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Il Mes spacca il governo. M5S «basito» dall’insistenza del Pd

L'euforia per le trattative sul Recovery Fund ha già lasciato il posto alla polemica e alle fratture di governo sul Mes
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L’euforia per le trattative sul Recovery Fund ha già lasciato il posto alla polemica e alle fratture di governo. A parte le divisioni sull’organismo che dovrà occuparsi del piano italiano italiano di riforme da sottoporre a Bruxelles, il fronte di battaglia più cruento si sposta sul terreno del Mes. Da un lato Pd, Italia Viva, Leu e Forza Italia, convinte che i 37 miliardi del Fondo salva Stati siano indispensabili al rilancio della sanità italiana, dall’altro M5S, Lega e Fratelli d’Italia, decisi a contrastare uno strumento ritenuto pericoloso per le possibili condizionalità nascoste.

Così, i leader di maggioranza se le danno di santa ragione dalle colonne dei giornali. Il capo politico grillino Vito Crimi affida al Fatto quotidiano le sue perplessità e le sue recriminazioni. L’esponente M5S si dice «basito» dall’insistenza sul Mes da parte del Pd. «Non la comprendo. Capisco l’avere una posizione diversa, ma abbiamo la Bce che compra il nostro debito e soprattutto dobbiamo decidere come spendere i 209 miliardi del Recovery fund. Concentriamoci su questo, e non su uno strumento definito rischioso anche da molti economisti. Tra l’altro, continuare a parlare del fondo salva Stati trasmette all’estero l’immagine di un’Italia con l’acqua alla gola, e non è affatto così».

A replicare, per conto del Pd è Goffredo Bettini, componente della direzione nazionale dem e uomo ombra di Nicola Zingaretti, che dalle colonne della Stampa dice: «Le risorse del Mes sono di grande importanza: non per moltiplicare nuovi progetti di spesa», dice nell’intervista. «Ne risentirebbe enormemente il debito pubblico italiano, già così carico. Ma per utilizzarle al posto di risorse che andrebbero reperite sul mercato a costi più alti».  A ribadire il concetto ci pensa il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che però sceglie il Corriere della sera: «È un’opportunità perché tutti i cittadini vogliono un rafforzamento delle strutture sanitarie», ripete come un mantra.

E come Bettini si affida alla Stampa anche il ministro della Salute Roberto Speranza, titolare del dicastero direttamente interessato dall’eventuale prestito. «Alla sanità servono subito 20 miliardi per una “rivoluzione copernicana”, non è il caso di tergiversare», dice perentorio. «Il Recovery Fund va bene, ma meglio il Mes perchè i soldi arrivano subito, mentre con il Recovery, se va bene, li vediamo nel 2021. È inaccettabile non avere le risorse da investire». Posizione condivisa anche da Maria Elena Boschi, per una volta posizionata sulla stessa barricata del suo ex partito: «I soldi del Mes sono disponibili da subito e hanno meno vincoli dei soldi del Recovery Fund che arriveranno solo nel 2021. Rinunciare al Mes per scelta ideologica è assurdo», dice la deputata di Italia Viva. «I soldi servono agli italiani: non rinviamo ancora».

A gettare benzina sul fuoco delle divisioni di maggioranza ci pensa invece Matteo Salvini, sicuro che l’Italia non abbia affatto bisogno dei soldi del Fondo salva Stati. «Abbiamo bisogno di soldi veri, che il governo può recuperare emettendo Buoni del Tesoro già oggi, non l’anno prossimo», spiega il leader della Lega. «Il problema di questo Governo e dell’Europaè che parlano di soldi che forse arriveranno l’anno prossimo. Gli imprenditori di Prato, di Lucca, di Pistoia, di Firenze hanno bisogno di aiuti adesso, perchè solo in Toscana si rischiano 150mila posti di lavoro in meno. Quindi se l’Europa si degnerà di mandarci dei soldi l’anno prossimo sarà tardi».

Ma Salvini deve fare conto a sua volta con le divisioni interne al suo partito. Soprattutto con i governatori del Nord, affatto ostili al Mes. «Non voglio fare polemiche né con il segretario del mio partito né con il governo», premette il presidente del Veneto Luca Zaia, arruolato d’ufficio nel “partito” dei filo Mes. «Così come non sto al gioco di chiedere alle Regioni se i soldi del Mes vadano presi o meno. Non è a noi che voi giornalisti dovete chiedere. Non devo essere io d’accordo ma il governo, che al suo interno litiga perché c’è chi come il Pd ritiene che il Mes sia a costo zero e chi come i 5 Stelle non la vede allo stesso modo. A me risulta che le condizionalità ci saranno, e quindi bisogna stare attenti sulle conseguenze sul piano pratico di un sì al Mes».

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