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Scuola ed economia: l’esame di settembre per il governo Conte

Il premier si gioca tutto sulla ripresa. Ecco tutte le insidie sul cammino del suo governo
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La prima linea, per il governo sarà la scuola. Ma subito dietro, e con ricadute di ben più ampio respiro, c’è l’economia. Sui tempi brevissimi la credibilità del governo è legata essenzialmente alla scommessa azzardata sulla riapertura delle scuole. Su quelli appena più lunghi dipende invece dalla capacità di affrontare la crisi economica con una strategia e non, come è stato necessariamente sinora, con interventi d’emergenza, o “di ristoro” che dir si voglia.

Tra tutti i dl varati dal governo dall’inizio della crisi Covid uno solo risponde a esigenze non solo e non strettamente emergenziali. E’ il dl Semplificazioni, in discussione da ieri in commissione al Senato, e non è certo un caso che sia proprio quello il dl che divide profondamente la maggioranza. Gli emendamenti, nonostante gli accorati inviti del governo a limitarne la quantità e nonostante i molti casi di inammissibilità, sono 2800 e circa la metà arriva proprio dalla maggioranza stessa. Un paio di settimane fa la capogruppo di LeU al Senato Loredana De Petris non esitava a dire senza mezzi termini che il dl doveva essere ritirato.

Anche se non riguarda direttamente le scelte economiche che il governo dovrà assumere una volta arrivati i 200 e passa miliardi del Recovery Fund, il decreto ha valenza strategica. E’ infatti propedutico a quegli investimenti che, senza una drastica semplificazione, finiranno impigliati, come puntualmente accaduto in passato con i fondi europei, nella rete a maglie strette dei regolamenti bizzarri o contraddittori e di una burocrazia tanto ipertrofica quanto inefficiente.

La nota dolente è che il confine tra semplificazione e deregolamentazione secca è labile e in questo caso, non solo secondo l’opposizione ma secondo la maggioranza stessa, è stato in più punti superato. I punti critici sono parecchi. Prima di tutto la decisione di non considerare responsabili gli amministratori in caso di danno erariale “per colpa grave”. Due giorni fa è stata la Corte dei Conti ha bocciare la norma, già bersagliata da LeU e da buona parte del Pd, perché finirebbe, secondo la Corte stessa, per danneggiare la ripresa invece di incentivarla. L’art. 10 abbatte i vicoli sin qui legati alla difesa del paesaggio ed è nel mirino di LeU. Il tetto per gli appalti su chiamata diretta fissato a 150mila euro viene considerato una sorta di lasciapassare per le infiltrazioni mafiose. Non è chiaro quanto Conte, che ha preparato il dl quasi senza sentire nessuno, sia disposto a rivedere il suo testo e soprattutto non è chiaro se i ritocchi basteranno a fermare la sollevazione della maggioranza stessa. Di certo, per essere il primo dl strategico, al momento non lo si può definire un buon viatico.

Di qui a un mese sarà poi varata la legge di bilancio, nella quale il ministro dell’economia Gualtieri vuole inserire almeno l’avvio di una riforma ambiziosissima, quella fiscale. Gualtieri pensa a una manovra da 25 mld, senza ulteriore deficit e senza nuove tasse. Il problema è che con quei fondi dovrà comunque finanziare il bonus Renzi già in busta paga da luglio e gli aiuti per le famiglie. Per la riforma fiscale resterà dunque ben poco. Gualtieri pensa probabilmente a un primo segnale, con l’inserimento di una nuova aliquota e soprattutto a far partire il” disboscamento”, con l’obiettivo prioritario e propedeutico a qualsiasi altra riforma di semplificare l’attuale giungla fiscale.

Non si tratterà comunque di un’impresa facile. Ma con la nadef arriverà al pettine anche il vero nodo la cui risoluzione Conte continua a rinviare: quello del Mes. Tre giorni fa la commissione ha proposto di stanziare a favore dell’Italia ben un terzo del Fondo Sure complessivo per le casse integrazione. Si tratta però di prestiti, non di finanziamenti a fondo perduto, e subordinati non solo all’approvazione di tutti gli Stati membri ma anche allo stanziamenti dei fondi di garanzia sulle obbligazioni. Una storia non brevissima come non saranno cortissimi i tempi dell’erogazione del Recovery Fund, previsti per la seconda metà del 2021. Pd e Iv sono dunque decisi più che mai a ricorrere al prestito del Mes ma i 5S sono altrettanto determinati a non ricorrere a quella linea Gli elementi potenzialmente esplosivi ci sono dunque tutti. Se deflagreranno o meno dipenderà in buona parte dal contesto: dalla capacità di tenere entro i livelli di guardia la crisi sociale ma anche dal vincere quella scommessa sulla scuola che, se persa, determinerebbe un’impennata drastica della tensione a tutti i livelli.

 

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