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Navalny stabile a Berlino. Avvelenamento? Domani i primi risultati delle analisi

Il portavoce del leader d'opposizione annuncia: «I medici hanno confermato che le sue condizioni sono stabili»
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«Aleksei è all’ospedale della Charitè per un programma di recupero completo. Potremo parlare di risultati e previsioni tra pochi giorni. Ma, una fase importante è stata superata: quello che sembrava quasi impossibile quando a Omsk hanno rifiutato categoricamente il suo trasferimento ora è alle spalle. I medici hanno confermato che le sue condizioni sono stabili». Leonid Volkov, braccio destro di Aleksei Navalny, sceglie Facebook per informare l’opinione pubblica sullo stato di salute del leader dell’opposizione russa.

Verranno resi noti domani i primi risultati delle analisi svolte dall’ospedale di Berlino su Aleksei Navalny, giunto in Germania sabato mattina. I medici stanno svolgendo test diagnostici a 360 gradi per comprendere l’origine del malore che ha colpito il 44enne leader dei movimenti d’opposizione in Russia, trasportato a Berlino dopo una lunga contrattazione con il personale medico di Omsk, in Siberia.

Navalny, 44 anni, ha iniziato la sua carriera politica curando un blog che castigava la classe politica russa per i comportamenti illegali e lesivi della libertà individuale. Nel 2011 ha creato la Fondazione anti corruzione e nel 2013 si è candidato a sindaco di Mosca, guadagnando un sorprendente 27 per cento. È stato arrestato più volte in seguito alla sua partecipazione a manifestazioni anti governative organizzate in collaborazione con altre personalità anti sistema, come il leader del partito Parnas Boris Nemtsov, assassinato nel 2015 in pieno centro a Mosca.

Il 20 agosto Navalny doveva tornare a Mosca dalla Siberia, dove si trovava per una seria di appuntamenti politici, ma appena salito sull’aereo ha avvertito un malore. Ricoverato d’emergenza all’ospedale di Omsk, è stato stabilizzato, ma le sue condizioni sono apparse subito gravissime. La sua portavoce non ha esitato a puntare il dito sui poteri forti: Aleksei è stato avvelenato. Qualcuno gli ha messo qualcosa nel tè che ha bevuto all’aeroporto di Omsk. I medici russi hanno smentito categoricamente questa versione: nelle urine avrebbero trovato solo caffeina e alcool. La causa del malore sarebbe un disturbo metabolico che ha provocato un forte calo della glicemia.

Anche i meno complottisti, però, non possono non restare perplessi di fronte al comportamento del personale sanitario di Omsk, che prima ha dato l’ok per il trasporto di Navalny in Germania, organizzato dalla ong Cinema for peace e fortemente voluto dai familiari, poi ha posto il veto su qualsiasi suo spostamento, prima di accettare di nuovo il trasferimento. Senza considerare che il malore di Navalny giunge in un momento difficilissimo per Mr Putin, alle prese con difficoltà interne – le manifestazioni contro di lui in Siberia, dove il governatore regolarmente eletto è stato rimosso, e i malumori contro la riforma costituzionale che gli permetterà di conquistare l’ennesimo mandato nel 2024 – e quelle esterne: la “rivoluzione di velluto” in Bielorussia che mette a rischio il potere del suo (finora recalcitrante) alleato “Misha” Lukashenka.

Tra le tesi più in voga tra i dietrologi, dunque, c’è sia l’avvelenamento di una voce scomoda per silenziare il dissenso (e dare l’ennesima lezione a chi si mette di traverso) che una mossa di qualche forza anti putiniana (più o meno pilotata dall’esterno) che mira a mettere​ancor più in difficoltà lo zar e impedirgli mosse azzardate ai confini con l’Europa. Intanto il presidente della repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier dichiara: «Chiunque possa contribuire a dare risposte su questa faccenda lo faccia subito». Lo speriamo anche noi.

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