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Magistratura democratica contro Davigo: “Da pensionato non può restare al Csm”

A sostenerlo è il direttore della rivista di Magistratura democratica "Questione Giustizia", Nello Rossi,che è stato autorevole esponente dell'Associazione nazionale magistrati e consigliere del Csm. "Sta per nascere al Csm un caso Davigo?" è il titolo dell'articolo visibile sul sito della corrente delle toghe di sinistra .
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A ottobre il consigliere del Csm Piercamillo Davigo andrà in pensione dalla magistratura per raggiunti limiti di età. E se Palazzo dei marescialli gli desse la possibilità di portare a termine il giudizio disciplinare a carico di Luca Palamara, “destinato a concludersi dopo il suo pensionamento”, sarebbe una decisione “sbagliata e incomprensibile”. Una scelta che si porrebbe “in netto contrasto con la legalità e la funzionalità dell’organo e con le esigenze di rappresentatività e di legittimazione che devono caratterizzare l’attività del Consiglio Superiore e in particolare modo della Sezione disciplinare”.

A sostenerlo è il direttore della rivista di Magistratura democratica “Questione Giustizia”, Nello Rossi,che è stato autorevole esponente dell’Associazione nazionale magistrati e consigliere del Csm. “Sta per nascere al Csm un caso Davigo?” è il titolo dell’articolo visibile sul sito della corrente delle toghe di sinistra .

 

L’estratto dell’articolo di Nello Rossi
direttore di Questione Giustizia

“Davvero si pensa che Piercamillo Davigo possa rimanere in carica al Consiglio Superiore anche quando non sarà più magistrato?  L’ibrido di un “non più magistrato” che continua ad esercitare le funzioni di componente togato dell’organo di governo autonomo della magistratura non risulterebbe giuridicamente insostenibile e foriero di squilibri e contraddizioni nella vita dell’istituzione consiliare? Interrogativi di questa natura aleggiavano sin dal momento della candidatura del magistrato, ma vennero superati di slancio tanto dai componenti del gruppo di Autononomia & Indipendenza,  comprensibilmente desiderosi di mettere a frutto nelle elezioni il peso e la visibilità  del loro più autorevole esponente quanto  dai molti elettori che votarono Davigo ritenendo comunque positivo anche un mandato consiliare ridotto nel tempo. Ma ora, con l’avvicinarsi del mese di ottobre, data del pensionamento di Davigo, le domande si fanno più pressanti ed attuali, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi delle vicende consiliari.  E’ bene chiarire subito che la decisione di Piercamillo Davigo di non astenersi come giudice disciplinare nel procedimento nei confronti di “Luca Palamara ed altri”  ed il rigetto dell’istanza di ricusazione avanzata nei suoi confronti non saranno qui oggetto di alcun commento. Non sono infatti ancora noti tutti gli atti del procedimento su cui si sono basate le decisioni dell’interessato (di non astenersi) e dei giudici della Sezione disciplinare (di rigettare l’istanza di ricusazione) mentre  la delicatezza e le peculiarità  del giudizio disciplinare incardinato a luglio sconsigliano valutazioni parziali ed affrettate. Ma la preannuciata programmazione del  procedimento disciplinare in un lungo arco di tempo  – da settembre a dicembre di quest’anno – pone un’altra questione , questa volta di carattere generale che reclama di essere discussa subito ed apertamente: la possibilità per il consigliere Davigo di portare a termine un giudizio disciplinare destinato a concludersi “dopo” il suo pensionamento.  Nessun presidente di tribunale adeguato al suo compito  inserirebbe nel collegio che inizia un procedimento calendarizzato per  più mesi un magistrato giunto alla soglia della pensione. Se ciò avviene per la Sezione disciplinare c’è dunque chi ipotizza che Davigo potrà rimanere in carica come consigliere e come giudice disciplinare anche quando sarà divenuto un magistrato in quiescenza.. Se questa fosse la soluzione immaginata – e preordinata – all’interno del Consiglio è bene mettere in luce sin d’ora che, a nostro avviso, essa si porrebbe in netto contrasto con la legalità e la funzionalità dell’organo e con le esigenze di rappresentatività e di legittimazione che devono caratterizzare l’attività del Consiglio Superiore e in particolare modo della Sezione disciplinare. Perciò ci sembra meglio affrontare in anticipo la questione, accettando il rischio di muoversi sul terreno scivoloso di una ipotesi – ad oggi peraltro avvalorata da significativi indizi – piuttosto che trovarsi a dover criticare ex post una decisione consiliare a nostri occhi sbagliata ed incomprensibile”

L’ARTICOLO INTEGRALE SU QUESTIONEGIUSTIZIA.IT

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