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Ma il problema è che il Parlamento non controlla ed è succube del governo

Prescrizione bloccata, aumento delle pene, taglio dei parlamentari, processo da remoto, concezione della pena come vendetta: povera Costituzione
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Il dibattito della settimana scorsa al Parlamento e l’intervento di politici e giuristi fanno riferimento prevalentemente alle iniziative del Presidente del Consiglio in questa fase di emergenza: l’accusa è quella di decidere come se avesse pieni poteri, senza collegialità e in dispregio della Costituzione.

Il Presidente è abile a scansare gli scogli che trova lungo il suo cammino. La tentazione di approfittare del virus, cioè di un’emergenza reale e continuativa per assumere in qualche modo poteri eccezionali è certamente forte, ma deve essere il Parlamento, come ha giustamente osservato il professor Zagrebelsky, a far sentire la sua voce, a esercitare la sua funzione di controllo. In questo periodo i gruppi parlamentari di maggioranza hanno fatto dichiarazioni a vuoto sul Parlamento, ma hanno consentito che si riunisse e svogliatamente un solo giorno alla settimana, lasciando all’iniziativa, anch’essa svogliata e demagogica, di occupare il Senato al sen. Salvini. La notizia preoccupante è che l’Economist «conta 84 Paesi che hanno adottato leggi eccezionali approfittando della tragedia della pandemia», così come viene riportato da Ezio Mauro su La Repubblica.

Non è il caso dell’Italia perché la Costituzione attribuisce appunto al Parlamento il compito di controllare il governo. Negli anni passati si è sempre considerato forte il parlamentarismo e debole il Governo per la scelta dei Costituenti; sarebbe ben strano che oggi il Parlamento diventasse debole e il Governo acquistasse poteri che non ha?! Io credo in verità che noi tutti dobbiamo, anche come cittadini, vigilare sull’equilibrio dei poteri che costituisce l’armonia concreta della democrazia, ma dobbiamo ancora più preoccuparci per il grave deficit di democrazia che registriamo a causa di una serie di iniziative e di leggi che il Parlamento approva acriticamente senza esercitare il suo potere. L’elenco delle decisioni che il Governo del “cambiamento”, con la complicità del Parlamento, ha messo in atto è lunga; ma su queste non registriamo proteste se non sporadiche e limitate.

I governi dopo le elezioni del 2018, hanno operato in senso distruttivo intaccando il nostro assetto ordinamentale e democratico. La polemica sui migranti – stranieri ha alimentato l’idea che lo straniero è un nemico e ha sollecitato il rancore all’interno della comunità; il referendum propositivo consentirebbe agli elettori di modificare le decisioni del Parlamento per intaccare la “rappresentanza” che è l’anima della democrazia parlamentare; la pretesa di mettere un “vincolo di mandato“ ai parlamentari per sottometterli alla partitocrazia e eliminare la loro autonomia istituzionale.

Sono pochi esempi che dimostrano come si faccia di tutto per delegittimare il Parlamento e modificare l’assetto democratico. Ma il Governo che è venuto alla luce nel settembre scorso con la fuoriuscita della Lega e l’ingresso del Pd ha fatto di peggio. Si è proceduto al taglio dei parlamentari per mortificare i territori nel loro protagonismo rappresentativo; e in materia di giustizia si procede con una legislazione che molti vedono in contrasto con l’ordinamento giuridico e costituzionale.

Si è eliminato un termine per la prescrizione del reato consentendo un processo infinito che indebolisce la prerogativa dello Stato di sanzionare il reo e di ottenere il processo in un “tempo ragionevole“ come prevede la Costituzione; sono state aumentate indiscriminatamente le pene per i reati immaginando che una maggiore punizione risolva i problemi; sì è estesa impropriamente la legislazione antimafia ai reati di corruzione; si è fatta una legge che ipotizza il reato di scambio elettorale senza il rigore della prova; si approfitta della “emergenza” per intaccare la pubblicità e la sacralità del processo che può essere fatto come si dice a remoto anche dopo il periodo dell’emergenza. Si inveisce contro i magistrati di sorveglianza che nel decidere sulle condizioni di salute dei detenuti, anche se per gravi delitti, esercitano correttamente la loro funzione che finora era subordinata soltanto ad informative della Pubblica sicurezza e ad una serie di pareri tra i quali quello del “comitato per l’ordine e la sicurezza” a cui non si può aggiungere quello del Procuratore nazionale antimafia perché non giustificabile nella logica del nostro ordinamento. Tutto questo è legato ad una concezione della pena come vendetta che appartiene all’ancien regime, e non presuppone la riabilitazione del reo, ed è legata soprattutto ad una assenza di cultura democratica che non appartiene alla tradizione italiana da Beccaria in poi ed è contraria finanche al “codice Rocco“pur considerato fascista. Queste leggi rendono la democrazia più debole: l’assoluta mancanza di sensibilità giuridica o istituzionale dei leghisti e dei grillini era nota, ma la insensibilità del PD dopo le tante esperienze democratiche, ci sorprende e ci mostra un’anima giustizialista che è propria del populismo.

 

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