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Coronavirus, Furlan: «Il male oscuro è quello dei precari»

Intervista ad Annamaria Furlan segretario della Cisl. «Applausi allo Spallanzani, ma alla nostra sanità manca tanto: servono investimenti, non trattenere I medici ultra 70enni ma dare spazio ai giovani»
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«È stato indubbiamente un successo del nostro paese aver isolato il ceppo del ‘ Coronavirus”, un risultato importante raggiunto da un team quasi esclusivamente di donne, tutte persone straordinarie, molto preparate, motivate, che meritano davvero la nostra gratitudine ed ammirazione. Ma da domani non dobbiamo dimenticarci di queste persone».

C” è una punta di orgoglio legittimo nelle parole della segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, sulla ricerca delle staff del Laboratorio di Virologia dell’Ospedale “Spallanzani” di Roma che ha aperto una nuova strada a cure e vaccini contro un virus che tiene tuto il mondo con il fiato sospeso.

Segretaria, va bene la soddisfazione per quanto realizzato qui in Italia, ma questo fatto positivo non rischia di farci dimenticare le croniche debolezze e fragilità del nostro paese?

Non c’è dubbio. Sappiamo bene, infatti, che il nostro sistema sanitario, pur essendo uno dei migliori nel mondo, ha tanti problemi spinosi da fronteggiare, a cominciare dalla carenza di medici specializzati, di personale infermieristico, tecnico ed amministrativo. Una grave patologia che oggi ha tutta la Pubblica amministrazione italiana, insieme al mondo della scuola, della ricerca, dell’università dove ci sono centinaia di migliaia di lavoratori precari, spesso sottopagati, a causa di un livello di investimenti pubblici molto inferiore alla media dei paesi europei. Ecco guardi, noi siamo tutti enormemente orgogliosi di Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti, le ricercatrici dello ‘ Spallanzani’ che hanno isolato il Coronavirus. Nella guerra contro il tempo per debellare l’epidemia, i nostri ricercatori devono vedersela a loro volta con molti nemici: precarietà, scarsità di risorse, di strutture. Ecco, oggi più che mai, c’è un modo per dare forza al nostro Paese: investire in università, ricerca, innovazione, diritto allo studio. Varare un piano per assumere nuovi ricercatori, contrastare la precarietà, mettere tutti in condizione di non rinunciare a studiare e ad eccellere. Il governo dovrebbe fare di questo la priorità della sua agenda. È l’unico vero modo per dire grazie alle ricercatrici dello “Spallanzani”.

Voi avete criticato nelle scorse settimane la decisione del governo di affrontare l’emergenza sanitaria richiamando in servizio i medici ultrasettantenni o affidando funzioni decisionali ai medici ‘ specializzandi’?

È solo un palliativo. Queste scelte del governo, che la Cisl non ha condiviso, non solo rappresentano un rischio oggettivo per la salute degli italiani, ma anche una perdita di credibilità e di qualità per il nostro sistema sanitario, peraltro già a macchia di leopardo nei livelli essenziali delle prestazioni. Ogni anno più di 1500 giovani medici e ricercatori italiani sono costretti ad emigrare in altri paesi europei per trovare un lavoro stabile e ben retribuito, o per completare il loro percorso di formazione. Molti di loro non torneranno più in Italia. Questa è una triplice sconfitta: per le famiglie italiane che hanno fatto tanti sacrifici economici per fare studiare i loro figli, per la reputazione del nostro sistema universitario e formativo, ma soprattutto per il rinnovamento necessario del nostro sistema sanitario.

I governi degli ultimi anni non hanno fatto abbastanza secondo voi?

Purtroppo no. I posti per le scuole di specializzazione ed i dottorati di ricerca sono ogni anno limitati per l’insufficienza di risorse del ministero dall’Università. Sono pressoché fermi i concorsi pubblici per assumere medici, infermieri, biologi, radiologi, ostetriche, fisioterapisti, logopedisti e tante altre figure professionali che oggi mancano nei nostri ospedali. Il personale oggi in servizio è costretto a supplire a queste carenze di organico e di investimenti pubblici sobbarcandosi ogni giorno turni ed orari di lavoro massacranti, con inevitabili disagi anche per i cittadini. Questa è la realtà.

Che ne pensa delle continue aggressioni ai medici nei Pronto Soccorso e negli altri reparti ed ambulatori del territorio?

Una vera vergogna, nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica. Occorrono dei provvedimenti seri. In tutte le emergenze e gli eventi calamitosi che ci sono stati nel nostro paese, i medici, il personale della sanità, insieme a tutti i corpi dello Stato, hanno sempre dato prova di grande responsabilità, di efficienza, di professionalità. Ma lo Stato ha fatto in questi anni ben poco per queste persone. I contratti di lavoro sono stati bloccati per otto anni e nella legge di bilancio non ci sono oggi le risorse sufficienti per rinnovarli. Eppure nei talk show, sulle pagine dei grandi giornali si parla troppo poco di questi aspetti.

Che fine ha fatto l’ accordo che avevate firmato qualche anno fa con il governo Renzi che doveva aprire la strada ad una trasformazione del lavoro pubblico, a partire proprio dalla sanità?

Bella domanda. Sarà rimasto chiuso in qualche cassetto. Nulla si è fatto finora nel segno dell’innovazione, dell’efficienza e della partecipazione dei lavoratori ai processi di cambiamento, utilizzando la contrattazione e non le leggi calate dall’alto per ottenere più produttività e qualità nella macchina dello Stato. Ecco perché tutti i lavoratori pubblici sono molto delusi. Ascoltare i loro problemi, venire incontro alle loro richieste, sbloccare in particolare le assunzioni, stabilizzare i precari, sarebbe un segnale di serietà e di coerenza in un momento in cui il nostro paese è chiamato a fronteggiare questa nuova emergenza. Questi uomini e queste donne, questi straordinari servitori dello Stato, c’erano ieri, ci sono oggi, ci saranno domani. Sempre al servizio del nostro paese come hanno dimostrato le bravi ricercatrici dello Spallanzani. Per questo meritano più rispetto e considerazione di quanto non ne abbiano avuto finora.

 

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