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Covid non ferma il boia, prima sentenza di morte via zoom a Singapore

La sentenza da remoto è stata promulgata la settimana scorsa ai danni di un cittadino malesiano di 37 anni, accusato di aver organizzato l'ingresso di due trafficanti di droga nel Paese
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La pandemia di Covid-19 non ferma la pena di morte, che continua a essere applicata anche tramite nuove piattaforme digitali. Dopo la Nigeria, infatti, anche lo Stato di Sigapore ha emesso la prima condanna capitale servendosi dell’applicazione di videoconferenze Zoom, utilizzata per rispettare le regole di distanziamento sociale anti-coronavirus.

La sentenza e’ stata promulgata la settimana scorsa ai danni di un cittadino malesiano di 37 anni, accusato di aver organizzato l’ingresso di due trafficanti di droga nel Paese e la successiva vendita di circa 30 grammi di eroina. Secondo il giornale locale The Strain Times, l’uomo sara’ impiccato.

Il verdetto della corte di Singaposre segue di circa due settimane una sentenza emessa nella citta’ nigeriana di Lagos. In quel caso un uomo di 38 anni era stato condannato alla pena capitale per aver ucciso il datore di lavoro della madre nel 2018. Organizzazioni contro la pena di morte hanno definito questo tipo di procedimento “inumano”. L’americana Human Rights Watch si e’ detta molto preoccupata, e ha espresso la volonta’ di capire perche’ nel caso di Singapore si sia avuta “tanta fretta” per arrivare alla sentenza via Zoom.

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