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Epidemia in carcere? Per Gratteri è bene che tutti rimangano in cella

gratteri
Secondo il procuratore calabrese lo Stato deve pensare solo a costruire nuove galere. E intanto muore il primo detenuto di Coronavirus
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«Scarcerare oggi i detenuti sarebbe un pessimo messaggio da parte dello Stato, che in questo modo indietreggerebbe». Parola del procuratore capo Nicola Gratteri. Il quale poi ha insistito: «Bastonano le guardie penitenziarie e scarcerarli sarebbe come premiarli per questo…», ha infatti aggiunto riferendosi alle proteste dei giorni scorsi. E ancora: “Che ci vuole a costruire quattro nuove carceri? Così la finiamo con questo problema del sovraffollamento e del disagio nelle carceri e togliamo alibi a tutti”. E infine la chicca finale: “Contro il coronavirus si è più al sicuro in carcere che fuori, visto che su 62mila detenuti in Italia finora si sono registrati solo 50 casi di Covid-19. Bisogna essere più rigorosi”, ha detto Gratteri poche ore prima che il primo detenuto morisse di Covid

Insomma, anche il procuratore Gratteri si aggiunge alla lunga e cupa lista di persone – politici e magistrati – che ignorano, o considerano tutto sommato accettabile, il rischio che i detenuti possano ammalarsi di Coronavirus. Un rischio amplificato dalle condizioni sanitarie dei nostri istituti di pena e dalla sostanziale impossibilità – a causa del sovraffollamento – di mantenere quella distanza necessaria a prevenire il contagio.

Senza contare che anche l’Oms ha raccomandato a tutti gli stati di iniziare ad alleggerire la presenza nelle carceri, considerate vere e proprie bombe sanitarie pronte a deflagrare da un momento all’altro. Insomma, chi nega ai detenuti, almeno a una parte di loro, l’uscita dal carcere chiede allo Stato di non occuparsi della loro e della nostra salute. Una violazione gravissima della costituzione e, soprattutto, del buon senso e del senso di umanità.

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