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Treno deragliato, indagati cinque operai

Si tratta delle persone che hanno lavorato nella notte tra mercoledì e giovedì sullo scambio da cui si è innescato l'incidente
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Sono cinque le persone indagate per l’incidente ferroviario che ha portato al deragliamento del Frecciarossa 9595 a Livraga (Lodi) il 6 febbraio, causando la morte di due macchinisti. Si tratta degli operai che hanno lavorato nella notte tra mercoledì e giovedì sullo scambio che ha provocato il deragliamento.

Un «atto necessario», ha precisato la procura di Lodi, «in considerazione della molteplicità di informazioni apparse sulla stampa nazionale e in parte discordanti o non corrispondenti alla realtà». In particolare, spiega la procura, l’iscrizione è un «atto necessario per lo svolgimento, in forma garantita degli accertamenti tecnici irripetibili, per la cui esecuzione sono stati incaricati due consulenti dotati di grande esperienza sul campo degli incidenti ferroviari e he sono intervenuti anche in occasione delle indagini svolte in passato per analoghi disastri».

I consulenti, già nominati dalla procura, riceveranno il formale incarico lunedì 10 febbraio in modo da poter svolgere, proseguono i magistrati, «al più presto le attività irripetibili volte ad accertare la funzionalità dello scambio che ha dato luogo al deragliamento e di tutti i dispositivi ad esso collegati. Tali accertamenti verranno svolti con la massima celerità possibile, al fine di consentire il più celere sgombero dei vagoni coinvolti nell’incidente e il ripristino del tratto di linea interessato dal deragliamento».

L’iscrizione nel registro degli indagati consente di poter procedere con accertamenti irripetibili sul convoglio. La Procura sospetta, fin dal primo momento che l’incidente avvenuto giovedì mattina alle porte di Lodi, sia legato a un errore umano successivo a una manutenzione non eseguita nel modo corretto: uno scambio sarebbe stato lasciato in posizione non giusta, una “disattenzione” non rilevabile dal sistema centrale di Bologna perché lo scambio sarebbe rimasto ‘scollegato’, ossia fuori rete.

Il sospetto degli inquirenti è che quella operazione manuale sia stata solo comunicata e mai effettuata. Gli operai intervenuti sullo scambio poco prima che il treno deragliasse – il Frecciarossa coinvolto nell’incidente è il primo che passa dopo la manutenzione – non riuscendo probabilmente a trovare una soluzione al “guasto”, avrebbero deciso «di “bloccare” lo scambio nella posizione dritta ed escluderlo dal sistema automatico», cioè di dire: «visto che non sono sicuro del funzionamento di questo scambio lo metto sul corretto tracciato, sulla via libera dritta, fai come se non ci fosse. Io operaio lo blocco in questa posizione e tu (da Bologna) non lo puoi manovrare dal sistema remoto, non lo vedi più», spiega un esperto. E come se quello scambio fosse stato “cancellato” dai binari, rendendo dritta la strada. Ma solo in teoria: il Frecciarossa appena partito da Milano che viaggiava a 290 chilometri si è trovato improvvisamente di fronte lo scambio “curvo” che ha deragliato la corsa della motrice dove hanno perso la vita Giuseppe Cicciù, 52 anni, e Mario Di Cuonzo, 59, macchinista e addetto dello Ferrovie dello Stato. Un’ipotesi che solo gli accertamenti tecnici potranno confermare. Gli operai, sentiti subito dopo l’incidente, avrebbero negato di aver lasciato lo scambio in una posizione non corretta.

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