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Il club dei 27, ribelli maledetti e musicisti inarrivabili: da Jimi Hendrix a Jim Morrison

Tutti accomunati dall'età della loro morte e da un talento unico
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Quando morì per avvelenamento da barbiturici, forse ingeriti con consapevole intento suicida, Alan “Blind Owl” Wilson aveva 27 anni. Non era ancora un’età maledetta ma lo sarebbe diventata di lì a poco, con la strage dei musicisti rock, per coincidenza tutti ventisettenni, dei mesi successivi.

A cinquant’anni di distanza dalla scomparsa Blind Owl se lo ricordano in pochi. All’epoca la band californiana in cui suonava, i Canned Heat, erano popolarissimi e Wilson, con il suo aspetto inconfondibile, grasso e ornato da un barbone da profeta biblico, lo conoscevano tutti. Con l’armonica era bravissimo, secondo John Lee Hooker il migliore di tutti, aveva scritto e cantato i due principali successi dei Canned Heat, Going Up the Country e On the Road Again, a Woodstock, l’anno prima, e a Monterey, nel 1967, aveva spopolato. Blind Owl era un ragazzo depresso e aveva già tentato il suicidio qualche mese prima. La sua morte suonò comunque come un segnale sinistro per l’intera controcultura di cui era figlio e insieme protagonista. Il rapporto tra le star e il loro pubblico, mezzo secolo fa, era diverso da quello di oggi. Per molti versi opposto. Le rockstar si sforzavano di somigliare al loro pubblico. Vestivano allo stesso modo. Spesso pensavano allo stesso modo e ci tenevano a farlo sapere. Si proponevano e comunque erano considerati non solo musicisti ma, in un certo senso, portavoce. In parte era di certo una recita ma solo in parte. In fondo rockstar e pubblico venivano dallo stesso ambiente, avevano quasi sempre storie e percorsi molto simili alle spalle. Alan Wilson era, per esempio, uno dei primi ecologisti appassionati quando l’ambiente non era ancora un problema in testa alle agende di tutti. La sua morte, sia per overdose che per suicidio, non fu solo la perdita di uno dei migliori musicisti allora in circolazione ma una sorta di segnale più complessivo.

Il vento stava cambiando. La lunga stagione della controcultura, degli hippies, dei festival oceanici intesi anche come modelli di vita diversi, aveva passato il suo mezzogiorno, anche se sul momento pochi se ne accorsero. Ma le folate gelide erano iniziate già nel 1969, l’anno di Woodstock, per molti versi ancora più trionfale del ‘ 68 per le culture giovanili ribelli.

Il 3 luglio 1969 era morto nella piscina della sua villa Brian Jones, naturalmente a 27 anni. Era sembrata subito una morte misteriosa, frettolosamente archiviata come incidente mentre le testimonianze emerse nei decenni successivi dicono che si trattò invece, quasi certamente, di omicidio.

Jones era di fatto già fuori dalla band che aveva fondato, spodestato e sostituito dalla coppia Mick Jagger- Keith Richards, i Glimmer Twins. Era stato distrutto dall’espulsione dagli Stones ed era comunque devastato da droghe di ogni tipo. La sua fine non fu vista sul momento come un’inversione della tendenza che aveva reso gli anni 60, sia in Uk che negli Usa, forse il decennio più creativo e innovativo della storia. Il mese seguente però l’intero mondo rimase sconvolto dall’eccidio di Cielo Drive, l’uccisione dell’attrice Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, e di altre quattro persone nella villa del regista in California, seguito la notte successiva dall’uccisione, altrettanto efferata dei coniugi La Bianca. Stavolta non si poteva equivocare. I killer, la “Manson family”, erano a tutti gli effetti hippie, indistinguibili dalle centinaia di migliaia di giovani avrebbero reso il concerto di Woodstock un evento o storico o che manifestavano per le strade d’America. Emergeva nel odio più truce e tragico una componente oscura della controcultura della cui esistenza nessuno si era sino a quel momento accorto.

