il Cnf, che chiede, innanzitutto al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, di valutare due delicatissimi dossier: il completamento degli orali per l’abilitazione forense “bandita” nell’anno 2019 e le modalità per gli scritti della sessione 2020. Nel secondo caso, si dovrà decidere se limitarsi a «dislocare i locali per l’esame» anche «nelle sedi dei tribunali accorpate per provincia» o addirittura rinviare le prova scritte fissate per il 15, 16 e 17 dicembre. Ed è appunto soprattutto il rischio di dover ricorrere a quest’ultima, estrema soluzione a preoccupare la massima istituzione forense. Se proprio le date prenatalizie dovessero saltare, avverte il Cnf, bisognerà «prestare particolare attenzione nel determinarne i tempi». Proprio per non lasciare senza titolo all’esercizio della professione chi lo merita, e intanto sconta, come tutti, il prezzo della crisi.

L’intervento del Consiglio nazionale forense arriva dopo giorni in cui si sono avanzate persino in Parlamento soluzioni di ogni tipo. Fino alla clamorosa proposta messa nero su bianco dalla senatrice Sandra Lonardo: basta con le tradizionali prove scritte, addio alla severa selezione in vista degli orali, meglio un bel quizzone da 90 domande in 3 ore. Un multiple choice evidentemente inadeguato ad accertare la capacità professionale del futuro difensore. Senza una risposta rapida sulle due sessioni in bilico, cioè l’orale dell’esame bandito a giugno 2019 e lo scritto della nuova prova d’abilitazione fissata per dicembre 2020, il minimo che possa accadere è lo sfoggio di ipotesi fantasiose e surreali.

«Vista l’attuale situazione epidemiologica si richiede, nel caso non sia possibile garantire in assoluta sicurezza il colloquio orale in presenza, una proroga del termine previsto dal decreto Rilancio per autorizzare lo svolgimento a distanza di tutte le prove orali dell’esame da avvocato, includendo anche quelle calendarizzate dopo il 30 settembre 2020», si legge nella nota diffusa ieri dal Cnf. L’invito è stato formalmente sottoposto, in un documento, all’ufficio legislativo di via Arenula. Richiesta in cui si è così puntualizzato: «Laddove non sia possibile garantire un corretto esame orale in presenza assicurando il necessario distanziamento dei candidati, impedendo l’accesso agli accompagnatori, calendarizzando l’esame ad orari differenziati, sanificando gli ambienti, si rende necessaria una proroga che autorizzi lo svolgimento della prova orale da remoto oltre a quanto già previsto dal decreto Rilancio».

Scelte non semplici. Ma forse sono ancora più complicate quelle relative alle prove scritte dell’esame 2020, per le quali, come detto, il Consiglio nazionale forense segnala «l’opportunità di consentire, alle sottocommissioni che ne ravvisino la necessità motivandola, la correzione da remoto degli scritti, oltre alla necessità di aumentare o meglio dislocare i locali per l’esame, da adibire non solo nelle Corti d’Appello ma», appunto, «anche nelle sedi dei tribunali accorpate per provincia, ovviamente implementando il numero di personale addetto alla vigilanza e alle operazioni di espletamento delle prove, in modo da garantire il diritto alla salute dei candidati». A proposito dello scritto 2020 fissato per dicembre, il Cnf mostra «consapevolezza della complessità di individuare in tempi brevi sedi e personale ulteriore rispetto a quelli programmati». È proprio il sommarsi tra queste difficoltà e «il costante aggravarsi della situazione epidemiologica» che «induce a prendere in considerazione un rinvio della sessione 2020. Nel determinarne i tempi, tuttavia, occorrerà», si legge nella nota del Cnf, «prestare particolare attenzione in quanto rinviare le prove significa posticipare l’abilitazione dei candidati che concludono la pratica nel corso del 2020 e, a strascico, ritardarne l’iscrizione all’albo che, anche in considerazione delle conseguenze economiche dell’emergenza pandemica, pare suscettibile di rappresentare un significativo pregiudizio per gli aspiranti avvocati». Si dovrà fare tutto il possibile, e non è detto che basti a scongiurare il rinvio.

 

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