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Giorgio Lovecchio (M5S): «Una manovra espansiva per ripartire. I soldi del Recovery arriveranno»

«Il ritardo dei fondi europei non rappresenta un problema, perché si tratta di risorse preventivate per un triennio. Non cambia molto se questi soldi arriveranno il primo gennaio o il primo giugno, abbiamo la garanzia che ci saranno e possiamo già cominciare a investirli per far ripartire il Paese». Intervista a Giorgio Lovecchio
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«Decontribuzione al 100 per 100 per gli under 35 e una fiscalità di vantaggio per il Sud, con uno stanziamento complessivo di 13,4 miliardi nel triennio 2021- 2023». Per Giorgio Lovecchio, vice presidente della commissione Bilancio alla Camera in quota M5S, sono questi i punti forti della Manovra appena approvata. «Una manovra fortemente espansiva, mirata al rilancio delle imprese».

Espansiva ma fondata in larga parte sul Recovery Fund, fondata cioè su risorse che non si sa quando arriveranno. Onorevole, come la realizzeremo?

Su questa manovra abbiamo investito 40 miliardi: 25 provenienti dal Recovery Fund, 15 dalle casse dello Stato. Il ritardo dei fondi europei non rappresenta un problema, perché si tratta di risorse preventivate per un triennio. Non cambia molto se questi soldi arriveranno il primo gennaio o il primo giugno, abbiamo la garanzia che ci saranno e possiamo già cominciare a investirli per far ripartire il Paese.

Sicuri che oltre ai tempi non cambi anche la quantità delle risorse?

Assolutamente no. I fondi stanziati restano 750 miliardi per tutti i Paesi dell’Unione e a noi spettano 209 miliardi. Alla luce di questa certezza, la nostra progettualità non cambia.

Quindi finché non arrivano investiamo in deficit?

All’inizio sì, per poi coprire appena arriveranno i fondi. Anche perché non servirà immediatamente spendere a gennaio tutti e 25 i miliardi del Recovery previsti in manovra, servirà investirne solo una parte.

Quali interventi non sono differibili?

Dovremo rimettere in moto i progetti per le infrastrutture attraverso i finanziamenti pubblici. È l’unico modo per aiutare subito l’economia a ripartire in epoca di pandemia.

Il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione sono previsti fino al 31 dicembre, ma per i sindacati non è abbastanza, per loro andrebbero prorogati almeno fino all’inizio della primavera…

Bisogna valutare di volta in volta l’evoluzione della pandemia, come abbiamo fatto fino a oggi. Per il momento questi provvedimenti sono finanziati fino a fine anno, e non mi sembra poco, ma nessuno esclude di prorogarli fino al 21 marzo. Tutto dipende dalla curva dei contagi, perché è con quel problema che combattiamo. Da qui al 31 dicembre ci sono due mesi per valutare la situazione e decidere su da farsi in base a dati reali e non a supposizioni.

Giuseppe Conte è convinto che i 37 miliardi per la sanità previsti dal Mes potremo reperirli altrove. Ma dove?

Intanto già in questa manovra abbiamo stanziato quattro miliardi per la Sanità. Il Mes, a fronte di un piccolo vantaggio in termini di interessi, rappresenta un’incognita troppo pericolosa. Perché è vero che attualmente non prevede condizionalità, ma all’articolo 14 del Trattato che istituisce il Fondo c’è scritto che il consiglio d’amministrazione del Mes può decidere di cambiare le carte in tavola in caso di mutamento degli scenari economici. La nostra preoccupazione non è ideologica, sta tutta in quell’articolo 14. E al momento, riuscendo a vendere tranquillamente il nostro debito sui mercati non c’è bisogno di richiedere il Mes. Anzi, per i mercati sarebbe un segnale fortemente negativo.

Perché dovrebbe essere un segnale negativo?

Saremmo l’unico Paese a richiedere l’accesso a quel Fondo, daremmo l’impressione di essere in gravi difficoltà economiche, molto più degli altri Stati europei.

E non siamo in gravi difficoltà?

Sicuramente. Come tanti altri, del resto, che però si tengono alla larga dal Mes per la poca chiarezza sulle condizionalità. Preferiamo fare più debito che lanciarci nel buio. Abbiamo avuto già una crisi finanziaria nel 2008 e ci siamo accorti che l’errore fu chiudere il rubinetto degli aiuti di Stato, perché la conseguenza fu la recessione del 2012. La manovra espansiva che stiamo facendo adesso non solo va in direzione opposta, ma non sarà neanche l’unica. Perché finché non metteremo in sicurezza i posti di lavoro facendo ripartire del Paese, lo Stato dovrà impegnarsi a intervenire.

Anche il Recovery Fund è ricco di condizionalità, tanto che alcuni governi, come quello spagnolo, cominciano a valutare l’ipotesi di richiedere solo la parte a fondo perduto dei finanziamenti. Perché le condizionalità del Recovery non vi spaventano?

Perché quelle del Mes potrebbero trasformarsi in una cessione di sovranità, con tanto di ristrutturazione del debito, come già successo in Grecia.

Ma non parliamo dello stesso Mes che mise in ginocchio la Grecia…

Sì, però le modalità sono sempre le stesse. La possibilità di ristrutturare il debito – tagliando pensioni e sanità – non è esclusa. Le condizionalità del Recovery Fund invece non sono così stringenti, ci vengono richiesti degli impegni ma siamo noi a decidere come declinare quelle richieste.

Possiamo permetterci un nuovo lockdown?

Speriamo non sia necessario, il lockdown di marzo ci è costato 100 miliardi. Tutto dipenderà dall’evoluzione dei contagi.

 

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