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“Revival”, per chi deve scontare i domiciliari ma non ha alloggio

La struttura, ospitata presso un'Opera Pia cittadina, è gestita dall’Associazione “Cammino d’Amore” e potrà ospitare massimo 32 utenti, ma al momento ce ne sono 8
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“Revival” è la possibilità di ospitare in una struttura convenzionata con il comune di Palermo quei cittadini che devono scontare un periodo di detenzione domiciliare ma non hanno un domicilio oppure, per esigenze sanitarie legate al Covid-19, non possono svolgerlo presso il proprio domicilio. Si tratta del progetto coordinato dalla Unità di Mediazioni e Giustizia riparativa dell’Assessorato per la cittadinanza solidale. Il progetto è co-gestito dall’Amministrazione comunale e da quella della Giustizia. La struttura, ospitata presso una Opera Pia cittadina, è gestita dall’Associazione “Cammino d’Amore” e sarà operativa in via sperimentale per tre mesi durante i quali saranno utilizzate le risorse del Fondo nazionale contro la povertà.
La struttura è pensata per un massimo di 32 utenti, ma al momento ne ospita 8. Si tratta di cittadini, italiani e stranieri, per i quali la Magistratura ha autorizzato forme alternative alla detenzione. Per ciascuno di loro l’Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) del ministero della Giustizia, elabora un piano personalizzato che, se autorizzate dal magistrato competente, può anche prevedere attività di volontariato, culturali e sociali da svolgere all’esterno della struttura. Proprio in tal senso si sta attivando l’Unità operativa del comune, che già da anni coordina e promuove attività di giustizia riparativa, mediazione penale, facilitazione dei percorsi di recupero.
Nell’ottica della responsabilizzazione e dello sviluppo di percorsi di comunità, gli ospiti del progetto “Revival” sono responsabili della co-gestione, in particolare della pulizia degli spazi comuni e del supporto alle attività. Trattandosi comunque di cittadini con provvedimenti restrittivi decisi dalla magistratura, le visite possono essere svolte solo previa autorizzazione e all’interno vigono comunque regole stringenti rispetto agli orari, alla gestione degli spazi, al divieto di utilizzo di alcol e stupefacenti.
«Si tratta di un progetto sperimentale – spiega l’assessore Mattina – che conferma la visione di una città che a trecentosessanta gradi vuole prendersi cura di tutti, anche di chi, avendo commesso errori e reati, sta facendo un percorso di reinserimento sociale concordato e monitorato dalle strutture del ministero della Giustizia». Per il sindaco Leoluca Orlando «si conferma che a Palermo tutti hanno diritti e doveri e che tutti devono avere la possibilità di rimediare ai propri errori con percorsi umani, rispettosi anche se rigorosi. Si conferma anche quanto sia importante la collaborazione fra le istituzioni pubbliche e fra queste e gli enti del privato sociale».

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