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Kim Jong un è in coma? Potere alla sorella

Kim Jong un è in coma". Ad esprimersi così sul leader nordcoreano è Chang Song-min, stretto collaboratore dell'ex presidente sudcoreano Kim Dae-jung.
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“Kim Jong un è in coma”. Ad esprimersi così sul leader nordcoreano è Chang Song-min, stretto collaboratore dell’ex presidente sudcoreano Kim Dae-jung. “Ritengo sia in coma, ma la sua vita non è finita”, le parole di Chang riportate dalla stampa sudcoreana e rilanciate dal Mirror. A Pyongyang, dice, sarebbe in corso il passaggio di consegne.

“Non è stata creata una struttura completa per la successione, quindi Kim Yo-jong”, sorella di Kim Jong-un, “viene portata alla ribalta perché il vuoto di potere non può durare a lungo”. Kim Jong-un è stato protagonista di poche apparizioni pubbliche nel corso dell’anno, da mesi si rincorrono voci sulle sue condizioni di salute.

Chi è Kim Jong-Un

Il padre, Kim Jong-il, ha avuto tre mogli e almeno sei figli: fin da giovanissimo Jong-un è il prediletto, scavalca i fratelli e a 27 anni, alla morte del padre, conquista il potere, senza avere nessuna esperienza, come sottolineano alcuni analisti che ne predicono presto la fine. Invece lui resiste, e dopo sei anni è ancora alla guida del Paese.

Di questo 35enne non si sa molto, la sua vita è avvolta dal mistero, non si conosce neanche la data di nascita o quella di matrimonio. Anche sul numero dei suoi stessi figli, non c’è chiarezza. Con la moglie Ri Sol-ju ha avuto di recente un terzo figlio, dopo una femmina nel 2013 e un primo figlio – l’erede designato a succedergli nella stretta linea di successione dinastica – nel 2010. Ma nessuna foto è mai stata diffusa dal regime.

Si ritiene che abbia studiato in scuole pubbliche svizzere, facendosi passare per il figlio di un diplomatico nord-coreano, e che questo periodo in Europa abbia lasciato un segno. Una volta rientrato in patria, ha frequentato l’università militare, avviandosi a prendere la leadership delle gerarchia militare. Non è mai uscito dalla Corea del Nord per visite di Stato, pochissimi stranieri hanno potuto varcare i confini del Paese e l’hanno incontrato, tra questi Dennis Rodman, famoso giocatore di basket americano, e uno chef di sushi giapponese, insieme ai vice presidenti di Cina e Cuba.

Si ritiene che tra le molte esecuzioni che abbia ordinato – è stato calcolato circa 140 alti funzionari da quando è salito al potere – c’è anche quella dello zio, Jang Song-thaek, per anni suo mentore e si riteneva reggente nell’ombra, accusato di tramare per detronizzarlo, e del fratellastro Kim Jong-nam, avvelenato all’aeroporto di Kuala Lumpur. “Si è mosso velocemente e spietatamente. Penso che la maggior parte della gente non si aspettasse che un uomo cosi giovane fosse così efficiente nel gestire una dittatura”, ha commentato Daniel A. Pinkston, professore di relazioni internazionali alla Troy University.

D’altra parte, sembra che abbia riconquistato una certa popolarità, dopo il regime del padre contraddistinto da una grave carestia, e abbia allentato il controllo dello stato sull’economia, dando una spinta per una certa crescita, promuovendo un forte sviluppo edilizio nella capitale e un maggiore accesso a cibo e beni. Ma fuori da Pyongyang la situazione è ben diversa e il peso delle sanzioni internazionali si fa sentire. Parallelamente ha sviluppato la deterrenza atomica, legando fortemente il suo nome al programma nucleare, nella convinzione che debba difendersi da possibili rovesciamenti di regime accaduti ad altri che hanno rinunciato alle armi di distruzione di massa, come il leader libico Muammar Gheddafi e il presidente iracheno Saddam Hussein, citati dalla propaganda. “Kim Jong-un è qui per governare per decenni, con un gioco di lungo periodo. Con il tempo, ritiene che il mondo non avrà altra scelta che accettare il suo Paese come una potenza nucleare”, ha sostenuto Koh, professore alla Dongguk University.

A differenza del padre, che faceva affidamento sull’apparato militare per mantenere il potere, lui ha ristabilito il primato del Partito dei Lavoratori e del suo apparato, dando un certo grado di prevedibilità istituzionale al suo governo.

Gli piace dipingersi come un uomo del popolo, facendosi ritrarre in mezzo ai soldati, in visita ai lavoratori a casa o mentre culla neonati all’ospedale, a volte accompagnato dalla moglie. L’uomo cui fa riferimento sembra essere più il nonno, Kim Il-sung, al potere dal 1948 fino al 1994, che il padre, riprendendone anche lo stile nei piccoli particolari. Per Andrei Lankov, esperto sulla Nord-Corea alla Kookmin University a Seul, Kim Jong-un è “intelligente, pragmatico e risoluto. Ma anche capriccioso, lunatico e pronto a uccidere facilmente”.

Ma come sottolinea il Washington Post, in un articolo intitolato “non sorprendetevi dei missili nord-coreani. Kim Jong-un sta facendo quello che aveva detto”, il dittatore a modo suo ha sempre annunciato i suoi piani e li ha portati avanti. Tra gli esempi citati, si fa riferimento al discorso del 1 gennaio, in cui si diceva che gli scienziati erano allo stadio finale nella preparazione del lancio di un missile balistico intercontinentale capace di raggiungere gli Stati Uniti – come poi è avvenuto  – e alla condanna delle esercitazioni congiunte Usa-Corea del Sud ad agosto, cui ha risposto con il lancio di missile balistico di medio raggio capace di raggiungere Guam. “Mostrano la mano quando stanno per fare qualcosa che potrebbe creare instabilità”, ha spiegato Van Jackson, esperto di sicurezza internazionale alla Victoria University in Nuova Zelanda. “Si può andare indietro di anni e trovarli molto chiaramente che annunciano cosa avrebbero fatto e perché. E ora sta semplicemente accadendo”.

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