Poi, il 6 dicembre, l’ombra si allungò sul cuore della controcultura, i concerti di massa. La risposta dei Rolling Stones al concerto di Woodstock che erano stati costretti a disertare fu un concerto gratuito, con la partecipazione di numerose altre star, ad Altamont, nella California del Nord. Affidarono la gestione della sicurezza, su consiglio dei Grateful Dead, agli Hell’s Angels e fu in disastro. Gli Angels erano amici dei dead e li rispettavano, ai loro concerti si erano comportati eccezionalmente bene. Con gli Stones fu un’altra storia, picchiarono e bastonarono, coinvolsero nei disordini gli stessi musicisti sul palco. Ci scappò il morto, un ragazzo nero, Meredith Hunter, accoltellato forse proprio dal servizio d’ordine. Ma la tragedia non furono solo gli Angels. Altri due ragazzi morirono in macchina. Un quarto annegò mentre si faceva il bagno in un la-go, in trip di Lsd. Se Wodstock, almeno secondo i partecipanti, aveva dimostrato che centinaia di migliaia di giovani potevano stare insieme senza bisogno di polizia e disposizione a tutela dell’ordine, Altamont rivelò quanto effimera fosse quella speranza. Il 1969 era finito malissimo. Nel 1970 le cose andarono peggio. Nei campus americani manifestazioni e scontri con la polizia erano stati negli ultimi anni innumerevoli. Il 4 maggio 1970 fu versato sangue e ne fu versato parecchio: quattro studenti uccisi a fucilate dalla Guardia nazionale durante una manifestazione. La lunga estate dell’amore era finita e l’autunno era alle porte. In quello stesso anno, del resto, si sciolsero i Beatles. Nessuno, neppure Elvis aveva cambiato più di loro non solo la musica ma l’intero universo giovanile e la cultura popolare in genere, a ogni livello. I Beatles, qualsiasi cosa si pensi della loro musica, erano stati gli anni 60 più di chiunque altro. C’è una certa eloquente pur se casuale simmetria nella loro uscita di scena proprio al volgere del decennio.

L’autunno iniziò con la scomparsa di Blind Owl Wilson, proseguì appena due settimane più tardi, il 15 settembre, con la morte di Jimi Hendrix, soffocato dal suo steso vomito a Londra. Hendirx era il simbolo stesso della controcultura: chitarrista geniale, tanto innovativo quanto lo era stato Charlie Parker nel jazz trent’anni prima, partecipe a tutti gli effetti della cultura hippie, caso molto raro per un nero. Jimi Hendrix era americano di nascita e formazione ma culturalmente era anche inglese perché a Londra aveva raggiunto il successo e inglese era la band che lo aveva accompagnato fino al 1969, gli Experience. Era il ponte tra la ribellione dei ghetti neri e quella dei giovani bianchi. Riuniva nella sua musica le due capitali assoluta della controcultura, Gli Usa e la Swingin’ London. Era anche diventato, nell’arco di soli tre anni, il primo e principale tra i guitar heroes del rock. La sua scomparsa, le cui cause non sono mai state del tutto accertate ma che sicuramente consistevano in qualche sostanza psicotropa, forse l’Lsd, più probabilmente barbiturici fu davvero il segnale di una fine. Da quel momento i cadaveri degli eroi della controcultura si contarono uno dopo l’altro.

Il 4 ottobre fu il turno di Janis Joplin, anche lei stella di primissima grandezza, la bianca che cantava il blues come una nera, o almeno ci provava sul serio, che non aveva mai superato il dolore di una giovinezza da emarginata nel Texas. Nel suo caso assassina fu una overdose di eroina. Il 3 luglio 1971 a lasciarci la pelle, ancora per l’eroina, fu Jim Morrison, a Parigi. Il cantante dei Door era ingrassato, imbolsito, appesantito da fiumi di alcol, incattivito dai processi per oscenità. Si era trasferito i Europa per provare a ricominciare e probabilmente gli era stata fatale una dose di eroina alla quale non era abituato. Sulla fine di Jim Morrison sono fiorite per decenni leggende. Non si contano quanti sostengono di averlo visto vivo, di avere le prove che la sua morte era stata solo una messa in scena. Nessun dubbio invece sulla scomparsa di Duane Allman, forse il chitarrista più dotato della sua generazione con Hendrix, perito in un incidente in moto il 29 ottobre. Anche lui, come il cantante dei Door anche se per motivi diversi non aveva passato il confine dei 27 anni. L’anno successivo, nello stesso punto, sarebbe morto in moto anche il bassista della band, gli Allman Brothers Band, Barry Oakley, considerato a tutt’oggi uno dei bassisti più dotati di tutti i tempi.

Chiuse la triste lista, l’ 8 marzo 1973, Ron “PigPen” McKernan. Aveva fondato con Jerry Garcia la band che resterà per sempre il simbolo stesso della controcultura, i Grateful Dead. Pigpen era un puro musicista blues, non aveva mai accettato del tutto la svolta psichedelica dei Dead. Nella band era il solo a sdegnare l’Lsd rifugiandosi, spesso conl’amica Janis Joplin, nell’alcol, che lo uccise, naturalmente a 27 anni. I Dead erano più che una band: erano una bandiera. I funerali di Pigpen furono seguiti da una folla enorme, probabilmente consapevole di stare partecipando, commossa, alle esequie di un’epoca.

 

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