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Il Coronavirus fa «crescere il consenso della ‘ndragheta». Parola di Gratteri

Per Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, l'emergenza coronavirus gioca a favore delle 'ndrine, le uniche in grado di supplire all'assenza dello Stato in una fase di drammatica crisi economica
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«Gli ’ndranghetisti si presenteranno, come sempre, come benefattori, come gente che aiuta chi ha bisogno, i poveri, questo lo fanno già, da sempre, dando ai disperati 30 euro al giorno per un lavoro in nero, e questi si sentiranno, sul piano psicologico, ancora più prostrati e ancora più riconoscenti verso chi gli darà questi 30 euro». Per Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, l’emergenza coronavirus gioca a favore delle ‘ndrine, le uniche in grado di supplire all’assenza dello Stato in una fase di drammatica crisi economica.

«La dipendenza psicologica dei poveri verso di loro aumenterà ancora di più, quindi poi sarà ancora più facile, alle prossime elezioni, rappresentare il modello più convincente quando ci sarà da andare a rastrellare i pacchetti di voti», spiega il magistrato calabrese. Il rischio è un aumento «del consenso per gli ’ndranghetisti proprio sul piano della risposta sostanziale che loro riescono a dare». L’unico modo per impedire che ciò accada, afferma Gratteri, è «dare soldi veri alla gente», ragion per cui, conclude, «è di certo ovvio» che la mossa annunciata ieri sera dal premier Conte è «un passo nella giusta direzione».

Ma a lanciare l’allarme non è solo Gratteri, anche il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, è convinto si possano creare situazioni analoghe anche in Campania. «Rischiamo di consegnare la nostra economia alla camorra», dice a Repubblica. «Purtroppo anche stavolta le organizzazioni criminali hanno dimostrato di saper guardare lontano, perché hanno già occupato settori che assumono rilevanza ancora maggiore rispetto al passato. Penso alle infiltrazioni nelle imprese di pulizie, nei trasporti su gomma delle merci e, in particolar modo, dei prodotti ortofrutticoli. Ma anche all’accaparramento di centri di grande distribuzione alimentare. E in questi anni abbiamo visto denaro dei clan investito anche nell’acquisto di farmacie». In questo modo «adesso i gruppi più strutturati si ritrovano già inseriti nei settori produttivi che non si sono fermati e anzi rappresentano le uniche voci attive dell’economia». Inoltre, prosegue Cafiero de Raho, «la camorra si sta adeguando alle necessità imposte da questa particolare fase storica: chiuse le piazze di spaccio, la droga viene consegnata a domicili». C’è poi «la crisi di liquidità che sta investendo un numero enorme di famiglie rappresenta una formidabile opportunità per la malavita. Ora che molti strati della società hanno perso le loro fonti di reddito, sia quelle provenienti dal sommerso, sia quelle garantite dal lavoro in settori costretti alla chiusura forzata, chi ha messo da parte tanti i soldi, a cominciare dai narcos, detiene un potere immenso. Le cosche possono offrire soldi e lavoro a persone che a causa dell’epidemia hanno perso tutto».

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