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Cottarelli: «Il Mes? Ben venga. Ma non è una questione di vita o di morte. Né metterei a rischio il governo»

Decisamente schierato dalla parte del Sì al Mes, Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’università Cattolica, oggi dice che accedere al fondo «non è una questione di vita o di morte».
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Mes o non Mes? É questo il dilemma di Amleto, alias Giuseppe Conte, che si trova da mesi stretti tra i due fuochi di chi vorrebbe subito accedere al fondo salva Stati, cioè il Pd, e che se ne guarderebbe bene e non è disposto a cedere di un millimetro, cioè il M5s. In mezzo, appunto, il presidente del Consiglio, che continua a prendere tempo come ha fatto alla festa dell’Unità di Modena.

Decisamente schierato dalla parte del Sì al Mes c’è invece Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’università Cattolica, che però oggi dice accedere al fondo «non è una questione di vita o di morte».

Professor Cottarelli, a più di sei mesi dall’inizio dell’epidemia in Italia, perché il nostro paese l’Italia dovrebbe chiedere il Mes?

Perché è una fonte di finanziamento a tasso d’interesse basso rispetto al tasso a cui lo stato italiano prende soldi in prestito ora, e dunque ci sarebbe un risparmio di spesa per interessi nei prossimi dieci anni.

Non crede che i vincoli di utilizzo dei 37 miliardi siano troppo stringenti?

L’unico vincolo è che quei soldi devono essere speri per questioni legate in maniera diretta e indiretti alla pandemia, quindi non necessariamente per la spesa sanitaria. Alcuni dicono che ci sono altri vincoli macroeconomici, ma non ce ne sono e non credo che potrebbero essere inseriti. Chi lo dice è in malafede perché non è previsto nei trattati, che dicono che deve esserci una condizionalità stretta ma non di natura macroeconomica. Se qualcuno vuol fare ricorso, ad esempio, alla corte costituzionale tedesca facciano pure ma spero che non siano gli italiani che non vogliono il Mes a farlo.

Non potrebbero esserci dei rischi nell’accedere al fondo?

Il rischio che gli altri prestiti che vengono concessi dal mercato all’Italia abbiano un aumento di costo è irrilevante, anzi come abbiamo visto con il Recovery Fund, dove pure i prestiti saranno privilegiati, la presenza di un investitore internazionale ha causato una riduzione dei tassi d’interesse.

Quindi lei rimane convinto dell’importanza del Mes?

Il risparmio non è enorme ma c’è e quindi lo prenderei. Ricordo che in base ai calcoli effettuati dal nostro Osservatorio il risparmio sarebbe di sette/ otto volte superiore a quello che si otterrebbe con il taglio dei parlamentari, anche se “solo” per dieci anni. Detto questo, non è una questione di vita e di morte nel senso che si può vivere anche senza il Mes e non credo sia una questione su cui valga la pena far cadere il governo.

Il Movimento 5 stelle non si muove dal No. Pensa ci sia una motivazione politica?

Lascio la questione alla politica ma razionalmente si dovrebbe prendere, perché non c’è un motivo logico ed economico per dire di no al Mes. Se poi il M5s ha delle motivazioni politiche è un problema interno al movimento, ma credo che il ministero dell’Economia abbia già preparato un possibile piano di spesa di questi soldi.

Come dovrebbe spendere il governo i soldi del Next Generation Ue e, in caso, del Mes?

Bisogna avere tutte le informazioni necessarie ma non credo che sia un problema trovare il modo di spendere questi soldi, perché non fanno parte di una spesa aggiuntiva, si tratta solo di finanziare a tassi d’interesse più bassi le spese che si devono fare lo stesso.

C’è il rischio che i soldi non vengano spesi per investimenti ma per altri bonus e sussidi?

Il rischio c’è, quando i soldi sono disponibili e sono tanti c’è il rischio che vengono spesi per la qualunque. Il fatto che ci sia un controllo dell’Unione europea da questo punto di vista aiuta ma non è una garanzia completa perché è possibile che anche in Europa si seguano logiche politiche e una volta stanziati sarebbe difficile interrompere l’erogazione dei fondi. Il rischio maggiore è che i soldi arrivino e vengano spesi male.

 

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