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Scontro sul “Leone X” di Raffaello a Roma, il direttore degli Uffizi: «Il Comitato si dimette? Non ci mancherà»

Dimissioni di massa dopo la scelta di prestare l'opera alle Scuderie del Quirinale. Le senatrici del M5s: «Gravi le parole di Schmidt»
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«Gli Uffizi, vanno comunque avanti con il loro grande lavoro scientifico: quel Comitato, insediato lo scorso giugno e dedito a battaglie politicizzate ed ideologiche, non ci mancherà affatto». Lo scontro ormai è a viso aperto e non ne fa mistero il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, che ha deciso di reagire a muso duro alle dimissioni in blocco dei componenti del comitato scientifico, composto da Donata Levi, Tommaso Montanari, Fabrizio Moretti e Claudio Pizzorusso. Una decisione forte, presa come forma di protesta dopo la decisione di prestare il “Ritratto di Papa Leone X” di Raffaello – recentemente restaurato da parte dell’Opificio delle Pietre dure – alle Scuderie dei Quirinale per la grande mostra dedicata all’urbinate nel 500enario della sua morte. L’opera si trova in realtà già a Roma a pochi giorni dall’inaugurazione della mostra, che prenderà il via il 5 marzo.

Il Comitato scientifico aveva motivato la propria contrarietà con una lettera, datata 9 dicembre 2019, nella quale i professori avevano sottolineato come l’opera fosse stata inclusa nella lista delle 23 opere amovibili, lista che era stata approvata dallo stesso Schmidt e nella quale erano state inserite le opere considerate fragili o speciali, per il loro carattere “fortemente identitario”, come nel caso del “Leone X”.  Ma sul punto il direttore degli Uffizi si è dimostrato inamovibile: «La mostra su Raffaello è un evento culturale epocale, sarà uno dei motivi di orgoglio dell’Italia nel mondo e non poteva fare a meno del Leone X – ha chiarito -, un capolavoro tra l’altro in ottima salute dopo il restauro fatto dagli specialisti dell’Opificio Opere Dure».

La mostra, che sarà inaugurata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 3 marzo, darà il via alle celebrazioni per il quinto centenario dalla morte dell’artista urbinate, avvenuta il 6 aprile 1520 a Roma, all’età di appena 37 anni.  L’esposizione è stata presentata ieri al Mibact da Mario De Simoni, presidente delle Scuderie del Quirinale, da Schimdt, che ha “prestato” una cinquantina di opere tra dipinti e disegni restaurati, e dai curatori Marzia Faietti e Matteo Lanfranconi.  La mostra monografica, con oltre duecento capolavori tra dipinti, disegni ed opere di confronto, trova ispirazione particolarmente nel fondamentale periodo romano diRaffaello che lo consacrò quale artista di grandezza ineguagliabile e leggendaria, raccontando con ricchezza di dettagli tutto il suo complesso e articolato percorso creativo attraverso un vasto corpus di opere, per la prima volta esposte tutte insieme.

«Solo nel 2019 – ha sottolineato Schmidt – le Gallerie, con i loro funzionari e i studiosi, hanno messo nero su bianco oltre 6.500 pagine di ricerche scientifiche, che sono andate a comporre una trentina di volumi, organizzato quattro convegni di studio e decine di conferenze aperte al pubblico. Anche in questo stesso momento agli Uffizi, insieme a tutti i nostri valenti funzionari ed esperti, stiamo portando avanti tanti nuovi progetti di grande valore: continuiamo e continueremo a farlo, comitato scientifico o meno».

Parole che hanno alimentato una polemica destinata a durare a lungo, arrivata addirittura in Senato: «Le dichiarazioni del direttore degli Uffizi a seguito delle dimissioni in blocco dei componenti del comitato scientifico del museo fiorentino – hanno commentato con una nota  le senatrici del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura – sono inopportune e – duole dirlo – offensive. Il messaggio culturale che emerge appare francamente pericoloso, perché può lasciare intendere che il lavoro e il ruolo dei comitati scientifici sia inutile e bypassabile in ogni caso. Suggeriamo maggiore responsabilità. Segnaleremo inoltre presso le opportune sedi che è necessario sanare conflitti interpretativi sulle norme che riguardano l’uscita di beni culturali, perché c’è il rischio di esporre il patrimonio artistico italiano a scelte inadeguate se non addirittura a potenziali danni».

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